Il Presidente KIM JONG IL sul marxismo-leninismo (1963) In occasione della ricorrenza di oggi, 7o anniversario dell'improvvisa scomparsa del grande dirigente, compagno KIM JONG IL, e a 45 anni dalla loro pubblicazione, rilanciamo qui due colloqui di quest'ultimo con alcuni suoi colleghi di facoltà all'Università KIM IL SUNG di Pyongyang sul tema del ruolo del leader nel processo rivoluzionario (apporto nuovo ed originale dell'idea Juche al pensiero comunista) e sulla teoria marxista-leninista in relazione all'epoca in cui si svolsero questi colloqui.
Tratto da: KIM JONG IL, Opere Scelte, vol. 1, Casa Editrice in Lingue Estere, Pyongyang 2014, pagg. 200-24 e 325-27 ed. francese.
PER UNA CONOSCENZA DIRETTA DELLA FILOSOFIA JUCHE Pubblichiamo questo discorso del Dirigente KIM JONG IL ai propagandisti teorici del Partito del Lavoro di Corea in occasione del 72° anniversario della fondazione di quest'ultimo.
Tratto da: KIM JONG IL , Sulla filosofia del Juche, Casa Editrice in Lingue Estere, Pyongyang 2002, pagg. 9-17 ed. francese, tradotta a cura di Jean Claude Martini di KFA.
Ho ricevuto dallAmbasciata della Repubblica Popolare Democratica di Corea una serie di 13 articoli interessantissimi in lingua inglese sulloperato più recente del Capo Supremo Leader KIM JONG UN ed una serie di fotografie strepitose tra le quali quelle del nuovo sito turistico che si sta costruendo per il popolo coreano e per i turisti che vorranno godere delle meraviglie di questo Paese che ti incanta e ti resta per sempre nel cuore sia per le sue bellezze architettoniche e paesaggistiche che per la bellezza e limpidezza dellanima dei suoi abitanti.
Elenchiamo di seguito i documenti e largomento di ogni gruppo di fotografie.
Ricordiamo anche di visitare il nostro numero speciale sulla Repubblica Popolare Democratica di Corea, dove già erano state ripresi alcuni di questi articoli e relative immagini: speciale.html
SEMINARIO 73° ANNIVERSARIO FONDAZIONE RPDC 09/09/1948-09/09/2021
09 Set 2021
Serata molto interessante!!! Molte adesioni di Facebook, interventi molto interessanti, volti nuovi del GA.MA.DI. hanno suscitato molto interesse!!!
SEMINARIO NAZIONALE ORGANIZZATO DA JUCHE ITALIA PER IL 73° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA DI COREA
INTRODUZIONE E APERTURA DI MATTEO CARBONELLI
IL JUCHE E IL SONGUN NELLA RIVOLUZIONE COREANA
Matteo Carbonelli
Sono lieto di dare inizio a questo Seminario nazionale sulle
idee del Juche organizzato in occasione della fondazione della
Repubblica Popolare Democratica di Corea, di cui ricorre oggi il
73.mo anniversario.
Vi leggo innanzi tutto, traducendolo, il messaggio che è
pervenuto dal Dr. Ogami Ken-ichi, Segretario Generale
dell’Istituto Internazionale per lo studio delle Idee del Juche di
Tokyo:
“In occasione del 73.mo anniversario della fondazione della
Repubblica Popolare Democratica di Corea, che aderisce ai
principi del socialismo, desidero esprimere i miei sinceri e
rispettosi saluti a tutti voi che avete organizzato questo
Seminario nazionale sulle Idee del juche e che partecipate ad
esso nonostante il difficile periodo della pandemia del Covid-19,
e mi congratulo con voi per il successo di questo Seminario.
La vostra iniziativa darà sicuramente un grande
incoraggiamento al popolo coreano e agli studiosi delle idee del
Juche nel mondo.
Sono convinto che le lotte per le idee del Juche e per
l’indipendenza e la pace nel mondo saranno certamente
vittoriose.
Auguro sinceramente a voi tutti buona salute e successo.
Ogami Ken-ichi, Segretario dell’Istituto Internazionale per lo
studio delle Idee del Juche.”
Siamo grati al Dr. Ogami Ken-ichi per il messaggio che ha
voluto inviarci e diamo corso quindi al Seminario, evidenziando
che, in rapporto alla fondazione della Repubblica Popolare
Democratica di Corea, l’interesse per gli studiosi della teoria del
Juche è dato dal constatare come i principi di tale teoria siano
stati determinanti in tutto il percorso storico che ha portato a
questo evento, così come poi negli eventi successivi, dalla
vittoria della giovane repubblica nella guerra contro gli attacchi
dell’imperialismo, alla costruzione di uno Stato indipendente con
un sistema sociale basato sulle esigenze delle masse popolari,
fino alla salvaguardia e allo sviluppo di esso mediante un
sistema integrato di autodifesa che conta sulle proprie forze,
ormai anche di potenza nucleare.
Il Juche, come è noto, elaborato da KIM IL SUNG sulla base
delle esperienze concrete nel corso di questi avvenimenti a
partire dal suo primo impegno nella lotta per liberare la Corea
dal giogo coloniale giapponese, è una teoria originale in quanto
ha al suo centro proprio l’idea dell’indipendenza: indipendenza
dei popoli, indipendenza del proprio popolo, indipendenza,
nell’ambito di questo, dell’essere umano.
In effetti l’uomo viene esaltato da questa teoria, i cui
cardini insistono sul fatto che l’uomo è il padrone di tutto e
decide di tutto. Quindi è lui che forgia il suo destino con
coscienza e volontà e creatività ed è lui che deve essere il
destinatario di ogni attenzione. Evidentemente non è l’uomo
atomizzato nell’individualismo sfrenato e nella lotta per la
sopravvivenza di un individuo contro l’altro. Ma, evidenziando
che l’uomo è un essere sociale, come peraltro anche nelle più
antiche filosofie era lumeggiato, è l’uomo inserito in una
comunità, nel cui ambito soltanto si possono sviluppare
armoniosamente le sue capacità, coordinate con le capacità
degli altri membri, al fine del bene comune: è in qualche modo il
principio solidaristico dell’uno per tutti e tutti per uno.
L’indipendenza dell’uomo quindi può realizzarsi soltanto se
si realizza l’indipendenza della comunità e del popolo in cui egli
vive, poiché se venisse a mancare questa, se cioè il suo popolo
fosse soggiogato da altri, nessun uomo membro di questo
popolo soggiogato potrebbe essere indipendente.
Si tratta dunque di un socialismo originale che, se arriva ad
avere diversi punti di contatto con altre teorie socialiste, prende
le mosse da propri assiomi e si sviluppa in modo peculiare.
Esso ha ispirato fin dall’inizio la lotta del popolo coreano
guidato da KIM IL SUNG contro l’occupazione coloniale
giapponese, già al tempo dell’Unione per Abbattere
l’Imperialismo da lui fondata nel 1926 come prima vera
organizzazione rivoluzionaria. E fin dall’incontro dei patrioti
antigiapponesi tenuto a Kalun nel 1930 KIM IL SUNG affermò che
“i padroni della lotta rivoluzionaria sono le masse popolari; e
solo quando esse sono organizzate e mobilitate esse possono
vincere la lotta rivoluzionaria”.
In applicazione di questi principi, furono formate cellule di
partito all’interno dell’esercito popolare rivoluzionario, creato
unificando diversi gruppi di guerriglia, fino ad arrivare a
coinvolgere ampi settori dell’intera società, compresi giovani e
donne. Cosicché il partito fu formato e sviluppato dalle radici,
invece che creato dall’alto in maniera verticistica, per scissione
da un altro partito o per semplice fusione di altri gruppi; e perciò
esso ha continuato ad essere profondamente radicato tra le
masse popolari, così come l’esercito.
È la stessa idea alla base di quello che sarà il metodo
Chongsan Ri, secondo il quale i dirigenti si mescolano alla base
per guidare le masse popolari. Dirà infatti KIM IL SUNG:
“L’esperienza ha mostrato che, al fine di condurre la rivoluzione
alla vittoria, bisogna andare tra le masse popolari e organizzarle,
e risolvere tutti i problemi che si pongono nel corso della
rivoluzione in maniera indipendente, sotto la propria
responsabilità e secondo le concrete condizioni effettive, invece
di fare affidamento sugli altri”.
In tal modo dunque il 15 agosto 1945 la Corea, che esisteva
allora sulla carta geografica solo come colonia del Giappone
alleato della Germania nazista e dell’Italia fascista, fu liberata
dal dominio coloniale grazie ai 20 anni di lotta armata del popolo
coreano.
Fu una dura lotta con carattere di lotta di liberazione
nazionale, che faceva leva sulle proprie forze del popolo
coreano, essendo l’Unione Sovietica intervenuta soltanto il 9
agosto per raccogliere la resa dei Giapponesi a nord del 38.mo
parallelo mentre gli Stati Uniti, allora alleati nella seconda guerra
mondiale ma già con la diffidenza reciproca che sarebbe poi
sfociata nella guerra fredda, intervenivano a sud, con l’intesa
però di riunificare “al più presto” questo Paese che aveva più di
cinquemila anni di storia unitaria e che aveva tanto lottato per la
sua indipendenza.
E lo aveva fatto appunto senza contare su questa o quella
potenza straniera per evitare di venire poi a dipendere da essa,
in applicazione dei principi del Juche e insieme del Songun. Se
sulla base del primo l’indipendenza è il bene supremo, la lotta
armata antigiapponese ha fin da allora pienamente mostrato
nella pratica la verità del principio del Songun secondo il quale
l’indipendenza si ottiene con la propria forza, rigettando le
illusioni degli opportunisti che essa possa essere ottenuta
elemosinandola dalle grandi potenze.
In tal modo si poté avviare la costruzione di uno Stato
indipendente con un nuovo sistema sociale che superava il
precedente assetto ancora di tipo feudale. Come ha evidenziato
lo stesso KIM IL SUNG, “Noi abbiamo liberato il nostro paese con i
nostri propri sforzi e abbiamo costruito il socialismo a modo
nostro”. Tutto ciò nonostante gli ostacoli fin da subito frapposti
dagli Stati Uniti, che fecero di tutto, con la loro amministrazione
militare diretta, per reprimere al sud ogni sviluppo democratico
dei comitati popolari di base (diversamente da quanto avvenne
invece nel nord), fino a rimettere al potere in diverse istanze
locali i collaborazionisti degli stessi Giapponesi, che avevano
dominato il paese in precedenza e che i coreani avevano
cacciato, e a mettere a capo dell’amministrazione esponenti
della reazione più brutale, che represse nel sangue con
numerosi massacri le ampie proteste popolari.
In violazione degli accordi gli Stati Uniti diedero mano
quindi alla proclamazione, dopo elezioni nella parte del paese da
loro controllata, di una repubblica separata nel sud per gestirla
secondo i loro interessi, creando così le basi della attuale
divisione con la tuttora perdurante permanenza delle loro
truppe; e ostacolarono le elezioni generali che si svolsero in
tutto il paese, sia pure in maniera fortunosa nel sud, e che
portarono il 9 settembre 1948 alla proclamazione della
Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Fu questa l’espressione autentica dell’aspirazione del
popolo coreano a restaurare la sua indipendenza e insieme lo
strumento imprescindibile - avendo già entro pochi mesi dello
stesso anno ottenuto il ritiro di tutte le truppe straniere dal
territorio della RPDC - per prendere in mano il suo destino e
creare il suo stato sovrano, erede della propria cultura millenaria
e delle proprie tradizioni di lotta, e deciso anche a stabilire un
sistema socialista centrato sulle esigenze delle masse popolari.
Prima democrazia popolare in Asia, già ancora un anno
prima della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, la
fondazione della RPDC fu una potente ispirazione per i popoli
oppressi del mondo nella loro lotta per la decolonizzazione,
l’indipendenza e la liberazione nazionale e insieme per
l’avanzamento verso il socialismo, costituendo un esempio
nell’applicazione corretta e vittoriosa del Juche e del Songun.
E fu proprio per impedire questo e per estendere il loro
dominio, oltre che per impedire la riunificazione della penisola
coreana, che gli Stati Uniti, accompagnati da alcuni altri paesi
che riuscirono a mettere insieme sotto la bandiera dell’ONU,
allora composta da poco più di una cinquantina di Stati e
sostanzialmente egemonizzata dagli USA - approfittando
dell’assenza dell’Unione Sovietica nel Consiglio di Sicurezza per
protesta contro l’occupazione allora del seggio spettante alla
Cina da parte del regime di Taiwan - si lanciarono nel giugno del
1950 in una guerra contro la giovane Repubblica Popolare
Democratica di Corea nel tentativo di strangolare sul nascere
ogni possibile sviluppo.
Fu, come è noto, una guerra devastante, in cui
l’imperialismo scatenò tutta la sua furia, distruggendo e radendo
al suolo campagne e città, come Pyongyang dove soltanto tre
edifici rimasero in piedi, e utilizzando metodi di guerra
addirittura più atroci di quelli nazisti, comprese armi chimiche e
batteriologiche, e compiendo anche contro la popolazione civile
massacri e atti di orrenda barbarie. E ciononostante, la eroica
determinazione del popolo coreano riuscì ad infliggere agli Stati
Uniti pesanti perdite, catturando anche il generale Dean,
comandante della c.d. invincibile 24.ma Divisione statunitense, e
a imporre alla fine la prima ignominiosa sconfitta, sancita il 27
luglio 1953 dall’armistizio che gli Stati Uniti dovettero firmare a
Panmunjon. Riconoscendo la sconfitta, il generale Clark,
comandante in capo delle forze statunitensi, ebbe a dichiarare
“Eseguendo le istruzioni del mio governo, ho guadagnato il non
invidiabile riconoscimento di essere il primo comandante nella
storia degli Sati Uniti a firmare un armistizio senza vittoria”;
mentre Bradley, un altro generale statunitense, ammise che era
stata “la guerra sbagliata, nel posto sbagliato, nel tempo
sbagliato e col nemico sbagliato”.
In effetti questa guerra distrusse il mito della invincibile
superiorità della superpotenza americana, segnandone
probabilmente, prima ancora della sconfitta nel Vietnam, l’inizio
di un declino che, nonostante ripetuti interventi in varie parti del
mondo, è diventato alquanto evidente ai giorni nostri.
Per converso, la grande vittoria ottenuta dal popolo
coreano ha mostrato, nelle parole di KIM IL SUNG, che “anche
piccoli paesi possono sconfiggere nemici grandi, una volta che
essi stabiliscono il Juche, uniscono le masse popolari e
valorosamente si levano nella lotta nonostante le difficoltà”.
Ancora una volta, infatti, ne è risultata provata la validità dei
principi del Juche, già riscontrata nella esperienza della lotta
antigiapponese, principi secondo i quali il ruolo delle masse
popolari è determinante ancor più delle armi, così che il risultato
della guerra non è semplicemente deciso dalle armi ma da
coloro che usano quelle armi.
Per questi motivi, la vittoria coreana nella guerra del 1950-
53 per la liberazione della patria, che viene appunto celebrata
annualmente il 27 luglio come giorno della seconda liberazione
della Repubblica Popolare Democratica di Corea, ha continuato
ad ispirare movimenti rivoluzionari e di liberazione nazionale in
varie parti del mondo nella loro lotta contro sistemi coloniali e
contro l’imperialismo, inaugurando una nuova epoca di lotte per
l’indipendenza, e ha indotto sempre più un crescente interesse
per lo studio delle idee del Juche e del Songun.
La costante e congiunta applicazione di questi principi
infatti ha permesso nella RPDC, pur tra tante difficoltà, non
soltanto la creazione di una nuova democrazia popolare con
importanti conquiste nel cammino verso una nuova società
socialista, con una rapida ricostruzione del Paese dalle ceneri
della guerra a nuove magnifiche realizzazioni economiche e
sociali, alla velocità di Chollima, il leggendario cavallo alato, ma
ha anche assicurato con l’indipendenza la salvaguardia di tali
conquiste contro tutti i perduranti tentativi di minarne la vita
dall’esterno. Ciò è stato reso possibile proprio grazie
all’innalzamento della diffusa coscienza di quei principi, che
puntano, insieme, al miglioramento delle condizioni materiali e
alla salvaguardia dell’indipendenza con lo sviluppo della
capacità di autodifesa.
In questo consiste propriamente il Songun, che
letteralmente significa dare la priorità all’esercito. Ma ciò non va
assolutamente equivocato alla maniera dei paesi occidentali nel
senso di un governo di militari o comunque di un potere proprio
dei militari sulla società. Al contrario, essendo l’esercito popolare
l’erede delle tradizioni rivoluzionarie che abbiamo sopra
ricordato, esso è profondamente impregnato dello spirito
antimperialista e sottoposto alla direzione del Partito dei
Lavoratori, è un esercito forte non soltanto nell’armamento ma
nell’ideologia, ed è totalmente integrato nella società. Può
essere visto in realtà come il popolo in armi, cui è affidato
innanzi tutto il prioritario compito della difesa della patria e del
suo sistema sociale, ma che si adopera anche nei diversi campi
della vita civile, dal momento che non è raro vedere militari
impiegati nella costruzione di grandi opere o anche per aiutare
nelle fabbriche o nei campi.
Il Songun dunque significa che l’indipendenza e il sistema
sociale del Paese devono essere difesi con le proprie forze, come
abbiamo visto mostrato fin dalla lotta antigiapponese e poi nella
guerra di liberazione antimperialista. È grazie al Songun, i cui
principi sono strettamente intrecciati con quelli del Juche, che il
popolo coreano è stato capace di far fronte alle sfide che
continuano a porglisi. Ed è per questo che viene annualmente
celebrato come una importante pietra miliare, insieme alla
fondazione dell’esercito popolare, con un giorno ad esso
dedicato, il 25 agosto, in ricordo del discorso di KIM JONG IL che
nel 1960 lo sancì ufficialmente; ciò simbolicamente nel corso
della sua visita alla 105.ma Divisione Tank, che era stata la
prima unità dell’esercito popolare coreano ad entrare a Seul nel
giugno 1950 e in seguito denominata Ryu Kiong Su in onore del
comandante della guerriglia antigiapponese.
Di fronte a continui tentativi esterni di pressioni, sanzioni,
minacce e provocazioni, fino a mire di
regime-change,
l’applicazione dei principi del Juche e del Songun ha consentito
alla RPDC uno sviluppo economico e sociale autonomo e insieme
la creazione di un potente apparato di autodifesa, anche
nucleare, di cui la RPDC si è dotata, memore di diverse
esperienze di interventi stranieri in vari paesi, dall’Iraq alla Libia
(per ricordarne solo alcuni); apparato di autodifesa che
costituisce un forte deterrente nei confronti di qualsiasi attacco
contro il Paese.
È paradossale che, nella narrazione rovesciata
dell’imperialismo che dispensa minacce e aggressioni, sia questo
apparato di autodifesa coreano ad essere presentato come una
minaccia, con richieste di disarmo unilaterale provenienti da uno
stato come gli Stati Uniti, che sono dotati di un enorme arsenale
nucleare e, caso unico e criminale nella storia, quelle bombe
nucleari le hanno già usate a Hiroshima a Nagasaki e hanno
ancora progettato di usarle nella guerra di Corea; che per di più,
in violazione degli accordi, hanno introdotto armi nucleari nella
Corea del Sud, e che mantengono tuttora nella loro dottrina
militare l’opzione di attacchi preventivi e anche del
first strike
nucleare.
Ma è esattamente questo potente apparato di autodifesa,
portato avanti dalla RPDC sotto la guida di KIM JONG UN, che ha
costretto una superpotenza come gli Stati Uniti, che tuttora
mantengono truppe e basi militari nella Corea del Sud e ancora
si rifiutano di firmare un trattato di pace, ad intavolare negoziati
con un paese così fortemente determinato a salvaguardare la
propria indipendenza e il proprio sistema sociale, conquistandosi
un ruolo che non può essere sottovalutato nelle relazioni
internazionali.
Le manovre militari congiunte USA-Giappone-SudCorea che
si ripetono da molti anni anche al largo delle coste nordcoreane,
con obiettivi dichiaratamente aggressivi, come lo sbarco di
truppe in un “altro” paese da colpire, costituiscono un pericolo
per la pace nella penisola coreana e nel mondo; e ad esse
dovrebbe esser posto fine, così come dovrebbe esser posto fine
alle illegittime sanzioni, che mirano a strangolare la RPDC.
Il popolo coreano dovrebbe essere lasciato libero di
perseguire pacificamente il suo autonomo sviluppo senza
ingerenze straniere.
E certamente la RPDC, fondata 73 anni fa a costo di tante
lotte e costruita con tanti sforzi, e tutt’oggi il più longevo stato
socialista, applicando i principi del Juche e del Songun, sarà
capace di realizzare i suoi obiettivi con nuove vittorie e nuovi
successi.
NEL 73° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA RPDK
Il 12 settembre 2021 ricorre il 73° anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare
Democratica della Corea. Vogliamo ricordare per sommi capi la storia di questo Paese fiero della
propria indipendenza e dove si costruisce una società socialista basata sulla dottrina del Juché, che
tiene conto del pensiero dei grandi rivoluzionari come Marx, Engels, Lenin, ma adattandolo alle
condizioni locali ed al pensiero del fondatore stesso della Repubblica, “l’eterno Presidente”, Kim Il
Sung. Vogliamo anche esporre ciò che l’esperienza socialista coreana ci insegna e cosa ci colpisce
di più in questa originale esperienza.
La Corea, dopo un lungo periodo in cui aveva subito alternativamente l’influenza della Cina e del
Giappone, cadde poi per più di 30 anni sotto lo spietato dominio giapponese, a partire dal 1910. I
colonialisti e fascisti giapponesi imposero condizioni durissime al Paese cercando di ridurlo ad una
semplice appendice priva di diritti. Basta pensare che l’istruzione nelle scuole era impartita in
giapponese e che si tentò in ogni modo di cancellare l’identità culturale e la stessa lingua coreana.
Lo sfruttamento dei lavoratori, ed anche lo sfruttamento sessuale delle donne coreane, era feroce.
Già prima della Seconda Guerra Mondiale fu creato un movimento di resistenza coreano guidato da
KIM IL SUNG in coordinamento anche con altri movimenti di resistenza, come quello cinese. Negli
anni della guerra KIM IL SUNG, insieme ai combattenti della resistenza coreana, condusse la
guerriglia armata antigiapponese dai monti della Corea Settentrionale. Purtroppo, dopo la sconfitta
dell’imperialismo nipponico, la Corea, in seguito ad accordi tra le grandi potenze, fu divisa
“provvisoriamente” in due tronconi: quello settentrionale sotto il controllo dell’Armata Rossa
sovietica; quello meridionale sotto il controllo dell’esercito statunitense. Dopo l’inizio della guerra
fredda, i politici al servizio degli USA dichiararono la parte meridionale repubblica indipendente
sotto protezione statunitense. Il 12 settembre 1948 KIM IL SUNG, dopo il ritiro delle truppe
sovietiche, dichiarò che la parte settentrionale della Corea si costituiva come Repubblica Popolare
Democratica di Corea (RPDK), senza però rinunciare al sogno di riunificare tutto il Paese. Negli
anni seguenti andò al potere nel sud un estremista di destra, Sygman Rhee, che iniziò una politica di
minacce e provocazioni contro la RPDK e di repressione contro i movimenti democratici interni.
Nel 1950 si giunse alla guerra aperta tra le due Coree: l’esercitò della RPDK, più motivato e
organizzato ebbe rapidamente la meglio e costrinse l’esercito meridionale appoggiato dagli USA
nella piccola enclave di Pusan. L’intervento massiccio dell’esercito USA, ed i massicci
bombardamenti sul Nord che devastarono il Paese, provocarono una momentanea ritirata
dell’esercito del Nord che fu in gran parte occupato dalle truppe americane. La controffensiva
dell’esercito della RPDK, appoggiato dai volontari cinesi, riportò alla fine il fronte fino al 38°
parallelo, dove la situazione si stabilizzò. Nel 1953 fu raggiunta una tregua, ma gli USA non hanno
mai voluto firmare un trattato di pace con la RPDK; non l’hanno mai riconosciuta ed hanno
continuato ad occupare il Sud ed a minacciare l’indipendenza del Nord. Sotto la direzione di Kim Il
Sung, e poi dei suoi successori KIM JONG IL e KIM JONG UN la RPDK è riuscita a fare fronte ai
danni di guerra, e ad attuare una politica di industrializzazione, razionalizzazione dell’agricoltura, e
sviluppo tecnologico che ha permesso di creare anche un settore nucleare avanzato e di dotarsi di
armi nucleari di dissuasione nei confronti delle minacce esterne.
Quello che colpisce nell’esaminare l’esperienza della RPDK, tanto denigrata dai media occidentali,
è la capacità di questo Paese (molto più piccolo dell’Italia) di mantenere la sua piena indipendenza
sia nei confronti delle potenze ostili, ma anche nei confronti di potenze relativamente amiche, come
Cina e Russia, Il Paese è stato in grado di svilupparsi autonomamente ricorrendo all’ideologia
ideata da KIM IL SUNG e dal gruppo dirigente che integra le teorie socialiste, marxiste e leniniste
con idee inerenti alla particolare identità coreana e ad una concezione umanistica. Di questa
ideologia, il Juché, si parlerà ampiamente in prossimi interventi del G.A.MA.DI. In definitiva, solo
le rivoluzioni sostenute dal popolo locale, non imposte dall’esterno, e dotate di propri principi
originali possono essere solide e sostenersi autonomamente nel tempo.
21 agosto 2021, Vincenzo Brandi
Andrea Martocchia
In occasione dell'anniversario della fondazione della RPDC (9 settembre 1948-2021) è importante
innanzitutto congratularsi con il popolo coreano per avere difeso caparbiamente ed incessantemente
in tutti questi anni l'indipendenza e il socialismo, vale a dire i grandi tesori conquistati con la lotta
contro gli imperialisti giapponesi e statunitensi. Sotto la guida di coraggiosi e saggi leader, il popolo
coreano è riuscito a conservare e rafforzare ciò che altri popoli invece hanno perso o non hanno mai
avuto.
La rivoluzione coreana ebbe un carattere specifico, antimperialista ed antifeudale insieme, e
culminò con la liberazione della metà settentrionale del paese da tutte le truppe di occupazione
straniere e con la confisca, senza compenso, dei beni dei possidenti stranieri, soprattutto giapponesi,
e di quelli della più scarsa borghesia compradora locale. Da allora, la RPD di Corea è un paese
socialista, ma è anche qualcosa d'altro. Nel seguito di questo intervento proveremo ad accennare ad
alcuni dei tratti peculiari ed unici del socialismo coreano. Il partito e lo Stato nello specifico contesto
Del partito egemone in Nord Corea, a lungo guidato dal leader storico KIM IL SUNG e tuttora
ispirato alle ideologie Juche e Songun, si può notare innanzitutto il nome: Partito del Lavoro. Esso
nacque nel 1945 dalla confluenza del cosiddetto Partito neo-democratico nel preesistente Partito
comunista. Nel simbolo del Partito del Lavoro, oltre alla falce ed al martello è rappresentata la
penna, a simboleggiare l'alleanza tra le forze di operai, contadini ed intellettuali.
Il partito opera in una condizione geopolitica molto particolare: tra i suoi obiettivi, necessariamente,
al primo posto viene quello della riunificazione della Patria.
Nel parlamento della RPDC sono rappresentati anche altri partiti, meno importanti
(socialdemocratici, religiosi...).
La RPDC non appartenne mai al Patto di Varsavia. Viceversa, già nel 1965, con una famosa visita di
KIM IL SUNG in Indonesia, essa si legò al Movimento dei Non Allineati, cui aderì formalmente in
occasione del vertice di Lima (25 agosto 1975).
In effetti la RPDC, sin dalla sua nascita, ha sempre appoggiato tutte le lotte di liberazione
anticoloniali, a partire da quella algerina. Tali lotte erano invece spesso osteggiate dai revisionisti
che vi intravvedevano un potenziale pericolo per la stabilità del sistema "dei blocchi". Peculiarità della ideologia del socialismo coreano
I compagni coreani spiegano: lo Juche non può essere assimilato al materialismo dialettico, poiché
si tratta di una filosofia originale coreana (1); allo stesso modo, il Songun è una originale strategia
politica adottata nella dura fase seguita al crollo di tanti paesi socialisti. Sia lo Juche che il Songun
hanno motivazioni fortemente morali e di difesa della sovranità nazionale e della
autodeterminazione.
Per usare una analogia con il pensiero occidentale, potremmo forse dire che la ideologia della Corea
socialista è un umanesimo. Umanesimo vuol dire che la nuova Corea si è sbarazzata delle vecchie
superstizioni e dei vecchi modi di pensare legati alle strutture feudali oggi sconfitte, ed all'interno
del suo processo rivoluzionario e della sua emancipazione ha sviluppato una visione del mondo del
tutto nuova, una vera e propria "rivoluzione copernicana". In questa nuova visione del mondo,
lontana da qualsiasi fatalismo buddista, è il soggetto cosciente a modificare il reale, a creare se
stesso ed i suoi rapporti fondamentali. Esso è padrone di se stesso e del suo destino. Non ci sono
tiranni stranieri ne' bonzi a dettare le regole, ma solo il soggetto emancipato, uomo o donna della
Corea; e non singolarmente, bensì tutti insieme - perché l'essere umano è un animale sociale e
quindi la sua libertà ha senso solo declinata collettivamente. I coreani non dicono mai "io", bensì
sempre e soltanto "noi". E le strutture che organizzano e sintetizzano questa volontà collettiva sono
il Soggetto con la "s" maiuscola: la classe, il partito, lo Stato, l'esercito, ed infine il leader, come
sintesi della volontà e della creatività collettiva.
ossiamo usare ancora un'altra analogia: lo Juche è una filosofia rivoluzionaria che spazza via
l'epoca antica e tutti i suoi retaggi, come in Europa ha fatto l'Illuminismo, ed il Songun è una
modalità di edificazione del nuovo Stato, un po' come fece Napoleone dopo la Rivoluzione francese
(che si basava, per l'appunto, sull'Illuminismo). E così, come nel periodo napoleonico si costruivano
templi consacrati alla Dea Ragione e nei quadri si rappresentavano in forma figurativa, alla maniera
neoclassica, i grandi ideali, quali la Libertà o il Popolo (la Marianna dei francesi, e così via), in
Corea sono stati edificati solenni monumenti all'idea Juche, e mausolei per i grandi personaggi che
hanno incarnato e tuttora incarnano questa epopea di emancipazione collettiva. Etica del socialismo coreano
Solenne, nella Corea dello Juche, è persino il modo di apparire del singolo cittadino: forma fisica,
eleganza, sviluppo di tutte le facoltà dell'individuo sono priorità derivanti proprio dalla concezione
"umanistica" Juche. A Pyongyang tutti mostrano grande decoro: l'uso di giacca e cravatta, la
bellezza femminile e maschile, sono di prammatica.
D'altronde, alle attività sportive è stato sempre assegnato un ruolo molto importante in tutti i paesi
socialisti, per il loro valore formativo per i singoli sotto il profilo psico-fisico. A Pyongyang si
notano perciò vaste aree occupate da palestre e stadi per ogni tipo di disciplina sportiva, oltrechè un
gran numero di teatri, sale da concerto o persino piste da circo. Il tutto edificato in stile
monumentale-celebrativo, con l'utilizzo di materiali pregiati quali opale, alabastro e marmi di tanti
tipi diversi, dei quali il sottosuolo del paese è ricco.
Dicevamo prima anche del forte senso morale della ideologia coreana. In Corea si ha l'impressione
della totale assenza di qualsivoglia logica o attitudine di mercato, di profitto, di corruzione. Un
senso così forte della moralità non potrebbe in nessun modo conciliarsi con una economia di
mercato: interesse privato e logica del profitto, che tiranneggiano nella nostra putrefatta realtà
occidentale, sono assolutamente estranei al panorama nordcoreano. A colpire noi occidentali - e
soprattutto noi italiani, così poco avvezzi a considerare l'interesse collettivo o a rispettare le
strutture istituzionali - è la coralità assoluta tra dirigenti, popolo, e grandi leader. Nella RPDC lo
Stato è una "immensa famiglia", secondo una visione tanto lontana dalla nostra mentalità e che va
anche ben oltre le concezioni di Stato "etico" che abbiamo conosciuto in Occidente.
Ha scritto KIM JONG IL:
<< Nella società capitalista, in cui la dignità dell'uomo si trasforma in valore di
scambio e si valuta col denaro e le ricchezze, non si può parlare dell'affetto e della
fiducia fra le masse popolari (...) È indispensabile poter contare su un dirigente
politico che ami il popolo, illimitatamente (...) perché la politica socialista è nella sua
essenza quella della virtù. (...) Se molti partiti hanno perso l'appoggio e la fiducia (...)
è stato proprio perché al posto di preoccuparsi, con responsabilità e con sincerità, col
sentimento di una madre (sic) del destino del popolo, sono degenerati in organizzazioni
burocratiche che ostentavano e abusavano della loro autorità. (...) I rivoluzionari
entrano nel partito della classe operaia non per perseguire interessi personali,
notorietà ed autorità, ma per servire meglio il popolo. Il vero comunista è (...) colui che
si incarica volontariamente del lavoro difficile e cede il successo ad altri. (...) Per
preparare i militanti in questo modo è necessario intensificare fra loro l'educazione
ideologica per orientarli a servire con abnegazione il popolo (...) e sprigionare fra loro
una lotta energica contro l'abuso di autorità, contro il burocratismo e le pratiche
illecite e decadenti. (...) Se nella società non si sviluppa la lotta contro l'abuso di
autorità, contro il burocratismo e gli atti illeciti e depravati, è possibile che quadri mal
preparati si corrompano sul piano ideologico e, separandosi dal popolo, si trasformino
in una cappa privilegiata.
(...) Se il partito al potere socialista permette ai quadri di commettere questi abusi,
significa che ha deciso di scavare la sua fossa.
(...) Tutta la società forma una grande e armoniosa famiglia (...) Tutto il popolo innalza
e rispetta il Leader come fosse il proprio padre, segue il partito che ha amore materno,
e il Leader, il partito e le masse (...) dividono lo stesso destino. (...) Tutti i componenti
della nuova generazione crescono a spese dello Stato. Il nostro partito e lo Stato li
curano con la massima attenzione ed affetto. (...) Nel caso si tratti di un uomo che ha
commesso un errore, (il nostro partito) non lo abbandonerà ma lo educherà, lo
trasformerà e lo condurrà per la via corretta perché questi faccia brillare fino alla fine
la sua vita socio-politica... >> (2)
Il sentimento forte del "protagonismo delle masse" trova la sua prima espressione nella idea Juche,
e poi esplode nel movimento "Chollima", che caratterizzò la fase della ricostruzione (metà degli
anni Cinquanta) e fu rivolto a contrastare il pessimismo ed a facilitare l'aumento della produzione e
la rinascita del paese sopravvissuto alla barbarie statunitense. Esso è culminato nella ideologia
Songun, sviluppata da KIM JONG IL nella metà degli anni Novanta, quando di nuovo il paese, dopo la
morte del grande KIM IL SUNG (1994) e mentre tutt'attorno crollano sistemi politici ed ideali
socialisti, è preda di una preoccupante crisi economica. Oltre il materialismo storico
La elaborazione e la lotta ideologica nella RPDC non si è mai spenta, tantomeno dopo
l'Ottantanove. Tuttora si deve lottare contro le tendenze settarie, contro quelle dogmatiche, contro
l'idolatria; ed i compagni coreani non ne fanno mistero. La problematica ideologica d'altronde va
inquadrata nella discussione tra marxisti-leninisti in atto nel mondo intero e nei tentativi di superare
le difficoltà ed i limiti ideologici che hanno portato al crollo di molte esperienze socialiste alla fine
del XX secolo. KIM JONG IL ha fatto notare come
<< il socialismo ha trionfato in paesi relativamente arretrati prima che in quelli a
capitalismo sviluppato. Le esperienze della nostra rivoluzione, che è avanzata sotto la
bandiera dello Juche, forniscono prove inconfutabili che se si rafforza il soggetto della
rivoluzione e se si innalza il suo ruolo, non solo è possibile sfruttare con successo le
condizioni oggettive date, ma anche trasformarle da sfavorevoli a favorevoli (...) I limiti
della teoria precedente fondata sul concetto materialista della storia si sono messe in
rilievo... >> (3)
I quadri politici del Partito del Lavoro ci hanno spiegato, nel corso di un nostro viaggio nella RPDC
nel 2005, che non si poteva affrontare la fase determinata dal crollo del Patto di Varsavia e di molti
paesi socialisti facendo appello esclusivamente alla classe operaia, poiché quest'ultima nell'età
contemporanea è tendenzialmente disgregata, intellettualizzata e dunque contaminata da
comportamenti borghesi. Unica forza rivoluzionaria organizzata ed "ordinatrice" in grado di
svolgere un ruolo politico e sociale è apparso essere l'esercito popolare, che dunque è stato messo
"davanti a tutto". Importanza attribuita a formazione, scienza e tecnologia
Diversamente da paesi in decadenza, come l'Italia, e analogamente ad altri paesi socialisti che
resistono, come Cuba, la Corea del Nord investe moltissimo nella istruzione e nella ricerca
scientifico-tecnologica. I comunisti coreani nel 1945-1948 avevano in mano un paese dove
l'analfabetismo dilagava: oggi questo stesso paese vanta una scolarizzazione altissima, e si usano le
tecnologie e gli strumenti informatici più avanzati. La formazione avviene a livello universitario e
nelle scuole "d'eccellenza". Istruzione e formazione sono rigorosamente gratuite ed il sistema è
basato su criteri rigorosamente meritocratici. Il valore dell'istruzione pubblica è esemplificato
persino nel simbolo del partito-guida, di cui abbiamo detto all'inizio.
Questo sistema ha prodotto quegli scienziati che sono stati in grado di lanciare, già nel 1998 con un
proprio razzo vettore, un satellite artificiale che è rimasto in orbita per due anni, lasciando senza
parole i commentatori e gli strateghi di paesi come gli Stati Uniti - dove a fronte di una potenza
militare micidiale e sovrabbondante l'ignoranza dilaga, fino all'analfabetismo di ritorno per grandi
masse di popolazione.
NOTE
(1) Questa interpretazione è stata rafforzata soprattutto a partire
dall'inizio degli anni Novanta. Si legga ad esempio: KIM JONG IL,
"Per avere un corretto punto di vista e comprensione della filosofia
Juche", discorso ai Quadri anziani del Comitato Centrale del Partito
del Lavoro di Corea, 25 ottobre 1990. Opuscolo stampato dal Comitato
Italiano Juche Roma, Sezione di Firenze (aprile 2002).
(2) Da: KIM JONG IL, "Il socialismo è scienza", testo recentemente
rieditato a cura del G.A.MA.DI.
(3) Ibidem.
Andrea Martocchia
PER I 73 ANNI DELLA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA DI COREA
Jean-Claude Martini
Direttore del Centro Studi sul Juche – Toscana
Tra pochi giorni, il 9 settembre, cadrà il 73° anniversario della fondazione della Repubblica
Popolare Democratica di Corea.
La fondazione della RPD di Corea è stata uno dei tanti brillanti frutti della saggia direzione del
Presidente KIM IL SUNG, grande Leader del popolo coreano e dei popoli rivoluzionari del mondo
che aspirano all'indipendenza. La nascita della nuova Corea ha coronato di vittorie e di gloria
l'ampio ventennio di durissima lotta armata contro l'imperialismo giapponese che aveva minacciato
di annientare la Corea e di cancellare persino la sua cultura e la sua lingua dalla storia dell'umanità.
Grazie all'eminente guida del Presidente KIM IL SUNG e alle sue idee rivoluzionarie del Juche, il
popolo coreano ha potuto dotarsi per la prima volta nella sua storia pentamillenaria di un esercito
rivoluzionario (1932) e di un esercito regolare in grado di difendere con affidabilità i destini della
patria e la sicurezza del popolo (1948). Nessun popolo e nessun condottiero al mondo è riuscito a
sconfiggere due potenti imperialismi nell'arco di una sola generazione, costruendo da zero un Paese
dal volto completamente nuovo sulle rovine di una guerra devastatrice come la guerra di
Liberazione della patria (1950-53), nonostante le malevoli previsioni degli imperialisti i quali
ritenevano che il popolo coreano non avrebbe saputo risollevarsi dalle rovine neanche dopo
cent'anni.
La Corea socialista è stata il primo Paese in Asia a completare la trasformazione socialista (1956) e
ad oggi è l'unico Paese del mondo in cui sono completamente scomparse le tasse (1974), liberando
il suo popolo da un fardello che attanaglia le masse popolari del mondo capitalista e non ha trovato
soluzione definitiva neanche negli altri Paesi socialisti.
La Corea popolare è divenuta negli anni una superpotenza in grado di tener testa all'imperialismo
americano, che si vanta di essere “l'unica superpotenza al mondo”, senza arretrare di un millimetro
di fronte alle sue provocazioni e alle sue patetiche dimostrazioni di forza che ormai non spaventano
più nessuno al mondo. Ciò è stato possibile grazie alla direzione rivoluzionaria basata sul Songun
del Presidente KIM JONG IL, che ha dedicato tutto se stesso al benessere della nazione e al
rafforzamento delle capacità difensive della RPDC, portandola nel novero delle potenze nucleari e
conquistandole una meritata stima e uno sconfinato amore da parte dei comunisti e dei progressisti
di tutto il mondo, per aver difeso il socialismo senza far compromessi su alcuno dei principi
rivoluzionari, quando questi si trovava in crisi e in ritirata quasi ovunque a causa delle
macchinazioni degli imperialisti e dei rinnegati revisionisti. Il Presidente KIM JONG IL ha
guidato il popolo coreano a uscire vittorioso e ancor più unito dall'Ardua Marcia e dalla marcia
forzata, tra difficoltà, minacce e provocazioni belliche in una situazione in cui altri sarebbero caduti
cento volte.
Oggi la Corea del Juche brilla con ancor più fulgore grazie all'unità unanime del suo partito, del suo
popolo e del suo dirigente supremo, sotto la guida dello stimato compagno KIM JONG UN che ha
consolidato le posizioni interne e internazionali del Paese e ha fatto compiere nuovi, storici passi
sulla via della costruzione di un potente e prospero Paese socialista.
La vittoria completa del socialismo è un traguardo che sta tornando in vista, e la parola stessa del
comunismo torna a farsi sentire sempre più frequentemente nei discorsi pubblici dei dirigenti del
Partito del Lavoro di Corea. Questo, insieme al fatto che la Corea socialista è uno dei pochissimi
Paesi al mondo a esser sempre rimasto a zero contagi Covid senza ricorrere alla macelleria
economica, sociale e fascista dei Paesi capitalisti, contribuisce a dimostrare con ancor più evidenza
la superiorità e i vantaggi del socialismo. E la Corea di KIM JONG UN è ancora una volta
all'avanguardia di questa marcia trionfale.
Note storiche sull’Anniversario della
fondazione della Repubblica Popolare
Democratica di Corea il 9 settembre 1948
Nei Paesi imperialisti occidentali, in particolare in Italia, pochi conoscono la storia
millenaria della Corea e del suo popolo.
In occasione dell’anniversario, che cade il 9 settembre, è utile ripercorrere
sinteticamente quelle vicende della storia contemporanea che hanno portato
alla fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea.
La storia contemporanea del popolo coreano è caratterizzata dalla costante e
vigorosa lotta per l’indipendenza del Paese e la causa del socialismo; nella
prima metà del XX secolo si è tradotta principalmente nella lotta contro
l’imperialismo e il colonialismo giapponese.
Giova ricordare il contesto economico e sociale della Corea di quel periodo.
Rispetto ad altri Paesi, il sistema feudale, si protrasse più a lungo: a cavallo tra
il XIX e il XX secolo, dopo un periodo di estensione del commercio interno, di
accumulazione di capitale commerciale e di inizio dello sviluppo dell’industria
mineraria e metallurgica, nacquero diverse imprese capitalistiche, soprattutto
nei settori tessili e della lavorazione della carta, e furono istituite le prime
banche di una certa rilevanza, tra le quali la Banca di Corea; nel contempo si
sviluppò anche l’agricoltura e il commercio delle derrate alimentari. Tuttavia
questo sviluppo fu fortemente ostacolato sia dai governanti legati al sistema
feudale che avevano perciò tutto l’interesse a opporsi allo sviluppo del
nascente capitalismo in Corea che dall’imperialismo giapponese che occupò la
penisola applicando una politica colonialista di saccheggio delle risorse.
Tra il 1905 e 1910, a seguito della guerra russo-giapponese, il Giappone,
vincitore, impone il suo protettorato sulla Corea con l’appoggio di Gran
Bretagna e Stati Uniti e procede alla colonizzazione della penisola allo scopo di
creare un cuscinetto contro la Russia e una testa di ponte verso la Cina per
assicurarsi nuove materie prime e manodopera a basso costo: “
...
l’imperialismo giapponese ha fatto della nostra patria la fonte delle sue materie
prime, la base del suo approvvigionamento in mano d’opera e un mercato per
la vendita delle sue merci e l’ha trasformata in una base militare per le sue
aggressioni sul continente”. (KIM IL SUNG).
L’espansionismo del Giappone era, infatti, basato su una strategia che
prevedeva 3 zone concentriche di dominazione: il primo cerchio comprendeva
Taiwan, parte meridionale di Sakhalin, arcipelago delle Curili, Guandong e
Corea; il secondo cerchio comprendeva la Cina, mentre il terzo l’intero sud-est
asiatico.
Il dominio giapponese, quindi, a differenza di quanto avvenuto spesso nelle
colonie dei Paesi imperialisti occidentali, non crea un nuovo Stato unificando
diverse entità statuali etniche, bensì stabilisce il proprio dominio su uno Stato
preesistente, indipendente da numerosi secoli e caratterizzato da una società
omogenea in termini etnici, culturali e linguistici; proprio per questo non si è
limitato allo sfruttamento economico e sociale ma ha soffocato ogni
espressione di cultura nazionale coreana.
All’inizio del secondo decennio del ’900, la Corea viene sostanzialmente
annessa al Giappone; l’industria nazionale coreana viene sistematicamente
ostacolata (viene costretta a produrre solo materie prime e semilavorati per
l’industria giapponese) per favorire la penetrazione del capitale monopolistico
giapponese che alla fine degli anni ’20 raggiunge il 90% degli investimenti
complessivi nel settore industriale; di pari passo si sviluppa il proletariato
industriale. Nel contempo viene avviata una politica di deforestazione
massiccia per aumentare le superfici coltivabili e sancita l’apertura delle acque
coreane allo sfruttamento dei pescatori giapponesi a scapito dei pescatori
locali.
Mentre i capitalisti coreani, costituiti da piccoli e medi imprenditori erano
ostacolati dall’imperialismo giapponese, la piccola borghesia urbana vedeva
peggiorare costantemente le proprie condizioni di vita; nelle campagne, dove
persisteva il sistema feudale attraverso la mezzadria, fu promossa la
colonizzazione delle terre da parte dei giapponesi per trasformarli in proprietari
terrieri: alla fine degli anni ’20, oltre l’80% dei grandi proprietari terrieri erano
giapponesi. I mezzadri erano costretti a cedere ai proprietari terrieri tra il 50 e
il 90% del loro raccolto a titolo di affitto della terra mentre la massa dei
contadini versava in condizioni di tale miseria che molti di essi furono costretti
a offrirsi come braccianti, a cercare lavoro in città oppure a emigrare.
Gli operai coreani subivano uno sfruttamento estremo: costretti a lavorare in
media 12 ore al giorno, che spesso diventavano 14 o 16 ore, percepivano un
salario da fame che rappresentava la metà, ma in alcuni casi anche un terzo, di
quello previsto per gli operai giapponesi; un trattamento ancora peggiore era
riservato al lavoro femminile e minorile. Chi si infortunava, o non era più atto al
lavoro, era immediatamente licenziato senza alcuna indennità. Lo sfruttamento
economico si aggiungeva ai maltrattamenti e alle umiliazioni. Molti subirono la
deportazione in Manciuria (regione della Cina dove esiste una forte presenza
secolare di coreani) e in Giappone per essere impiegati soprattutto nelle
miniere, in condizioni di sfruttamento bestiale, tale da essere definiti “
gli
schiavi coloniali”. I lavoratori coreani subivano una doppia oppressione: di
classe e di dominio straniero.
È in questo quadro, che vedeva la quasi totalità degli strati sociali – con
l’eccezione di pochi grandi capitalisti e proprietari terrieri – subire
pesantemente il giogo dell’imperialismo giapponese, che è nata e si è
sviluppata la lotta antimperialista del popolo coreano per la liberazione
nazionale.
Inizialmente, il movimento di liberazione fu egemonizzato da ideologie
nazionaliste che, per il loro carattere oggettivamente antifeudale e
antimperialista, riuscì a conquistarsi una forte influenza sulle masse popolari. Il
1 marzo 1919 i dirigenti nazionalisti pubblicarono il
Manifesto dell’Indipendenza
che dette inizio a una sollevazione che il popolo coreano portò avanti per 10
mesi, con manifestazioni e rivolte diffuse attraverso tutto il Paese. Pervasi da
una ideologia essenzialmente borghese, inclini a prefigurare l’intervento delle
grandi potenze per ottenere l’indipendenza ma divisi al loro interno, i
nazionalisti non furono in grado di dare una direzione unitaria alla sollevazione,
in gran parte spontanea, che fu così progressivamente e barbaramente
schiacciata nel sangue dagli occupanti giapponesi.
A seguito di questi fatti, il movimento nazionalista cominciò a declinare.
Alcuni dei suoi dirigenti, emigrarono a Shanghai in Cina, e proclamarono ilGoverno provvisorio della Repubblica di Corea che tuttavia restò confinato
nell’ambito degli emigrati, sostanzialmente isolato dalle masse popolari
coreane e senza possibilità di influire efficacemente nella lotta antigiapponese.
Presidente del Governo provvisorio fu nominato Syngman Rhee, futuro
presidente fantoccio della corea del Sud al servizio degli Stati Uniti.
I gruppi armati organizzati dai nazionalisti, passati sotto il nome di
Esercito di
Indipendenza, che pure riuscirono a infliggere numerose perdite ai militari
giapponesi
, si unirono e divisero a più riprese per poi spaccarsi in tre
formazioni, due delle quali, col tempo, si dissolsero, mentre la terza confluì, in
seguito, nell’
Esercito Popolare Rivoluzionario della Corea guidato da KIM IL
SUNG.
Se le vicende della sollevazione del 1 marzo mostrarono chiaramente, da una
parte la combattività del popolo coreano e la sua volontà di non sottomettersi
all’imperialismo giapponese, dall’altra evidenziarono i limiti della direzione
borghese incentrata esclusivamente sul nazionalismo.
Con il suo declino, il movimento nazionalista perse il suo ruolo di forza
egemone nella lotta di liberazione contro il Giappone rimanendo relegato in
una funzione secondaria; nel frattempo si sviluppò fortemente un movimento
comunista legato alla classe operaia: “
La sollevazione ha segnato la fine
dell’epoca del movimento nazionalista borghese e una nuova fase della lotta di
liberazione nazionale condotta dal popolo coreano, in primo luogo dalla classe
operaia, sotto la bandiera del marxismo-leninismo”. (KIM IL SUNG).
La Rivoluzione d’Ottobre in Russia ebbe grande influenza sulle masse operaie
di tutto il mondo e sulle masse popolari dei Paesi oppressi, contribuendo
ovunque a elevare la coscienza contro il capitalismo.
Ebbe un grande impatto anche sulle avanguardie coreane che si battevano per
l’indipendenza dall’imperialismo giapponese, avvicinandole alle idee
comuniste.
Fin dal 1918 gruppi di esiliati coreani in Siberia presero contatto con i
bolscevichi e parteciparono alla guerra civile russa contro i
Bianchi e i
giapponesi; i comunisti coreani vennero inquadrati nel
Partito Bolscevico; nello
stesso anno ci fu un primo tentativo di fondazione del partito da parte di Yi
Tong Hwi, sottufficiale dell’esercito coreano, con la creazione del Partito
Socialista trasformato nel 1921 nel
Partito Comunista di Koryo, che tuttavia
ebbe breve vita.
Nel decennio tra il 1920 e il 1930 si organizzarono in diverse zone del Paese,
soprattutto a Seoul e a Pyongyang, alcuni gruppi marxisti-leninisti che si
dedicarono allo studio, alla traduzione in coreano e alla pubblicazione
clandestina delle principali opere classiche del marxismo-leninismo.
Nel 1920 venne fondata a Seoul la
Società di mutuo soccorso degli operai di
Corea, prima organizzazione operaia di massa in Corea, a cui seguirono
organizzazioni di contadini e di giovani che contribuirono allo sviluppo delle
lotte: tra il 1920 e il 1925 si osservano circa 330 manifestazioni e scioperi di
lavoratori, tra i quali lo sciopero generale degli operai di Bousan a fine 1921 e
lo sciopero degli operai delle industrie di produzione di calze di Pyongyang nel
1923; nello stesso periodo si producono circa 570 episodi di lotta contadina.
Sull’onda della diffusione del marxismo-leninismo e dello sviluppo delle lotte
operaie, si formò un movimento comunista, inizialmente con diversi limiti
dovuti, oltre alla feroce repressione giapponese, alla composizione prevalente
di intellettuali, in taluni casi di origine nazionalista ma fortemente influenzati
dalle idee comuniste, i cosiddetti “
marxisti snob”, all’incapacità di radicarsi tra
le masse ma soprattutto alle forti tendenze frazioniste al suo interno.
Fu così che nel 1925 fu fondato a Seoul il
Partito Comunista Coreano sulla base
dell’unione di diversi gruppuscoli in concorrenza tra loro e caratterizzati da un
atteggiamento particolarmente settario.
Il carattere di clandestinità, i continui arresti di suoi esponenti e l’incapacità di
preservare i militanti dalla repressione dell’occupante giapponese, la difficoltà
di assimilare le idee comuniste attraverso la pratica tra le masse, il perdurare
degli atteggiamenti frazionisti e settari sia all’interno che verso altri gruppi
marxisti esterni, furono le principali cause che determinarono la sostanziale
inadeguatezza del partito a svolgere il ruolo di avanguardia del processo
rivoluzionario di liberazione nazionale; sarà quindi destinato a sciogliersi, tre
anni dopo, in conseguenza del disconoscimento da parte del VI congresso
dell’Internazionale Comunista.
Nel frattempo, nell’ottobre del 1926, fu fondata l’
Unione per Abbattere
l’Imperialismo (UAI) a opera di KIM IL SUNG che, formatosi all’interno della
cultura nazionalista e studioso del marxismo-leninismo, matura la convinzione
che per conquistare la liberazione nazionale della Corea è necessario seguire la
strada tracciata dal movimento comunista e non quella del movimento
nazionalista, puntando soprattutto sulle nuove generazioni (KIM IL SUNG,
all’epoca aveva 24 anni); il programma della UAI fu perciò basato su un
obiettivo immediato di sconfiggere l’imperialismo giapponese e quello finale di
costruire il socialismo e il comunismo nella Corea e nel mondo intero.
Facendo il bilancio dei limiti del Partito Comunista Coreano, KIM IL SUNG
riorganizzò, nel 1927, la UAI nella
Unione della Gioventù Antimperialista,
organizzazione giovanile clandestina di massa, e creò l’
Unione della Gioventù
Comunista con l’obiettivo di legare le attività delle organizzazioni legali
(scioperi studenteschi, boicottaggio dei prodotti giapponesi, sostegno alle lotte
dei lavoratori e dei contadini, ecc.) a quelle delle organizzazioni clandestine,
reclutando le avanguardie di lotta delle organizzazioni legali in quelle
clandestine e formandoli alla concezione comunista. KIM IL SUNG rilevò la necessità, per lo sviluppo della lotta rivoluzionaria di
liberazione nazionale e del movimento comunista, di dotarsi di teoria, strategia
e tattiche adatte alla situazione specifica della Corea, promuovendo la
rivoluzione in tutta autonomia e sotto la propria responsabilità e partendo dal
concetto che le masse popolari sono padrone della rivoluzione e solo attraverso
di esse si può giungere alla soluzione dei problemi, in quanto ognuno è
padrone del proprio destino e trova in sé la forza necessaria per forgiarlo.
Questi concetti sono alla base dell’elaborazione della filosofia del Juché che
rappresenta un’efficace e potente arma ideologica e teorica per la lotta
antimperialista e lo sviluppo del movimento comunista.
La strategia e la tattica che ne derivarono furono esposte nel rapporto
La via
della Rivoluzione coreana presentato da KIM IL SUNG, dopo essere stato
incarcerato per alcuni mesi, ai quadri dirigenti dell’
Unione della Gioventù
Comunista e dell
’Unione della Gioventù Antimperialista, nel giugno del 1930.
La crisi economica del 1929 investì pesantemente anche il Giappone che
intensificò i preparativi di guerra contro la Cina e inasprì la politica di rapina
economica nei confronti della Corea, accompagnandola con una feroce
repressione degli scioperi e delle lotte antigiapponesi che nel frattempo si
erano espanse.
Seguì quindi l’invasione e l’occupazione della regione cinese della Manciuria
con l’obiettivo di trasformare la Corea in una zona di sicurezza per le
retroguardie dell’esercito giapponese impegnato in Cina; ma seguì anche la
nascita e lo sviluppo della lotta armata di guerriglia popolare antigiapponese,
guidata dai comunisti, per la liberazione nazionale dal giogo imperialista e
l’instaurazione del socialismo.
In questa situazione, infatti, KIM IL SUNG, studiando le condizioni per sviluppare
ulteriormente la lotta dei lavoratori, dei contadini e degli studenti ed evitare
che fosse schiacciata dalla violenza della repressione dell’imperialismo
giapponese, costatò che l’unica via possibile in quella fase era quella di
preparare il passaggio alla lotta armata e darsi l’obiettivo di creare, contando
sulle proprie forze, un partito nuovo e rivoluzionario; la novità fu costituita dal
fatto che la preparazione della fondazione del partito avvenisse
prioritariamente attraverso l’organizzazione delle strutture di base e non
attraverso la proclamazione della formazione verticistica di un comitato
centrale, in modo che il partito potesse fondarsi su solide basi.
Fu pertanto creato il primo nucleo dell’
Esercito Rivoluzionario di Corea, su
concezione marxista-leninista, riunendo i militanti di avanguardia dell’
Unione
della Gioventù Antimperialista e dell’
Unione della Gioventù Comunista,
verificati e selezionati nelle lotte di massa; la formazione dei militanti aveva
l’obiettivo di creare dei comunisti con capacità di direzione politica e militare e
prevedeva lo studio dei problemi tattici e strategici della rivoluzione coreana,
delle modalità di lavoro politico tra le masse e della situazione interna ed
internazionale, oltre l’addestramento militare.
Nel corso degli anni ’30 del secolo scorso, gli imperialisti giapponesi,
preoccupati dall’espansione delle lotte delle masse popolari che continuavano
nonostante la durissima repressione, decisero di organizzare, nel nord della
Corea e nell’est della Manciuria, spedizioni punitive di truppe autorizzate a
massacrare anche i civili, con la direttiva “
massacrate un centinaio di coreani,
tra loro ci sarà almeno un membro del Partito Comunista o della Gioventù
Comunista”, mettendo a ferro e fuoco queste regioni: divenne indispensabile il
passaggio alla lotta armata.
Si organizzarono quindi piccoli gruppi e nuclei di guerriglia a cui si unirono i
combattenti dell’
Esercito Rivoluzionario di Corea e il 25 aprile 1932 fu fondato
l’
Esercito di Guerriglia Popolare Antigiapponese che inaugura la nuova fase di
lotta per la realizzazione del fronte unito antigiapponese e di perseguimento
dell’obiettivo della fondazione del partito marxista-leninista: “
Questo esercito
di guerriglia è composto da operai, contadini e giovani patrioti attaccati al loro
Paese e al loro popolo e ostili agli imperialisti giapponesi e ai loro lacchè;
costituisce una forza armata rivoluzionaria, garante autentica degli interessi
del popolo. L’obiettivo e la missione dell’Esercito di Guerriglia Popolare consiste
nel rovesciare la dominazione coloniale dell’imperialismo giapponese in Corea
e ottenere l’indipendenza nazionale e la liberazione sociale del popolo
coreano”. (KIM IL SUNG).
Nel giugno del 1933 fu promossa una collaborazione con la guerriglia cinese
antigiapponese da parte di quella coreana che in Manciuria era maggioritaria,
aprendo una nuova fase di fronte comune nella lotta antimperialista che riuscì
a infliggere numerose perdite all’occupante e respingere i tentativi di
annientamento dei guerriglieri.
Su iniziativa di KIM IL SUNG, fu teorizzata e attuata la politica della creazione
delle basi della guerriglia, sotto forma di zone liberate, indispensabili per lo
sviluppo della guerra di liberazione, necessarie per disporre di alcune attività
economiche fondamentali, avere una base di sostegno e aiuto da parte delle
masse popolari, sviluppare capacità difensive efficaci anche di fronte agli
attacchi di un nemico ben equipaggiato.
La forte estensione delle attività di guerriglia richiese la creazione di un
comando unitario dei gruppi operanti nelle diversi regioni: si giunse perciò alla
trasformazione dell’
Esercito di Guerriglia Popolare Antigiapponese nell’
Esercito
Rivoluzionario Popolare Coreano (ERPC) che fece emergere la questione della
necessità di andare verso una tappa superiore nella lotta armata
antigiapponese.
Alla conferenza dei quadri militari e politici dell’ERPC tenutasi nel marzo del
1935, nel suo intervento
Sciogliere i settori della guerriglia e avanzare verso
vaste regioni, KIM IL SUNG evidenziò come la nuova situazione prodottasi
richiedesse di superare la tattica di rinchiudersi nella difesa delle zone liberate
per puntare invece a estendere la guerriglia in vasti territori del Paese.
Nello stesso anno, il VII congresso dell’
Internazionale Comunista, ritenendo
indispensabile unire i lavoratori e le forze democratiche di tutti i Paesi del
mondo per rispondere al fascismo internazionale, chiamò i partiti e i movimenti
comunisti a formare, secondo la situazione specifica, un fronte popolare
antifascista o un fronte unito antimperialista.
In Corea, dato il forte sentimento antigiapponese diffuso nella stragrande
maggioranza della popolazione, dagli operai e contadini ai piccolo borghesi,
dagli intellettuali ai capitalisti locali, vi erano tutte le condizioni soggettive e
oggettive per promuovere un fronte unito nazionale antigiapponese.
Sulla base della necessità di rafforzare i legami tra la lotta armata e il
movimento del fronte unito antigiapponese e rafforzare i legami tra l’
Esercito
Rivoluzionario Popolare Coreano e le masse popolari, nel maggio del 1936, fu
fondata l’
Associazione per la Restaurazione della Patria (ARP), alla cui
presidenza fu eletto KIM IL SUNG, con un programma in 10 punti, tra i quali i
principali erano: disarmare l’esercito, la gendarmeria e la polizia del Giappone,
confiscare tutte le imprese, le ferrovie, le banche, le navi, le fattorie e i servizi
di irrigazione appartenenti ai giapponesi, i beni e le terre degli elementi filo-
giapponesi, per destinarli sia ai fondi del movimento d’indipendenza sia, in
parte, all’aiuto dei bisognosi, abolire i crediti, le diverse tasse e il sistema di
monopolio imposti al popolo dal Giappone, acquisire la libertà di parola, di
stampa, di riunione e di associazione e mettere in libertà tutti i detenuti politici,
abolire il sistema di casta (la nobiltà e la plebe), assicurare l’uguaglianza delle
persone senza distinzione di sesso, di nazionalità e di fede religiosa, migliorare
le condizioni sociali delle donne e rispettare la loro personalità, far applicare la
giornata lavorativa di 8 ore, aumentare i salari, far applicare diverse leggi di
assicurazione sociale per gli operai e accordare un aiuto ai lavoratori
disoccupati.
Con il progredire, negli anni successivi, delle attività del fronte unito
antigiapponese, ripresero impulso i preparativi organizzativi e ideologici per la
fondazione del partito: furono formati nuovi quadri comunisti, si precisò meglio
l’intervento dei comunisti nell’ARP, si crearono collegamenti tra i militanti di
diverse zone del Paese; si posero quindi le basi per creare lo scheletro
organizzativo del partito, nella convinzione che solo i comunisti coreani lo
avrebbero potuto fondare, in contrapposizione alle tendenze di coloro che
aspettavano che lo facesse l’
Internazionale Comunista al posto loro. Nel suo
scritto
I compiti dei comunisti coreani, pubblicato nel gennaio del 1937, KIM
IL SUNG affermò: “
Questa posizione indipendente è fondamentale affinché i
comunisti possano compiere la rivoluzione fino in fondo, con le proprie forze e
riponendo fiducia nella forza del popolo del loro Paese. ... I padroni della
Rivoluzione coreana sono il popolo e i comunisti della Corea. La Rivoluzione
coreana deve essere realizzata dal popolo coreano sotto la direzione dei
comunisti coreani”. (KIM IL SUNG).
I progressi nella lotta antigiapponese portò alla vittoria nella storica battaglia
dell’ERPC, sotto la guida di KIM IL SUNG, contro la sede della polizia giapponese
di Pochonbo, il 4 giugno 1937; essa simboleggiò la possibilità concreta del
popolo coreano di resistere e cacciare l’imperialismo giapponese: “
La sua
portata non risiede nel fatto di aver ucciso qualche giapponese, ma piuttosto
dal fatto che ha proiettato l’aurora della rivoluzione ispirando la convinzione
che i coreani non erano morti bensì vivi e vegeti e che è sufficiente lottare
contro l’imperialismo giapponese per trionfare su di esso”. (KIM IL SUNG).
Nello stesso anno il Giappone scatenò la guerra cino-giapponese con l’obiettivo
di occupare tutta la Cina, mentre l’ERPC cominciò a lanciare i suoi attacchi
anche nelle retrovie dell’occupante; la risposta durissima dell’esercito
giapponese fu una massiccia e sanguinosa offensiva contro l’ERPC, lo
smantellamento delle organizzazioni di base dell’ARP, l’arresto e
l’incarcerazione in tutto il Paese di numerosi comunisti e patrioti coreani, grazie
anche alla collusione delle organizzazioni riformiste nazionaliste.
Nonostante questo e i vari proclami degli imperialisti giapponesi di aver
annientato la guerriglia, l’ERPC, pur tra mille difficoltà, continuò la sua attività,
senza dare tregua all’occupante.
L’aggressione militare delle potenze fasciste, Germania, Italia e Giappone, con
l’invasione della Polonia, nel settembre del 1939, sfociò nella II Guerra
Mondiale; nel 1941 la Germania attaccò l’Unione Sovietica mentre il Giappone
iniziava i preparativi per invadere la Siberia, con il pretesto di combattere più
efficacemente la guerriglia coreana, avendo in realtà come obiettivo le materie
prime strategiche di cui era ricca quella regione.
L’Internazionale Comunista, costatando che l’Unione Sovietica si sarebbe
trovata sotto attacco contemporaneamente su due fronti, nell’esigenza
internazionalista di difenderla, propose alla guerriglia coreana di cessare le
attività delle grosse unità a favore di unità militari più piccole, rafforzando
contemporaneamente il lavoro di massa e migliorando la qualità dei militanti
sul piano politico e ideologico per prepararsi più efficacemente alla
realizzazione della liberazione nazionale, la stessa strategia che perseguiva KIM
IL SUNG: “
L’imminenza del grande avvenimento della restaurazione della patria
ci impone di disporre di un gran numero di quadri competenti, ben preparati sul
piano politico e militare”. Solo così sarebbe stato possibile uscire vittoriosi dalla
battaglia decisiva contro l’imperialismo giapponese e, dopo la liberazione,
edificare con successo una Corea nuova la cui struttura sarebbe stata costituita
proprio da questi quadri.
Da inizio 1943, dopo la decisiva vittoria dell’Armata Rossa Sovietica nella
battaglia di Stalingrado contro i nazisti tedeschi, iniziò il declino dei Paesi
fascisti e le sconfitte anche per i giapponesi.
In Corea si intensificò il lavoro politico tra le masse popolari per creare le
condizioni per una resistenza di tutto il popolo in vista della liberazione
nazionale ed aumentare il numero di elementi avanzati che raggiungevano e si
univano all’ERPC.
Ovunque gli operai proclamarono scioperi e organizzarono azioni di sabotaggio
per ostacolare la produzione bellica degli imperialisti giapponesi; i lavoratori
portuali, spesso diretti da membri dell’ERPC, ostacolarono efficacemente i
trasporti di materiale militare; i contadini condussero una lotta tenace contro la
consegna forzata dei prodotti agricoli e, in alcune regioni, organizzarono assalti
alle sedi locali degli occupanti giapponesi; frequenti furono anche gli scioperi
degli insegnanti e degli studenti.
Con la capitolazione nel maggio del 1945 della Germania nazista, che fu il suo
principale alleato, per il Giappone la situazione cominciò a farsi molto critica.
Nei mesi successivi gli Stati Uniti lanciarono il bombardamento atomico sulle
città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki; l’Unione Sovietica dichiarò guerra al
Giappone e contemporaneamente l’ERP chiamò alla battaglia finale per la
liberazione della patria. Il 15 agosto 1945 il Giappone imperialista si arrese
senza condizioni, continuando tuttavia a occupare la Corea.
Nello stesso anno, nel corso della Conferenza di Mosca sull’Estremo Oriente cui
parteciparono i ministri degli esteri dell’Unione Sovietica, degli Stati Uniti e
della Gran Bretagna, fu deciso che gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica si
sarebbero incaricati di disarmare l’esercito giapponese in Corea,
rispettivamente a sud e a nord del 38° parallelo, prima di ritirarsi dalla penisola
coreana, entro al massimo 5 anni, che sarebbe dovuta diventare uno Stato
neutrale.
Nel compiere la missione stabilita, l’Unione Sovietica riconobbe l’autorità dei
comitati popolari locali che si erano costituiti alla liberazione dall’occupazione
giapponese senza interferenze; gli Stati Uniti, invece, smantellarono tutti gli
organismi popolari, ripristinarono l’apparato di dominio creato dall’imperialismo
giapponese, lasciando ai loro posti sia i funzionari giapponesi che i coreani
collaborazionisti e imposero un’amministrazione militare particolarmente
autoritaria ed efferata.
Con la liberazione si ripresentò fortemente l’esigenza di fondare un partito
marxista-leninista in grado di condurre la rivoluzione coreana alla vittoria e si
pose la questione di quale regime sociale instaurare in Corea.
Stante l’occupazione della Corea del sud da parte degli Stati Uniti, fu
impossibile fondare immediatamente un partito unificato che riunisse i
comunisti sia del nord che del sud; d’altra parte, poiché la situazione non
consentiva di tergiversare ulteriormente né vi erano le condizioni per
convocare un congresso nazionale, fu creato il
Comitato Organizzativo Centrale
del Partito Comunista della Corea del Nord.
Per quanto riguarda la forma dello Stato nuovo da edificare, di fronte alle
spinte della destra per una repubblica borghese e quelle dell’estrema sinistra
per l’immediata realizzazione del socialismo, KIM IL SUNG fu molto chiaro: “
La
Corea deve orientarsi verso la democrazia avanzata, ossia l’autentica
democrazia. ... La democrazia alla quale aspiriamo è fondamentalmente
diversa dalla ‘democrazia’ degli Stati capitalisti europei e americani, non è
nemmeno una copia fedele della democrazia del Paese socialista. ... La nostra
democrazia è di un tipo nuovo, perfettamente appropriata alla realtà di una
Corea che si trova nello stadio della rivoluzione democratica antimperialista e
antifeudale”. (KIM IL SUNG).
Oltre al
Partito Comunista, a seguito della liberazione, al nord nacquero altri
partiti: il
Partito Democratico che rappresentava piccoli e medi capitalisti e
coreani cristiani, il
Partito dei Giovani Amici, che rappresentava i coreani di
religione Chondoista e il
Partito Neo-Democratico formato da intellettuali e
contadini medi.
Seguendo le direttive di KIM IL SUNG, il
Partito Comunista formò con questi
partiti il
Fronte Unito Nazionale Democratico (FUND) nella convinzione che solo
realizzando l’unità di tutta la nazione sarebbe stato possibile costruire una
società nuova in grado di assicurare una vita felice a tutto il popolo.
Nacquero i
Comitati Popolari Locali che assunsero il potere amministrativo, la
gestione delle strutture pubbliche, le industrie e i trasporti, il compito di
mantenere la pace. A livello più alto, fu creato l’
Ufficio Amministrativo della
Corea del Nord, preposto a gestire unitariamente le cinque province del nord
del Paese, mentre il potere politico centrale fu in seguito affidato al
Comitato
Popolare Provvisorio della Corea del Nord, un organo di dittatura della
democrazia popolare che si appoggiava sul FUND e che elaborò il
Programma
politico in venti punti, tra i quali figuravano: liquidazione di ogni residuo di
dominazione dell’imperialismo giapponese e del sistema feudale, lotta
implacabile contro i reazionari, costituzione degli organi di potere attraverso
elezioni a suffragio universale e scrutinio segreto, garanzia per il popolo delle
libertà democratiche, uguaglianza di diritti nella vita politica, economica e
sociale.
Il consolidamento delle riforme democratiche e lo sviluppo della rivoluzione nel
nord del Paese non poteva che passare attraverso l’unità e la coesione delle
masse dei lavoratori, a partire dalla classe operaia, tramite una direzione
unitaria di un unico partito: per questo i comitati centrali del
Partito Comunista
e del
Partito Neo-Democratico decisero di fondersi dando vita al
Partito del
Lavoro della Corea del Nord il cui congresso di fondazione si tenne a
Pyongyang il 28 agosto 1946.
Il processo di fusione dei partiti nella Corea del Sud fu ostacolato dai numerosi
arresti di militanti effettuati dall’amministrazione militare degli Stati Uniti e
dagli elementi frazionisti: la fondazione del Partito del Lavoro della Corea del
Sud si risolse pertanto in un fatto più formale che sostanziale, con la
conseguenza che le masse dei lavoratori si ritrovarono senza una guida
unitaria.
Nel nord della Corea, alla fine del 1946, furono organizzate le prime elezioni
democratiche dei Comitati Popolari Locali e, a inizio 1947, fu costituito il
Congresso dei Comitati Popolari di provincia, città e circoscrizione che fondò
l’Assemblea Popolare della Corea del Nord, organo supremo del potere,
costituita da un quinto dei delegati del Congresso dei Comitati Popolari. Essa
creò il Comitato Popolare della Corea del Nord (CPCN), quale organo esecutivo,
alla cui presidenza fu eletto KIM IL SUNG.
IL CPCN rappresentò la prima forma di Governo di dittatura del proletariato in
Corea: “Il
Comitato Popolare della Corea del Nord, in quanto potente arma per
la rivoluzione socialista e l’edificazione del socialismo, ha lottato per realizzare i
compiti durante il periodo di transizione, periodo di passaggio graduale al
socialismo e per sviluppare l’economia nazionale in maniera pianificata”. (KIM
IL SUNG).
Il primo piano economico nazionale, nonostante le difficilissime condizioni
ereditate da quasi mezzo secolo di occupazione da parte dell’imperialismo
giapponese (penuria di materie prime e semilavorati, carenza di quadri, tecnici
ed operai specializzati, impossibilità, a causa della divisione di rifornirsi di
prodotti agricoli e dell’industria leggera, concentrati soprattutto nel sud della
Corea) e grazie alla grande mobilitazione popolare per la ricostruzione del
Paese, si concluse con il raggiungimento e in alcuni casi il superamento degli
obiettivi.
Nel sud della Corea, gli Stati Uniti condussero una politica imperialista di
asservimento coloniale rinnegando, nei fatti, gli accordi presi nel corso della
Conferenza di Mosca del 1945, trasformando il sud della Corea in una base
strategica per promuovere la propria egemonia in Asia; imposero un Governo
reazionario fantoccio, guidato da Syngman Rhee e composto, tra gli altri, di ex
collaborazionisti con gli imperialisti giapponesi; emanarono decreti militari di
limitazione dei diritti e delle libertà democratiche; repressero nel sangue gli
scioperi e le manifestazioni indetti contro il Governo fantoccio, contro la
divisione nazionale, per le riforme democratiche e per l’indipendenza.
Nel gennaio del 1947, su imposizione degli Stati Uniti all’ONU, fu messa in
piedi la Commissione provvisoria sulla Corea che decise, in palese violazione
della stessa Carta delle Nazioni Unite che impedisce l’ingerenza negli affari
interni di un Paese, l’indizione di elezioni in Corea entro fine marzo 1948, sotto
la propria sorveglianza.
Di fronte alla netta opposizione del popolo coreano, gli Stati Uniti fecero
adottare da parte dell’ONU, nel febbraio del 1948, una risoluzione per indire
elezioni separate, nel sud della Corea.
In questa situazione, il FUND lanciò un appello per organizzare una conferenza
congiunta dei partiti politici e delle organizzazioni sociali del nord e del sud del
Paese che si tenne il 19 aprile 1948 a Pyongyang. Dalla conferenza emerse una
netta opposizione alle elezioni e a un Governo separati al sud, il riconoscimento
delle riforme democratiche realizzate al nord quali fondamento per
l’indipendenza e la sovranità del Paese, la richiesta del ritiro simultaneo sia
delle truppe sovietiche che di quelle statunitensi.
La mobilitazione contro le elezioni separate fu estremamente ampia: oltre due
milioni di lavoratori, contadini, insegnanti e studenti scesero in sciopero; milioni
di persone parteciparono alle manifestazioni e, in taluni regioni del sud, si
verificarono episodi di lotta armata.
Nel totale spregio della volontà del popolo coreano, le elezioni separate farsa
furono imposte con la forza dagli occupanti statunitensi e si svolsero il 10
maggio 1948: fu creato un Governo, con a capo il reazionario e filo imperialista
Syngman Rhee, che a fine anno, su pressione degli Stati Uniti, venne
riconosciuto dall’ONU come unico Governo legittimo in Corea.
In risposta alle elezioni separate imposte al sud, si riunirono i dirigenti dei
partiti e delle organizzazioni sociali del nord e del sud, dichiararono nulle le
elezioni separate e organizzarono le elezioni generali dell’Assemblea Popolare
Suprema, che si svolsero il 25 agosto con suffragio diretto universale a
scrutinio segreto al nord e in maniera indiretta attraverso elezione di delegati
al sud, data la campagna di repressione e arresti scatenata
dall’amministrazione militare statunitense e dal Governo fantoccio reazionario.
L’Assemblea Popolare Suprema, nella sua prima sessione, promulgò il testo
della Costituzione ed elesse KIM IL SUNG Presidente del Consiglio dei Ministri e
capo dello Stato: il 9 settembre 1948 fu proclamata la fondazione della
Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Immediatamente vi fu il riconoscimento del nuovo Stato da parte dell’Unione
Sovietica che ritirò tutte le sue truppe di stanza nella Corea del Nord; gli Stati
Uniti, invece di rispettare gli impegni presi durante la conferenza di Mosca del
1945, imposero alla Corea del Sud una serie di “accordi” bilaterali che, di fatto,
ne legalizzarono l’asservimento militare ed economico all’imperialismo
statunitense.
“
La fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea,
materializzazione dell’aspirazione unanime della nostra nazione a ottenere la
libertà e l’indipendenza della patria, è stata una vittoria clamorosa che il nostro
popolo, solidamente unito al Partito del Lavoro di Corea e sostenendo la sua
politica illuminata, ha ottenuto nella lotta valorosa ...; è stato un avvenimento
importante, costituendo una pietra miliare nella lotta rivoluzionaria del nostro
popolo in marcia verso l’avvenire radioso: il socialismo e il comunismo”. (KIM IL
SUNG).
La lotta rivoluzionaria antigiapponese del popolo coreano e la fondazione della
Repubblica Popolare Democratica di Corea rappresentarono un grande
incoraggiamento per tutti i popoli impegnati nella lotta contro l’asservimento
coloniale e imperialista ma anche un grande esempio di internazionalismo
proletario: i comunisti coreani affiancarono il popolo cinese nella sua lotta
rivoluzionaria e contribuirono, con la forza delle armi, a difendere l’Unione
Sovietica che, accerchiata dai Paesi imperialisti e capitalisti, stava edificando il
socialismo.
Esse rimangono tuttora un indispensabile riferimento per le lotte di liberazione
nazionale, per il movimento antimperialista e per il movimento comunista.
David, Milano settembre 2021
Il 9 SETTEMBRE 1948 IL MONDO CAMBIAVA.
Il 9 Settembre 1948 il mondo cambiava, ma non se ne era ancora accorto.
Con la vittoria delle elezioni generali a suffragio diretto ed universale ed a scrutinio
segreto (25 Agosto 1948), l’Assemblea Popolare Suprema, elesse KIM IL SUNG a
Capo dello Stato e a Presidente del Consiglio dei ministri, confermando un
riconoscimento, che KIM IL SUNG si era guadagnato durante tutta la sua vita
vittoriosa, a costo di sacrifici inimmaginabili, sia sul campo di battaglia materiale,
durante la lotta di liberazione del territorio cinese e coreano dalla dominazione
giapponese, che in campo ideologico con la creazione di una ideologia, la filosofia
Juche, che si affrancava dal materialismo dialettico, pur dandolo per assodato (“È già
noto che il mondo è costituito di materia e che si trasforma ed evolve per via del
movimento della materia.”(1)) introducendo, questo sì, in maniera del tutto
orgogliosamente originale (rompendo la cappa di tristezza della condizione umana
come disegnata da Marx e Engels), una semplice domanda, che cambierà il destino
del suo popolo e di tutti i popoli del mondo che se la volessero porre: l’uomo è solo
un essere naturale e quindi soggetto alle stesse leggi della natura che governano tutti
gli esseri viventi e l’intero universo o può avere una propria coscienza di classe e una
propria capacità creativa in grado, se opportunamente orientate di opporsi alle
condizioni iniziali date dalla natura stessa o anche dalle condizioni sociali riscontrate
nel proprio tempo? In sostanza l’uomo è solo un essere biologico o è invece un essere
sociale capace di determinare il proprio destino, attraverso la propria coscienza e
creatività (Chajusong, li chiamano con un termine unico i coreani)?
D’altronde anche Engels intravvede chiaramente una possibilità di affrancamento
dall’oppressione capitalistica attraverso la rivoluzione, ma ribadisce lo stesso KIM
JONG IL, grande sistematizzatore dell’Idea Juche, nello stesso testo già citato,
“Secondo il nostro leader [KIM IL SUNG], tutte le lotte rivoluzionarie vengono
portate avanti dalle masse popolari per difendere il Chajusong.
Nel corso della lunga storia della società umana gli uomini hanno lottato senza
interruzione per liberarsi dalla servitù sociale e dagli ostacoli della natura. Tutte le
lotte per trasformare la società, la natura e l’uomo mirano a difendere e realizzare il
Chajusong delle masse popolari.”
Senza Chajusong non ci potrebbe mai essere stata nessuna rivoluzione e senza le loro
attività creatrici, i cambiamenti e il progresso sociali sarebbero inconcepibili. Senza
di esse, questi stessi movimenti non potrebbero vedere la luce e non ci sarebbe niente
da dire sull’evoluzione della storia. La R.P.D. di Corea, con i suoi settantatre anni di
continui successi è lì per dimostrarlo a tutti i popoli progressisti che si vogliano
liberare dalle trappole ideologiche e dal predominio del capitalismo.
Il mondo, dicevo, non se ne accorse subito, però quasi subito molti Paesi ricevettero
in ogni parte del mondo aiuti concreti e appoggio incondizionato per la liberazione
delle loro popolazioni dal giogo coloniale e dal dominio capitalistico.
Solo visitando il museo dei doni ricevuti da KIM IL SUNG nell’arco della sua vita,
ma anche successivamente dai doni inviati a KIM JONG IL e a KIM JONG UN si
può comprendere pienamente quanto bene questo Paese abbia fatto fin da subito e
continui incessantemente a fare.
Il grande dispendio di energie e gli alti costi che la R.P.D. di Corea profonde per
l’insegnamento dell’Idea Juche, per l’emancipazione di tutti i popoli dove ci siano
persone disponibili ad informarsi è la prova più palese della generosità della Corea
Popolare. Con l’insegnamento così semplice e di straordinaria efficacia che ci
trasmettono e con l’esempio del loro progresso, nonostante tutte le difficoltà naturali
e imposte dai Paesi imperialisti e dai loro lacchè, ormai potremmo essere già tutti
Paesi socialisti, se la mega pubblicità delle fake news martellate ininterrrottamente in
tutto il mondo dai rinnegati lacchè e dagli imperialisti non ostacolassero questo
processo di corretta informazione.
Quando anche tutto il resto del mondo, dominato dal capitalismo, capirà
l’insegnamento dell’Idea Juche, avrà raggiunto le premesse per liberarsi dallo
sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
La rivoluzione copernicana di KIM IL SUNG infatti fu proprio quella di mettere al
centro i piedi e le mani degli uomini, il loro agire sociale, con Chajusong, anziché i
fattori economici, come avevano fatto Marx, Engels e Lenin, che a loro volta avevano
operato una rivoluzione copernicana rimettendo sui piedi il pensiero hegeliano che
invece si basava sulla testa.
Però mettere l’uomo al centro della propria filosofia, spiega KIM JONG IL, non
significa che la filosofia jukeana sia una qualche sorta di filosofia umanista.
“La filosofia umanista è molto antica; essa è del resto dovuta a molteplici scuole
aventi tutte lo stesso obiettivo: la chiarificazione della questione puramente umana.
Essa nega la missione iniziale della filosofia in quanto scienza che c’ingegna a
comprendere il mondo; è una filosofia della vita che disserta essenzialmente su cosa
sono l’uomo e la vita umana.
Del tutto diverso è il discorso da farsi per la filosofia jucheana. Essa s’interroga
fondamentalmente sulla posizione ed il ruolo dell’uomo nel mondo e specifica il
principio filosofico secondo il quale l’uomo è padrone di tutto e decide di tutto. Il
problema fondamentale che pone questa filosofia non è il problema astratto
dell’uomo, ma piuttosto quello dei rapporti tra il mondo e l’essere umano; altresì, il
principio sul quale essa riposa non è semplicemente una concezione della vita umana,
ma una concezione del mondo. Questa concezione del mondo, che essa preconizza, è
incentrata sull’uomo, ma è una concezione jucheana dell’universo.
Storicamente parlando, il problema dell’uomo è stato per lungo tempo l’oggetto delle
ricerche filosofiche e innumerevoli dibattiti sono stati intrapresi intorno a questo
problema, senza tuttavia esser giunti ad una soluzione filosofica soddisfacente. I
teorici marxisti classici hanno formulato un’opinione dialettica materialista su questo
problema, compiendo così un enorme progresso nella delucidazione filosofica della
natura dell’uomo. Per essi, la natura dell’uomo è costituita dall’insieme dei rapporti
sociali, la produzione materiale e i rapporti socio-economici costituendo i fattori più
determinanti di ogni azione umana. Malgrado il loro punto di vista dialettico
materialista sul problema dell’uomo, essi non hanno potuto tuttavia evidenziare
completamente le caratteristiche essenziali dell’uomo in quanto essere che domina e
trasforma la natura e la società.
La filosofia jucheana è stata la prima a dimostrare che il senso di libertà, la creatività
e la coscienza sono gli attributi dell’essere sociale che è l’uomo. Essa ha inoltre
totalmente delucidato la natura dell’uomo e colto in modo giusto il problema
filosofico della sua posizione e del suo ruolo in quanto padrone della natura e della
società che egli sottomette alla sua volontà e trasforma.
Il compito nostro, dei Paesi che non hanno ancora realizzato il socialismo e dei popoli
progressisti, rispetto ai generosi sforzi della RPDC di emanciparci è quello di
comprendere a fondo la loro filosofia in modo da poterli al più presto affiancare in
questa lotta contro tutti gli imperialisti, capitalisti e loro lacchè.
La filosofia jucheana e la filosofia umanista differiscono fondamentalmente l’una
dall’altra per il punto di vista che ciascuna di esse adotta proprio nei riguardi
dell’uomo. La prima vede nell’uomo un essere sociale autonomo, creatore e
cosciente, mentre i sostenitori della seconda negano il carattere sociale dell’uomo che
considerano come un essere istintivo, impotente ed isolato dal mondo. La filosofia
umanista borghese rifiuta di comprendere scientificamente il mondo e si oppone alla
sua trasformazione rivoluzionaria, esaltando così la tristezza, il pessimismo e
l’individualismo estremo.”. Quindi proprio il contrario dell’Idea Juche.
“La dialettica materialista ha già dimostrato che il mondo è costituito dalla materia e
non dallo spirito o dall’idea, che muta e si evolve in funzione delle leggi sue proprie e
non sotto l’impulso di una forza sovrannaturale qualsiasi. Non si può negare il fatto
che il mondo, di cui la materia è sostanza, sia una totalità materiale e che il suo
movimento e la sua evoluzione si reggano su leggi loro proprie. La filosofia jucheana,
per parte sua, tenta di rispondere alla nuova domanda: chi è il padrone del mondo e
qual è la forza che lo trasforma e lo modifica? Essa sviluppa una nuova percezione
del mondo secondo la quale la natura e la società sono dominate e trasformate
dall’uomo, portando così a termine, con successo, il principale compito filosofico
della nostra epoca nella quale le masse popolari sono divenute padrone del loro
destino, soggetti della storia.”(1)
Afferma KIM JONG IL che prima dell'Idea Juche ci furono solo due interpretazioni
filosofiche di cosa sia un uomo. Da una parte lo si considerò come creato da un dio
che determinerebbe il suo destino (pertanto facile preda di chi si poté approfittare di
questa passività umana: "La classe dominante reazionaria e i suoi portavoce si
servirono di questo punto di vista religioso e idealistico per predicare la fatalità della
situazione delle masse lavoratrici che vivono nella sventura, sfruttate e oppresse, e la
sottomissione alla loro sorte che sarebbe predeterminata".
Dall'altra parte lo si considerò solo come un semplice essere naturale, biologico,
come una pianta o un qualsiasi altro animale, privo di una propria coscienza, di una
propria determinazione e questa interpretazione diede adito "alla classe dominante
reazionaria e ai suoi portavoce" a "tentar di giustificare la società capitalistica
dominata dalla legge della giungla." Così si giustificò che il più debole sia destino
che perisca di fronte al più forte e che il più furbo abbia il sopravvento sul più
ingenuo e che tutto ciò abbia anche una sua propria giustificazione morale. "Il
marxismo definì l’essenza dell’uomo come la totalità dei rapporti sociali". Marx
svelò le contraddizioni in queste interpretazioni della natura dell'uomo e svelò
l'ingiustizia che genera il plusvalore e con esso il dominio dell'uomo sull'uomo.
Tuttavia neanche Marx mise "integralmente in luce le caratteristiche intrinseche
dell’uomo né" precisò "nitidamente i rapporti tra l’uomo e il mondo, la posizione e il
ruolo che spettano al primo."
Sono state le scoperta degli attributi umani di "creatività" e di "coscienza" a far fare
un balzo avanti nella scienza del materialismo dialettico. È stato dare la priorità allo
studio e alla preparazione ideologica, ancor prima che alla emancipazione economica
a rendere duratura la società socialista ispirata all'Idea Juche, a rendere
straordinariamente longeva la società basata su questi principi rispetto a quelle
società socialiste basate sulla emancipazione economica dell'uomo.
In questo modo l'Idea Juche si emancipa dal materialismo dialettico, non
rinnegandolo, ma portandolo su di un 'pivot' più robusto, in grado di portarci verso
emancipazioni ritenute prima irrealizzabili.
La sopravvivenza degli altri esseri biologici dipende dalla loro capacità di adattarsi
all'ambiente, mentre l'uomo è capace di plasmare da solo il proprio ambiente di vita.
"In funzione dello sviluppo della sua coscienza ideologica sovrana e della sua
capacità creatrice, nonché dell’allargamento del suo ruolo, i beni sociali si accrescono
e i rapporti sociali migliorano."(2).
Solo il pensiero borghese più reazionario può considerare l'uomo, l'essere più
prezioso e potente al mondo, come "un mezzo di produzione materiale, come un
essere spregevole, provvisto di forza-lavoro che si vende come una merce. Lo
considerano non già come un essere potente capace di forgiare il proprio destino coi
propri mezzi, ma come un essere inerte sottomesso all’oro."
Giustamente i popoli progressisti di tutto il mondo venerano KIM IL SUNG come un
grande eroe, che ha abbattuto in una sola generazione due potenti imperialismi e ha
fondato la R.P.D.C..
Sulle sue orme KIM JONG IL ha creato le premesse di difesa idonee promuovendo lo
studio approfondito dell’atomo negli ordigni nucleari e KIM JONG UN ha dato
scacco matto agli US facendo della propria patria una superpotenza nucleare con
vettori che ormai possono arrivare dovunque (non dimentichiamoci che con grande
meraviglia di tutto il mondo la R.P.D. di Corea ha già da tempo realizzato satelliti in
grado di orbitare intorno alla Terra).
Tutti i Paesi che seguiranno il loro esempio e la loro filosofia, a modo proprio, non
potranno che mietere la lunghissima serie di analoghi successi.
Note.
(1) KIM JONG IL – Sull’idea Juche (31/3/1982)
(2) KIM JONG IL – Il socialismo è una scienza (0111/1994)
Roberto Gessi, nel 73° anniversario della fondazione della R.P.D. di Corea.
UN VIAGGIO IN PARADISO
13 Dic 2017
Visitate Pyongyang almeno una volta nella vostra vita,
ma fatelo presto perché poi non potrete più resistere senza tornarci spesso.
Diario di viaggio.
Il nostro viaggio inizia il 13 gennaio 2017, quando, durante un’assemblea del G.A.MA.DI., in presenza del Primo Segretario e funzionari dell’Ambasciata della RPD di Corea, nella nostra sede di Via di Casal Bruciato a Roma, Miriam esprime il desiderio di farci partire per la RPDC, dopo aver aderito ad una richiesta di fondare un Comitato italiano KIM JONG IL in occasione dell’anniversario della sua morte, il 17 gennaio. Ci dicono che una buona occasione potrebbe essere in Aprile per partecipare alla festa più importante del loro Paese, la Festa del Sole, che ricorre nell’anniversario della nascita (15 Aprile) del Grande Leader KIM IL SUNG. Pagando soltanto le spese di viaggio, là saremmo stati gratuitamente loro ospiti per tutto il tempo dal 12 al 18 Aprile.
I nostri passaporti erano scaduti e per accellerare l’iter burocratico della nostra Questura devo fare un dichiarazione, su carta intestata del G.A.MA.DI. di essere direttore de La VOCE e Linda mia segretaria, e che abbiamo un invito per partecipare ad un importante evento internazionale, come in effetti fu, perché la nostra delegazione in rappresentanza dell’Italia, appunto come G.A.MA.DI. sapevamo che doveva essere accolta all’arrivo all’aereoporto di Pyongyang da un comitato scientifico sociale appositamente istituito per l’accoglienza delle delegazioni straniere (ACSC).
Si era concordato che la nostra interprete avrebbe parlato Spagnolo, lingua che non so parlare, ma almeno capisco abbastanza bene, mentre l’altra alternativa, il Francese, era stata scartata dal Primo Segretario... l’Italiano neanche a parlarne. Ormai tutti parlano solo Inglese. In sostanza con delegazioni provenienti dal Bangladesh, dal Pakistan, dal Nepal, dalla Russia, dalla Bulgaria, dalla Cecloslovacchia, dal Giappone e dalla Russia, oltre a noi dall’Italia, che partecipavano allo stesso nostro programma e con cui avremmo fatto amicizia con molta facilità per la simpatia che suscitiamo, per la nostre bellezze artistiche e naturalistiche, oltre che per il ricordo di un grande partito comunista, le lingue erano Inglese, Russo, Giapponese e Spagnolo.
Non eravamo mai stati così lontano da casa e quindi forse non avevamo mai preso aerei così grossi come quello dell’Air China, veramente un aereo magnifico, con tanto posto dal sedile davanti e 10 sedili per ogni riga divisi da due corsie di servizio.
Ci eravamo anche dimenticati dei chilometri da fare all’interno di aeroporti come quello di Francoforte, anche se coadiuvati da interminabili tappeti mobili. Non parliamo poi di quello di Pechino, dove per prendere la coincidenza per Pyongyang occorreva prendere due navette e fare veramente tanti chilometri.
La nostra partenza era per il giorno 11 da Bologna alle 11.30 (arrivo a Pechino alle 9:50 ora locale del giorno dopo e quindi con un fuso orario avanti di 6 ore) e faceva scalo a Francoforte, prima di prendere la coincidenza per Pyongyang, che parte solo da Pechino con Air China o con la compagnia coreana Air Koryo. A causa delle sanzioni in essere dall’Italia non si può neppure fare il biglietto aereo per Pyongyang e quindi ce l’ha fatto l’Ambasciata interpellando direttamente la loro compagnia aerea e neppure la rimessa in denaro poteva essere fatta dall’Italia: avremmo pagato direttamente al nostro arrivo.
Questo sciocco inconveniente di non poter fare un volo diretto da Bologna a Pyongyang ci ha causato non pochi guai all’aereoporto di Pechino, anche se avevamo l’attestato di una prenotazione aerea per Pyongyang, che però sembrava loro non riuscissero a vedere e il visto della RPDC. Quello che ci mancava era però un visto, anche provvisorio per la Cina, perché per prendere la coincidenza e anche semplicemente per prendere i nostri bagagli dovevamo uscire dall’aereoporto di Pechino e quindi entrare in città senza alcun tipo di visto cinese.
Credo che da soli, con un inglese molto stentato e con la supponenza di tutti gli addetti cinesi con i quali abbiamo cercato di far capire la nostra situazione, saremmo ancora in aereoporto, come in quel vecchio film.
Ci sono state due coincidenze che ci hanno tratto d’impaccio. Alla fine io avevo individuato non un semplice impiegato dell’aereporto, sembravano tutti essere un poco schifati dalle nostre richieste e con aria di sufficienza ci facevano girare da uno sportello all’altro, come succedeva in un vecchio film italiano del neorealismo che denunciava la burocrazia assurda nel nostro Paese negli anni sessanta, dicevo non un semplice impiegato ma un militare e contemporaneamente i responsabili di Air Koryo non vedendoci arrivare avevano chiamato l’ambasciata che mi chiamò proprio in quel frangente quando stavo cercando di far capire il nostro problema al militare (forse un finanziere). Così con la quadrangolazione tra me, il Primo Segretario dell’Ambasciata, il responsabile della compagnia aerea Koryo e il militare, ne siamo usciti. Devo dire che questo militare ha mostrato una pazienza e una gentilezza per nulla ascrivibili ai suoi conterranei addetti agli smistamenti in aereoporto. Ci ha accompagnati a fare il visto provvisorio spiegando la situazione ad un impiegato riluttante e ci ha forniti di una piantina con il percorso che dovevamo fare per andare a ritirare i bagagli dove ci aspettava il responsabile della compagnia aerea Air Koryo.
Questa più che degna persona, come avremo poi scoperto di tutti i Coreani con cui siamo venuti in contatto, deve averci visto talmente affranti che ci ha fatti salire in prima classe, nonostante ci abbia fatto pagare ancor meno di quanto ci era stato preventivato, e così abbiamo goduto del primo segno di gentilezza caratteristica di quel Paese, un asciugamano piegato bagnato caldo da passare sul viso e sulle mani, una raffinetezza veramente confortante, che noi, civiltà occidentali, non ci sappiamo neppure immaginare: meravigliosa terra di Corea già dal primo impatto.
Dall’aereo la terra cinese ci aveva fatto una brutta impressione, come di un enorme cimitero, catene montuose non tanto alte ma taglienti di terra nera, completamente brulle. Forse per la stagione? Forse terra lavica, devo ammettere la mia grande ignoranza in merito, mi documenterò.
Invece la terra coreana appariva sì, simile, ma con molta più vegetazione e ricchissima di corsi d’acqua: in quel Paese non sofrirranno mai di una carenza d’acqua. Alcuni specchi d’acqua erano coperti con fitte reti colorate, e lo stesso anche vedemmo di appezzamenti rettangolari di terreno evidentemente coltivati (la magior coltivazione è il mais): sapemmo poi che si trattava appunto per lo più di coltivazioni di mais e di riso e che venivano coperte per impedire agli uccelli di far man bassa dei preziosi semi. Nonostante Pyongyang sia relativamente vicino al mare vedemmo pochi uccelli, probabilmente gabbiani sulla città, mentre poi in un’escursione che facemmo a 200 chilometri da Pyogyang vedemmo anche uccelli più piccoli, piccoli rapaci e insetti, ragni, farfalle ecc.
Pyongyang è una città per le persone, di una pulizia che non abbiamo mai visto in nessuna parte del Mondo, e neppure a casa nostra. Già alla mattina alle 6, la loro sveglia abituale è a quest’ora (e solitamente vanno a letto più presto di noi) scendono incaricati condominiali a spazzare i marciapiedi intorno allo stabile di abitazione, più tardi poi verso le sette passano gli addetti alle pulizie stradali, distinguibili per le striscie forforescenti regolamentari per la sicurezza sulle strade.
Ma abbiamo fatto un salto in avanti, mentre dobbiamo tornare al nostro arrivo all’aeroporto di Pyongyang per raccontare dell’incontro con tutte le altre delegazioni, con gli incaricati interpreti della ACSC e con la nostra meravigliosa accompagnatrice Kim Chon, che spiegò significa Azzurra, come se fosse un’indiana pellerossa il suo nome era quindi Kim (forse il cognome più diffuso in RPDC ci disse), dicevo era la nostra Kim Azzurra, di 26 anni, bellissima veramente lo possono testimoniare le foto che vedrete e altrettanto dolce e gentile e delicata e professionale e umana e affettuosa: insomma davvero davvero una bella persona.
Non eravamo ancora abituati allo standard coreano, ma anche dopo, quando scoprimmo che queste qualità erano molto comuni fra i coreani, per noi non perse mai il suo fascino, perché la nostra Azzurra sembrava comunque avere una marcia in più, forse anche per l’età o perché ci sembrò che le fossimo subito molto simpatici e ne avemmo una dolorosa conferma quando riaccompagnandoci in aeroporto per la nostra ripartenza da Pyongyang le scivolarono grosse lacrime sulle guance, senza che potesse in alcun modo trattenerle.
Cercavo di cogliere ogni particolare che mi sembrasse significativo e quindi annotai che ci erano venuti a prendere due minibus, ma in uno salimmo solo noi, cioè voglio dire le persone e sull’altro gli addetti caricarono le nostre valigie. A me sembrò un atto molto significativo, ma poi mi fu spiegato che era solo perchè su un solo bus non ci stavano sia le persone che i bagagli. Ancor oggi però la cosa non mi convince del tutto. Insomma lo devo dire, ebbi come l’mpressione che persone e cose lì avessero un diverso destino. In effetti avrebbero pur potuto dividerci metà su un bus con i propri bagagli e metà sull’altro. Capisco che la colpa di questa mia impressione è solo mia, voglio dire indotta dalla mia cultura occidentale, per cui la proprietà, nonostante tutto, diventa tanto importante senza che ce ne rendiamo ben conto che separarcene senza alcun riscontro non lo facciamo a cuor leggero, vederle accumulare con decine di altre valigie di altre persone che non sappiamo ancora chi siano. La nostra diffidenza colpevole, mi ha fatto poi vergognare in un ragionamento fra me e me. Questa consapevolezza fu un importante insegnamento per me.
Vi ho già detto che Pyongyang è un sogno, beh, anche l’albergo Koryo (lo stesso nome della compagnia aerea) in cui ci ospitarono è davvero un sogno. Al nostro arrivo nella enorme Hall dove entrammo, c’erano dei lavori in corso: due militari sulle rispettive impalcature stavano sistemando addobbi floreali ai due lati dell’area circolare centrale. Fu la nostra prima constatazione che lì i militari svolgono veramente tutte le mansioni immaginabili possibili, accanto spesso a colleghi civili, ma vedere proprio dei militari allestire un addobbo floreale dovrete concordare che fece un’impressione meravigliosa, l’impressione di essere arrivati in Paradiso, e il resto del nostro soggiorno lo confermò.
Adesso io ho parlato di soggiorno, ma prego che non ve ne facciate un’idea errata, come abitualmente vi verrebbe da pensare all’idea di soggiorno: un tranquillo consumismo nel più completo relax. No, tutt’altro, fu per noi, già un po’ anzianotti, un vero tour de force, solo che non ce ne rendemmo conto, tanto eravamo presi da questa esperienza e ben accuditi sotto ogni aspetto, compreso quello alimentare. Tre pasti al giorno, ricchi di verdure, fatte in tutti i modi, ma quasi sempre senza olio, pesce di fiume, tazzone di caffé incredibilmente buono, frutta e riso cotto in diversi modi, ci davano allo stesso tempo l’impressione di non aver mangiato, ma mai abbiamo sentito durante il giorno alcuna necessità di cibo.
Il programma che vi elenco di seguito è quello che ci diede la nostra Chon (Azzurra) ed è stato rispettato in ogni sua parte anche se un paio di volte la levataccia fu alle 6 anziché normalmente alle 7 (alle 8:30 la colazione non si serviva più e daltronde noi eravamo già sui minibus per il nostro tour giornaliero).
13/04/2018
10:00 Corso dell’Idea Juche (1).
14:30 Università dei Professori.
14/04/2018
9:00 Corso dell’Idea Juche (2).
14:00 Proiezione del Film "La Luce del Juche per tutto il mondo ".
19:00 Banchetto offerto dalla ACSC.
15/04/2018
7:30 Palazzo del Sole.
11:00 Festival del fiore Kimilsungìa.
14:00 Casa Natale di Mangyongdae.
16:00 Rappresentazioni artistiche musicali internazionali per il Festival della Primavera di Aprile.
16/04/2018
9:00 Corso dell’Idea Juche (3).
11:00 Visita al Metro.
15:00 Rappresentazione artistica al teatro del Circo.
17/04/2018
9:30 Museo della Rivoluzione Coreana.
14:00 Università KIM IL SUNG.
16:00 Palazzo dei Bambini.
18/04/2018
7:15 Monte Myonyang.
11:00 Museo degli Omaggi Internazionali di Amicizia.
13:00 Picnic nel bosco.
15:00 Visita al tempio buddhista Pohyon.
Entreremo pertanto nel merito nelle pagine relative all’iniziativa rappresentata nei gruppi di foto e filmati elencati di seguito, cui seguiranno le ultime considerazioni e il triste ritorno a casa, ovvero all’inferno, dove abbiamo ritrovato la politica italiana in stallo, distante anni luce dalla serietà e chiarezza di pensiero coreano.
Invece la parte appresa al Corso Juche sarà messa nella pagina principale del menù, indicata appunto con LO STUDIO DELL’IDEA JUCHE.
Cena offerta dall’organizzazione delle scienze sociali (ACSC) per le delegazioni
In memoria del Presidente Eterno KIM IL SUNG
È stato un momento conviviale ad altissima intensità per commemorare degnamente l’anniversario della nascita del Presidente Eterno KIM IL SUNG.
Tutte le delegazioni erano sedute intorno a grandi tavoli rotondi con i rispettivi interpreti e noi eravamo con la delegazione giapponese e con il presidente dell’ACSC. L’atmosfera che si era creata ha consentito una famigliarizzazione a tratti commovente e fondamentale per sentirci unitariamente vicini al popolo coreano.
Accoglienza del 15 aprile per il banchetto in memoria di KIM IL SUNG si perpetua il rito dell’asciugamano caldo.
Il desco in occasione del banchetto in memoria del 106° anniversario della nascita di KIM IL SUNG: una tavola perfetta.
Il discorso del vice presidente di ACSC in memoria della nascita di KIM IL SUNG e il brindisi al Presidente KIM JONG UN.
Il momento cruciale di grande pathos dell’avvenimento è stato il Discorso per il Brindisi letto dal vice presidente dell’ACSC in ricordo di KIM IL SUNG e in saluto di KIM JONG UN, che riporto di seguito e che opportunamente la nostra Chon ci prontamente consegnato in lingua spagnola.
Stimati compagni e amici,
Oggi celebriamo il 106° anniversario della nascita del Presidente KIM IL SUNG, creatore dell’Idea Juche, in un’atmosfera così pulsante che accelleriamo con dinamismo l’avanzata vittoriosa del socialismo con la grande forza motrice di poter fare tutto con le sole nostre forze, sotto la saggia guida del Massimo Dirigente Compagno KIM JONG UN.
Intendo estendere la massima gloria e il più nobile tributo al Presidente KIM IL SUNG, eterno sole del Juche rispecchiando il desiderio unanime di tutti gli amici qui presenti per celebrare il Giorno del Sole, festa comune di tutta l’umanità progressista.
Il presidente KIM IL SUNG mise a punto il fondamento ideologico-teorico nella realizzazione del principio di indipendenza dell’umanità attraverso la creazione della immortale Idea Juche.
E diresse correttamente la rivoluzione mondiale e quella della Corea.
Egli resta sempre vivo nel cuore del nostro popolo e dell’umanità progressista del mondo per aver compiuto gesta immortali mai raggiunte prima nella storia.
Il principio di indipendenza, il principio Jucheano dell’umanità, ottimizzato dal Presidente KIM IL SUNG, continuato da KIM JONG IL, si sviluppa vittoriosamente al massimo grado, sotto la saggia direzione del Massimo Dirigente Compagno KIM JONG UN.
Nonostante i sorprendenti cambiamenti nella struttura della politica mondiale nei confronti della penisola coreana e nonostante le sanzioni e le repressione contro la Repubblica delle forze nemiche, ogni giorno più frenetiche, il nostro popolo e l’esercito hanno realizzato miracoli grazie all’eccezionale intelligenza e decisa direzione politica.
Penso che vediate con i propri vostri occhi la realtà palpitante della Corea.
Propongo un brindisi alla salute del Massimo Dirigente Compagno KIM JONG UN, alla Vostra salute, agli amici, e ai compagni più vicini al nostro popolo.
Grazie.
SEMINARIO 15 SETTEMBRE 2018 70° ANNIVERSARIO RPDC
15 Set 2018
Siamo stati invitati, come CISIS (Comitato Italiano per il Songun, Indipendenza e Sovranità), di cui Miriam Pellegrini Ferri è presidente, al Seminario di Partiti e Associazioni europee che si è svolto a Roma il 15 Settembre 2018 sulla lotta del Partito del Lavoro di Corea per la costruzione di una potenza socialista in occasione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Democratica di Corea, e per il G.A.MA.DI. e CISIS hanno partecipato Andrea Martocchia e Vincenzo Brandi del Comitato Scientifico, il tesoriere e rappresentante del Nuovo Partito Comunista jugoslavo Ivan Pavic e lo scrivente Roberto Gessi, direttore di La VOCE, organo di diffusione del G.A.MA.DI. (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), di cui Miriam Pellegrini Ferri
Il Partito Comunista ha filmato tutti gli interventi, ma non abbiamo saputo se metteranno in rete il convegno o almeno uno stralcio.
Pertanto per ora diamo un breve riscontro con il materiale che siamo riusciti a raccogliere e alcune note sintetiche, poi chiederemo altro materiale ai contatti esteri che siamo riusciti a raccogliere e l’eventule registrazione in mano al PCd’I, se riusciremo a venirne in contatto. Concludiamo con la lettera al Presidente KIM JONG UN, per questa occasione, da parte dell’Ambasciata di Roma della Corea Popolare.
Contributo del compagno Vincenzo Brandi in rappresentanza del G.A.MA.DI. e CISIS
Contributo del compagno Pavicevac Ivan, Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia
Cari compagni,
vi ringrazio caldamente a nome del Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia ed esprimo la nostra gratitudine al Partito Comunista per l’organizzazione di questo incontro di solidarietà con la Repubblica Popolare Democratica di Corea.
I 70’anni della RPDC sono una storia di grandi lotte e di vittorie, una storia di creazione e trasformazione, nella quale, sfidando le tempeste della rivoluzione sotto la leaderchip del grande leader e del grande partito, l’indipendenza e l’onore del Paese vennero difesi ed una fiorente repubblica socialista fu costruita.
L’alto prestigio e l’invincibile potenza della RPDC e tutti i suoi successi nella rivoluzione e nella costruzione dello stato socialista sono associati esclusivamente agli eccelsi nomi di KIM IL SUNG e KIM JONG IL.
Sotto la saggia leadership del presidente KIM IL SUNG, la RPDC creò un sistema incentrato sul popolo, nel quale non vi sono sfruttamento e oppressione. Il miglioramento delle condizioni di vita del popolo è il suremo principio dell’attività dello Stato. Come l’eterno leader presidente KIM IL SUNG disse:"il nostro popolo gode oggi di una vita creativa e completamente indipendente nell’abbraccio della Repubblica, come padrone dello Stato e della società". Nel nostro Paese tutte le persone esercitano i loro pieni diritti di indipendenza attraverso l’attiva partecipazione nella vita politica dello Stato. Aggiungono lustro alle loro vite meritevoli attraverso la lotta creativa per raggiungere l’altro obiettivo fissato dal Partito, aiutarsi l’un l’altro, vicini e uniti sulle basi della costanza rivoluzionaria e della solidarietà. Tutti i bisogni materiali, come cibo, vestiti e alloggio, e culturali sono soddisfatti dallo Stato, che fornisce loro anche posti di lavoro sicuri secondo le loro capacità. Conducono una vita ugualmente felice, ricevendo i benefici dell’istruzione gratuita, cure mediche e gratuite e così via.
A metà degli anni ’90 KIM JONG IL pubblicò "Dare priorità al lavoro ideologico è essenziale per realizzare il socialismo", "Il socialismo è una scienza" e altre opere che accesero fieramente le fiamme della rivoluzione ideologica per rendere il popolo sicuro della vittoria del socialismo. Ciò fornì una potente garanzia per ottenere la vittoria difendendo il socialismo e costruendo un pase fiorente.
Grazie alla lungimirante guida di KIM JONG IL, che dedicò grandi sforzi nel rafforzare le posizioni ideologiche nella rivoluzione e nella costruzione del socialismo, il popolo della RPDC, con indomabile forza mentale, poté cambiare completamente l’aspetto del Paese, accelerare l’inserimento dell’economia nazionale su una base moderna e inaugurare un periodo di massimo splendore nello sviluppo della scienza e della tecnologia del Paese e nella costruzione della cultura socialista in condizioni difficili.
La radice del socialismo risiede nel popolo. Una delle fonti del potere della Repubblica Popolare Democratica di Corea è l’assoluta fiducia e il supporto del suo popolo. Attraverso l’esperienza concreta, il popolo coreano ha compreso profondamente la superiorià del benevolo sistema socialista. Ecco perché il socialismo ha messo radici nelle loro menti ed è diventato per loro uno stile di vita imprescindibile.
Gli imperialisti non stanno lasciando nulla di intetato per arrestare l’aspirazione dell’umanità per il socialismo e sradicarla. Negli ultimi anni del secolo scorso il socialismo subì una battuta d’arresto temporanea a causa degli stratagemmi, compresa la corruzione, usati dalle forze imperialiste per rovesciare i sistemi socialisti.
Il fatto che gli imperialisti stiano tentando di elimnare il socialismo dimostra la superiorità di quet’ultimo sul capitalismo. Se il capitalismo fosse effettivamente superiore al socialismo non avrebbero bisogno di compiere sforzi disperati per distruggere quest’ultimo impiegando tutti i mezzi, come l’arbitrarietà militare, la guerra psiologica e il blocco economico. Ciò per paura che il sistema capitalista mondiale sia totalmente sgretolato dall’attrazione e dall’influenza del socalismo nel caso in cui i paesi socialisti siano lasciati come sono.
Ciò nonostnte, più disperati sono questi sforzi, più forte diventa la lotta per difendere e far progredire il socialismo. La tendenza dell’aspirazione al socliasmo è evidente anche nell’America Latina, che è stata definita il "giardino sul retro" degli Stati Uniti.
Il socialismo è un nobile ideale e una bandiera dei popoli nella lotta per l’indipendenza. Una società basata sulla proprietà privata e sull’indivitualismo da essa generato è destinata a dividersi in classi ostili l’una all’altra, il che conduce inevitabilmente allo sfruttamento e all’oppressione delle masse da parte di una manciata di persone appartenenti alla classe dominante. Per realizzare l’indipendenza delle masse è necessario rovesciare la società basata sull’indiviaulismo e costruire una società basata sul collettivismo, una società socialista.
La realtà della Repubblica Popolare Democratica di Corea dimostra il suo aspetto di baluardo invincibile che si oppone all’imperialismo e di fermo difensore della causa del socialismo, infonde grande fiducia e coraggio nelle menti dei popoli di tutto il mondo.
Oggi, il supremo leader KIM JONG UN, meritevole quanto i suoi predecessori, ha reso la RPDC una potenza invincibile e continua con le sue politiche che danno priorità ai bisogni del popolo
Grazie alla saggia leadership del Supremo Leader KIM JONG UN, che conduce la Nazione nella lotta patriottica per la riunificazione, il giorno della riunificazione sarà presto una realtà e la Corea, finalmente unificata, sarà il Paese più potente del mondo.
Contributo del compagno Rizzo, segretario del PC d'Italia
Il contributo del compagno Rizzo ha tenuto a sottolineare le grandi capacità del Presidente KIM JONG UN, giudicato spesso dalla stampa e di media occidentalli come persona inaffidabile, che è invece riuscito a portare al tavolo delle trattative il presidente del più potente paese imperialisti, degli Stati Uniti d’America, Donanld Trump, che l’aveva insultato e deriso fino a poco tempo prima e che ora gli stringe la mano e gli elargisce grandi sorrisi.
Il presidente KIM JONG UN ha creato le condizioni ed è riuscito a stabilire i termini per una reale politica di pace, che i comunisti di tutto il mondo auspicano.
Contributo del compagno Vasile Orleanu, presidente del Partito Nazionale Socialista della Romania
Il compagno Orleanu ha tracciato una sintesi storica partendo dal 1904, quando come conseguenza della vittoria sulla Russia da parte del Giappone, questi decise di invadere la Corea dove impose un regime di terrore, chi non era in grado di pagare le tasse veniva fucilato, le donne coreane più attraenti venivano avviate alla prostituzione nei bordelli giapponesi, ogni coreano doveva cambiare nome assumendo un nome equivalente giapponese, era vietata la lingua coreana, fu instaurato lo schiavismo.
Il Padre della Patria KIM IL SUNG teorizzò l’Idea Juche dal 1945 al 1955, ma era già applicata fin al 1931.
Gli anni dal 1948 al 1960 furono i peggiori per il popolo della Repubblica Popolare Democratica di Corea: dal 1950 al 1953 i bombardamenti yankees hanno raso letteralmente al suolo la Corea Popolare, provocato quattro milioni di morti, praticamente un quarto della popolazione e un’infinità di mutilati di guerra.
Oltre ai disumani attacchi giappenesi e yankee il popolo coreano dovette subire anche gravissime calamità naturali, ma per i meriti dei suoi presidenti oggi la Corea Popolare è uno dei più grandi produttori di frutta al mondo e proprio il primo produttore mondiale di mele, il sottosuolo è ricco di rame, oro, tungsteno, cobalto, zinco ecc. e il benessere della popolazione sta crescendo alla velocità di malima.
Contributo del compagno Michael Chant, segretario generale del Partito Comunista Rivoluzionario della Gran Bretagna
Il compagno Chant ricorda che l’occasione di questo seminario è data dal 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Ora la prosperità del popolo della Corea Popolare sta crescendo alla velocità di Chollima (il mitico cavallo alato che era in grado di percorrere 1000 li, pari a 400Km., al giorno e al quale accennò per la prima volta KIM IL SUNG nel 1956, prima del piano quinquennale 57-61 per spronare i propri concittadini a raggiungere gli obiettivi in anticipo sulle previsioni: infatti vennero raggiunti in quattro anni anziché cinque e nel 1961 fu eretta una statua a Chollima, che ora rappresenta l’eroismo dei lavoratori coreani in grado di raggiungere e superare ogni obiettivo).
Il compagno Chant ricorda che la questione del potere è una questione fondamentale per la vittoria della rivoluzione e che il potere proviene di un popolo fedele perché partecipa liberamente all’attività politica del Parse, sceglie la propria professione e studia secondo le proprie tendenzze.
Un popolo che ha raggiunto il benessere sotto l’aspetto medico (sanità pubblica gratuita), l’istruzione (universale gratuita per 12’anni per non parlare delle università e dei corsi di specializzazione) e così via, non dimenticando mai di dare priorità alla costruzione del socialismo, come anello di una catena mondiale con i popoli di tutti il mondo.
A tal proposito ricorda che per l’Amato Leader KIM JONG IL la politica estera coreana si reggeva su tre pilastri: indipendenza, pace e amicizia.
Il compagno Chant ricorda infine le tre rivoluzioni fondamentali per il Leader Eterno KIM IL SUNG, la rivoluzione ideologica, quella tecnologica e quella culturale.
Contributo del compagno del Partito Comunista della Finlandia
Il compagno finlandese ricorda i meriti del popolo coreano attraverso la sua storia e come incoraggiamento alla rivoluzione anche negli altri paesi. Il compito degli altri paesi è quello di studiare la storia e la filosofia coreana, l’idea Juche e di capire quale possa essere il modo per applicarla al proprio paese.
Il compagno finlandese ricorda che oggi i gruppi comunisti in tutta Europa sono molto piccoli e divisi e che il capitalismo ha il merito di avere ottenuto questo risultato.
La sua speranza dice è che tutti i comunisti europei riescano finalmente ad unirsi, a trovare una base comune di impegno e di cooperazione almeno sui temi ecologici, sul cambiamento climatico, perché altrimenti non vede altra possibilità: questa è rimasta per il compagno finlandese la nostra ultima chance di unirci sotto un comune interesse, come vuole l’Idea Juche, per un obiettivo voluto da tutte le nostre popolazioni per non devastarci il futuro.
Contributo del compagno Jean-Cluade Martini della Sezione Italiana di KFA
Il compagno Martini pone l’accento sull’importanza della leadership e sulla personalità di una guida carismatica difficile da realizzare, afferma, in un Paese, l’Italia, dove si è combattuto e demonizzato il culto della personalità.
Conclude che il massimo aiuto che potremmo fare noi alla Repubblica Popolare Democratica di Corea sarebbe quello di instaurare qui in Italia il socialismo.
Contributo del comapagno Davide Rossi del Partito Comunista della Svizzera
Meriti di ieri e di oggi della R.P.D. di Corea di Davide Rossi
1. Il saluto del Partito Comunista (Svizzera)
Porto qui oggi le considerazioni e i saluti del Partito Comunista svizzero che è felice dell’invito ricevuto in occasione di questo importante anniversario, il 70° della fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea, e ringrazia gli organizzatori per permetterci di riflettere insieme sulle conquiste raggiunte sotto la direzione del Partito del Lavoro di Corea. La Corea Popolare è un Paese socialista che da sempre è in prima linea non solo nella lotta contro l’imperialismo atlantico, ma anche nella solidarietà internazionalista con tutte le nazioni che vogliono svilupparsi in modo sovrano e indipendene. E già questo è un merito che non va sottovalutato nell’analisi.
2. I meriti passati
Desidero entrare nel merito della mia relazione ricordando i risultati immensi e immortali raggiunti sotto la guida dei presidenti KIM IL SUNG e KIM JONG IL, i cui sforzi hanno portato innansitutto alla sconfitta dell’imperialismo giapponese, conquinstando l’indipendenza nazionale e riuscendo a tener testa alla più pericolosa e guerrafondaia potenza imperialista: gli Stati Uniti d’America. COme ha detto il compagno KIM JONG IL nel 1997:"associare giudiziosamente la posizione nazionale e quella di classe; i principi storici e la modernità perabbandonare ciò che è incompatibile con il socialismo". Non era evidente costruire una nazione socialista e sovrana sotto le costanti minacce nucleari dell’imperialismo americano e dei suoi alleati dislocati nella parte sud della penisola, ridotta a colonia di Washington. Solo con un popolo coeso, unito in modo compatto intorno al proprio Partito d’avanguardia e a dirigenti politici capaci, si poteva riuscire in questa enorme missione. Lo spirito di sacrificio e il profondo senso dell’indipendenza anche rispetto al COMECON, il mercato coune socialista a guida sovietica, ha permesso alla Corea Popolare di superare i terribili anni ’90 che hanno visto la restauazione capitalisticaprevalere in Europa dell’Est e in Unione Sovietica. Un risultato possibile graie a una corretta linea politica basata sullo Juchè e sul Songun che i presidenti KIM IL SUNG e KIM JONG IL hanno teorizzato e applicato.
3. Priorità all’ideologia
Nel nostro partito abbiamo letto quest’anno un’opera molto utile scritta dal compagno KIM JONG IL nel 1983 in occasione del 100° anniversario della morte di Karl Marx. Essa spiega in modo magistrale come partendo dal marxismo-leninismo il presidente KIM IL SUNG sia riuscito a sviluppare una ideologia nuova, aderente alla realtà coreana, lo Juche. Dice bene il compagno KIM JONG IL: "applicando in maniera creativa il marxismo-leninismo alle realtà del nostro Paese il compagno KIM IL SUNG ha creato le idee del Juche", spiegando come per portare avanti le Tre Rivoluzioni elaborate dal Presidente KIM IL SUNG, il Partito abbia scelto di principio di accordare la priorità assoluta alla ricoluzione ideologica. Sapendo portare così sul piano della sovrastruttura l’ardore rivoluzionario e la concreta costruzione dell’uomo nuovo, dell’uomo perfettamente integrato nella concezione socialista di tipo Juche. Riuscire ad abbandonare ogni meccanismo e ogni dogmatismo per adattare il socialismo scientifico alle necessità della propria nazione, ai costumi e ai migliori sentimenti del proprio popolo, è un insegnamento che molti comunisti occidentali dovrebbero trarre. Il nostro Partito pur piccolo e attivo in un Paese ostile dal punto di vista di classe come la Svizzera delle banche e simbolo del capitalismo, cerca con umiltà di portare alcuni di questi princìpi nel nostro modo di approcciarci alle masse. Nel suo documento "aderire allo spirito del Juche e all’identità nazionale" del 1997 il compagno KIM JONG IL scriveva che "aderire allo spirito del Juche e all’identità nazionale e assicurare lo sviluppo e l’indipendenza del paese e della nazione è la condisione sine qua non per rafforzare l’unione e la solidarietà internazionali e apportare un vero contributo allo sviluppo del movimento rivoluzionario internazionale". E qui sta una delle essenze del successo coreano.
4. I meriti di oggi
Se è necessario guardare al passato e ai grandi insegnamenti dei presidenti KIM IL SUNG e KIM JONG IL, non possiamo scordarci i successivi attuali che il Partito del Lavoro di Corea, sotto la direione del suo attuale presidente, compagno KIM JONG UN, è riuscito a realizzare. Anzitutto il compagno KIM JONG UN ha convocato il Congresso del Partito, momento importantissimo di partecipazione democratica. Il Congresso ha permesso al Partito, avanguardia della classe operaia trasformata in classe nazionale, di aggiornare la propria azione e di consolidare il carattere di Partito rivoluzionario radicato tra le masse popolari coreane. La presidenza del compagno KIM JONG UN ha spinto inoltre verso una modenizzazione dell’economia con una lodevole atenzione verso i consumi e il benessere delle masse popolari.Il nostro Partito ritiene inoltre che l’essere riuscito ad avvicinarsi alla Cina, a riprendere il processodi distensione con la Sudcorea e con gli stessi Stati Uniti e aver rilasciato la discussione su una riunificazione della penisola su base confederale, come previsto con lungimiranza dal presidente KIM IL SUNG, decenni fa, siano meriti enormi. Ricordiamo in tal senso cosa scrisse con altrettanta lungimiranza dal presidente KIM IL SUNG decenni fa, siano meriti enormi. Ricordiamo in tal senso cosa scrisse con altrettanta lungimiranza nel 1997 il compagno KIM JONG IL:"per difendere lo spirito dello Juche e l’identità nazionale contro l’imperialismo (...) occorre rinsaldare la solidarietà e la cooperazione internazionaliste dei popoli progressisti del mondo". Il compagno KIM JONG UN dipinto dalla propaganda imperialista come leader imprevedibile, ha invece dimostrato abilità, equilibrio e saggezza nel consolidare la Rivoluzione coreana e il socailismo di tipo Juche.
5. Verso un futuro di pace e unità per la penisola coreana
Il sostegno dei comunisti svizzeri alla Corea è volto a difendere la sovranità di una nazione che ha il diritto di scegliere il proprio modello economico e sociale nell’ottica di una nuova geopolitica multipolare che è, in quanto tale un freno realista all’imperialismo atlantico. Difendere la Corea dgli attacchi imperialisti significa sostenere il socialismo e creare spai di agibilità per tutti i parsi emergenti che vogliono costruire un’alternativa l sistema atlantico, pensiamo alla Siria baathista che eroicamente lotta per la sua sovranità e la sua integrità territoriale contro terroristi e separatistim pensiamo a Cuba che sta aggiornando la sua economia socialista proprio attualmente mantenendo saldamente al centro il Partito Comunista, ma anche l’Iran sciita che seppur non socialista è oggi un alleato importante per bloccare la prassi guerrafondaia e neocoloniale del sistema atlantico. In tutti questi paesi, il ruolo solidale e internazionalista del governo rivoluzionario di PyongYang si conosce e si apprezza.
Abbiamo promosso assieme a settori della borghesia svizzera legati ai valori di neutralità che sotto i buoni servizi diplomatici di Berna si tenesse il summit di pace tra il presidente KIM JONG UN e il presidente Donald Trump, ma siamo felici che ciò non sia stato necessario perché è stato raggiunto comunque l’obiettivo prefissaato di dialogo per la cooperazione, la pace e l’unità della penisola coreana. Nell’ambito della cooperazione abbiamo promosso in Svizzera le produzioni cinematografiche della Corea Popolare e per favorire il turismo e per far conoscere la realtà della Corea Popolare.
Da parte nostra lavoriamo affinché il Partito Comunista in Svizzera non cada mai nel folklore, nell’autoreferenzialità, e anzi sappia adattare il marxismo-leninismo alla situazione nazionale, riconoscendo che senza accumulazione primaria di capitale non c’è socialismo possibile come ci sta insegnando il compagno KIM JONG UN con la sua politica pragmatica.
Chosson inmin mansé!
Grazie
Compagno KIM JONG UN
Presidente del Partito del Lavoro di Corea
Presidente della Commissione degli Affari di Stato della RPD di Corea
Rispettato compagno KIM JONG UN,
a conclusione del Seminario dei Partiti e delle Associazioni nella regione europea che si è svolto oggi a Roma sul tema della lotta del Partito del Lavoro di Corea per la costruzione di una potenza socialista in occasione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea, noi, partecipanti, abbiamo deciso di inviarLe questa lettera.
L’evidenza delle contraddizioni intrinseche della struttura del capitalismo e la moltiplicazione delle manovre aggressive e guerrafondaie degli imperialisti rendono più instabile l’attuale situazione internazionale senza precedenti.
In questa situazione in cui la RPD di Corea sventola più in alto la bandiera socialista si dà una speranza di futuro e una convinzione nella vittoria del socialismo all’umanità progressista che ama la giustizia.
Il movimento comunista, che è cominciato in Europa con la nascita di Karl Marx duecento anni fa, oggi è rinato vigorosamente in Oriente con la costruzione di una potenza socialista in Corea, la quale testimonia che il socialismo è l’ideale dell’umanità e la verità universale.
Nel presente seminario noi abbiamo parlato sia delle opere del compagno KIM IL SUNG e del compagno KIM JONG IL, che hanno portato alla vittoria la causa di edificazione di una potenza socialista di carattere indipendente, autosufficiente e di autodifesa che delle attività del compagno KIM JONG UN che sta guidando con la lungimiranza la lotta per raggiungere gli obiettivi pi ambiziosi di costruzione di una potenza socialista e abbiamo espresso la nosra intenzione di moltiplicare il sostegno e la solidarietà alla causa del Partito del Lavoro di Corea.
Grazie alla Sua guida lungimirante, oggi, la RPD di Corea è diventata il protagonista nell’arena internazionale che salvaguardia e incoraggia la giustizia, la pace e il socialismo.
Anche in futuro ci impegneremo a dare pieno sostegno e solidarietà alla lotta del Partito del Lavoro di Corea per la costruzione di una potenza socialista, per la riunificazione indipendente e pacifica del Paese e per la salvaguardia di pace e di sicurezza nella penisola coreana.
Ci auguriamo di cuore che Lei, compagno KIM JONG UN, Presidente del Partito del Lavoro di Corea raggiunga maggiori successi nella Sua attività indirizzata all’avanzamento vittorioso della causa socialista.
I partecipanti del Seminario dei partiti
e delle Associaioni nella regione europea
sul tema della lotta del Partito del Lavoro di Corea
Per la costruzione di una potenza socialista
Partito Comunista Rivoluzionario (Marxismo-Leninismo) di Gran Bretagna
Unione Comunista Finlandese
Partito Comunista Svizzero
Partito Socialista Nazionale di Romania
Partito Socialista e di Operai di Croazia
Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia
Partito Comunista d’Italia
Movimento per la Pace e il Socialismo d’Italia
L’Asociazione Europea per lo Studio delle Idee di Juche
Comitato Italiano per il Songun, Indipendenza e Sovranità
La Sezione Italiana di KFA
Roma, li 15 settembre 2018
SIGNIFICANCE OF EIGHTH CONGRESS OF WORKERS’ PARTY OF KOREA
26 Apr 2021
Significance of Eighth Congress of Workers’ Party of Korea
Alfonso Galdi
Dear Comrades,
For the first time I have the honor of participating in a debate to deepen the study and knowledge of the Juche idea.
For this opportunity I am grateful to the Workers’ Party of Korea and its esteemed leaders, whose high skills and competences I have already been able to appreciate in previous political meetings.
I want to emphasize the high value of the report by Comrade KIM JONG UN delivered on the occasion of the 8 th Congress of the Workers’ Party of Korea, which, based on the founding principles of the Idea, opened new perspectives for the development and application of the Juche idea.
The great political quality of this exhibition is also revealed by the sincere observation of the problems encountered in the past, which are positively acquired as an experience on which to improve future policies.
The task of achieving this improvement is clearly assigned to all components of the Korean Socialist Society, which, as we know, is based on the doctrine of the people as a fundamental question, as well as the main decisive political modality for the survival or the ruin of the Party and victory or the failure of Socialism.
In this key, a fundamental role is reserved by the Central Committee of the WPK to the People's Army, called to fulfill its national duty to firmly protect the country not only from military threats but also from sudden non-military threats.
In this scheme the superiority and vitality of Korean-style Socialism centered on the popular masses clearly emerges.
These are expressed through the struggle to accelerate the Socialist Construction, improving the capacity for self-development and self-sufficiency.
I believe the development of international relations that Comrade KIM JONG UN has recently conducted with other countries, such as China and Russia, is of great value, in line with the rapid changes in international scenarios, which see these countries advance in the political and economic fields and military to the detriment of the USA.
From the aforementioned perspective of the development of International Socialism, appears the strengthening of relations with countries such as Vietnam and Cuba, to which, albeit each with its own characteristics, Korea appears linked by the common anti-imperialist struggle and by experience in Socialist construction. However, I believe that Korea’s greatest success in international politics lies in its position as the country standing face to face with the superpower - the United States. Only to those who are unfamiliar with the value and determination of the Korean people, the Workers’ Party and the Leader who leads it, could it seem impossible that a relatively small country could assume such a strategic and decisive position in the fight against imperialism. However, this remains an extraordinary result, achieved only thanks to the deterrent constituted by the strength and valor of the People's Army.
The love of the Korean people for independence can also be read in the great economic, industrial and social effort employed in the military. This, however, should not be read as a propensity for aggression, but rather as an active defense of peace. This determination, moreover, unites the Korean vision also to our history, since even the Ancient Romans knew the strategic value of deterrence and affirmed, in Latin, "si pacem vis para bellum", which means “if you want peace, prepare for war.”
Moreover, as long as the imperialists exist on earth and the danger of a war of aggression by hostile forces against the Democratic People's Republic of Korea, the Revolutionary Armed Forces will have to continue to increase their defense capacity, in line with the evolution of the international scenario.
This principle was clearly expressed by Comrade KIM JONG UN, who, in his speech, solemnly reiterated the need for the constant strengthening of national defense capabilities, placing them as a cornerstone for the existence of the State and a solid guarantee of defense of dignity and the security of the country, the people and peace.
No less noteworthy are the positions taken in on economic development. The detailed analysis of the successes and problems encountered in the implementation of the program adopted following the 7 th Congress of the Workers’ Party of Korea, made it possible to improve the planning of future strategies, also in light of the great difficulties present today due to the serious and protracted global public health crisis. The Central Committee of the WPK has elaborated, on this analytical basis, the strategy for the national economic development over the next five years. It is very interesting to note how this plan, without forgetting the need to reserve important resources for national defense, aims above all at improving people's living standards. The political and economic design clearly provided the guidelines for the development and increase of production, in application of the principles of Socialism and holding up the slogan “Forward to a new victory!”
As indicated by Comrade KIM JONG UN, the development plan also involves science and technology, seen as a prerequisite for achieving prosperity, strength and self-sufficiency.
Similar attention is paid to the theoretical elaboration, placed at the basis of the construction of socialist culture. In this sense, the need to invest forces and resources in education, public health, literature and art, all aspects that characterize the revolutionary character of the Korean people, was underlined.
The project necessarily involves every single component of the Society, who is personally called to create and develop the new noble and civil life of Socialist Korea, until the objectives of this new phase are fully achieved.
Finally, great attention was paid to the problem of the reunification of the Korean homeland, unjustly divided by the imperialist powers.
Comrade KIM JONG UN announced that, despite the great diplomatic effort put in place, inter-Korean relations are experiencing a moment of stalemate, comparable to the situation present at the time before the publication of the Panmunjom Declaration and that the dream of national reunification it is made more distant. However, no effort will fail to achieve this fundamental objective, always however in full compliance with the principle of independence in external relations, given that the first task of the diplomacy of the People's Democratic Republic is the protection of the sovereignty of the country and the prestige of the state, and the Workers’ Party of Korea to defend the majesty of our Party, increase national prestige and defend the interests of the state.
On the basis of what has been briefly explained, I believe that the experience offered by the Workers’ Party of Korea and the DPRK will make other countries of the world, each according to their own characteristics and particularities, greatly benefit from study of His work.
I close my speech by honoring the birthday of Eternal President KIM IL SUNG and rejoicing at the introduction of the new term Kimilsungism-Kimjongilism, which will best summarize the reference to the great works of the two great and late Supreme Guides of the Korean People.
SEMINARIO INTERNAZIONALE DEL GIORNO DEL SOLE
23 Apr 2021
Pyongyang, 12 aprile (KCNA) - Si è tenuto un incontro in Mongolia l'8
aprile per ricordare il 40° anniversario della fondazione dell'istituto
internazionale dell'idea Juche (IIJI).
Erano presenti il direttore generale, il segretario generale e direttori del
INDI, membri delle organizzazioni di studi della idea Juche in Asia, Africa,
Europa e America Latina, personaggi pubblici della Mongolia e del
Giappone, l'ambasciatore della RPDC in Mongolia, il suo personale
d'ambasciata e una delegazione dell'Associazione coreana di scienziati
sociali.
All'apertura dell'incontro sono stati presentati messaggi di congratulazioni
dalle organizzazioni dello studio dell'idea Juche di diversi paesi e
dall'Associazione coreana di scienziati sociali.
Il direttore generale Ramon Jimenez Lopez ha fatto una relazione per
introdurre i discorsi.
I giornalisti e gli oratori hanno affermato che la fondazione dell'IIJI è stata
una rilevante realizzazione nata per soddisfare le esigenze dell’epoca e il
desiderio dell'umanità e che la sua importanza è stata dimostrata nei suoi
40 anni di storia.
Si è sottolineata la necessità di migliorare ulteriormente la posizione e il
ruolo dell’IIJI a di intensificare lo studio e la diffusione dell'idea Juche
come richiesto dai tempi e desiderato da tutti i progressisti del mondo.
All'incontro è stata redatta una lettera per il leader supremo KIM JONG UN.
Lo stesso giorno sono stati organizzati un ricevimento e uno spettacolo
artistico per celebrare il 40° anniversario dalla fondazione dell'IDI.
Il 21° incontro del Consiglio di amministrazione del IIJI si è svolto il 7
aprile.
L'incontro ha esaminato il lavoro svolto nel precedente periodo e ha
discusso le azioni programmatiche per le organizzazioni regionali e
nazionali di studio della idea Juche di condurre un energico studio e una
diffusione del Kimilunguismo-Kimjongilismo in armonia con il loro
specifiche condizioni.
16th plenary meeting of Paektusan Association was held
Prague (Praha), June 17, Juche 107 (2018) - On Saturday, June 16, Juche 107 (2018) the 16th plenary meeting of the Paektusan Czech-Korean Friendship Association, a registered association, was held in Prague to review the activities from the 15th plenary meeting held on June 17, Juche 106 (2017) and to discuss its work in a situation of a gradual process of moderating tensions between the Democratic People’s Republic of Korea and the largest imperialist power of the world, the United States.
The meeting began with the national anthems of the Czechoslovak Socialist Republic and the Democratic People’s Republic of Korea. The meeting room was decorated with the DPRK flag and the picture of the Great Leaders Comrades KIM IL SUNG and KIM JONG IL surrounded by children. Participants were offered Paektusan magazines and stickers, and brochures with works of the Great Leaders.
The activity report was delivered by Paektusan Association first Vice-Chairman, comrade RSDr. Jozef Servista, who excused the chairman comrade RSDr. Jaroslav Kafka from the meeting due to long-term illness. He congratulated the Democratic People’s Republic of Korea on the ongoing talks with the US President and on further successes. He expressed his full solidarity with the DPRK, which wants to live in peace and to enhance its homeland.
The participants honored the commemoration of the honorary chairman, founder and former chairman of the Paektusan Association, comrade Jiří Jarka, who died on 7 February this year.
Comrade Servista said in a report that the committee of the Association met 13 times from the 15th plenary meeting and thanked the members of the committee for their activities, notably with new promotional materials to support socialist Korea, participation in friendship delegations in the DPRK, and talks made to bring the findings from the public to the public, clarifying its progressive policy.
He thanked DPRK Ambassador comrade Kim Pyong Il and embassy staff for valuable help and cooperation in the Association’s activities.
He introduced the participants with concluded cooperation agreements with Left Women’s Clubs and the Czech Borderlands Club of Litoměřice (a town), which were ceremoniously signed at the plenary meeting together with the chairwoman of the Republic Council of Left Women´s Clubs comrade Mgr. Květa Šlahúnková and chairman of the Czech Borderlands Club of Ústí nad Labem Region comrade Jan Dlouhý.
Speech of the Embassy Councilor comrade Ing. Kim Chon Se was delivered by the III. Secretary of embassy comrade Ma Chol Hun. He highly honored that Paektusan Czech-Korean Friendship Association greatly contributed to the deepening of the friendly sentiment among Korean and Czech people and actively pursued solidarity to support the struggle of the people of Korea for building socialism and reunification of their homeland. He wished the Assiciation members many successes in their further work.
He made clear the current policy of the DPRK, where the immortal line and wish of the eternal leaders Comrades KIM IL SUNG and KIM JONG IL is faithfully and consistently carried out by the Respected Supreme Leader Comrade KIM JONG UN, under whose leadership at the head of the Korean Workers Party, it will surely achieve final victory in the work of the Korean people to build socialism and reunification of the divided homeland.
He recalled 70-years-old Czech-Korean relations and added: "We are rightly proud of this history of friendly relations and we will strive to continue to strengthen friendly relations between people of the two countries on the basis of good traditions and experiences of the past."
After the introductory speeches and the election of the commissions, changes were made to the bodies of the Association.
Chairman of the Paektusan Association comrade RSDr. Jaroslav Kafka was released due to long-term illness. Comrade RSDr. Jozef Servista was released from the position of 1st Vice-Chairman and comrade Lukáš Vrobel from the position of Vice-Chairman.
Comrade RSDr. Jaroslav Kafka was elected as Honorary Chairman. Comrade RSDr. Jozef Servista was elected as Chairman of the Paektusan Association. Comrade Lukáš Vrobel was elected as 1st Vice-Chairman. Comrade Alexander Velitš was elected as chairman. Comrade Roman Blaško was elected as a member of the committee.
The financial report was presented by comrade Ing. Pavel Rejf, CSc. A commented photo presentation of the Paektusan delegation to the DPRK in April this year was presented by comrade Lukáš Vrobel. Presentation on the website of Paektusan Association was presented by comrade Štefan Kubini.
In the discussion, the participants expressed their support for the DPRK and the pride of its policy, defending the interests of ordinary people and national self-sufficiency and identity. Comrade Alexander Velitš sang the Korean song "Under Your Leadership We Will Win", dedicated to the Great Leader Comrade KIM JONG IL.
At the end of the meeting, a statement was issued unanimously, commending the achievements of the DPRK, and reluctantly rejecting the embarrassing campaign of human rights violations in the DPRK and interfering with its internal affairs. The statement condemns the unfair and inhumane economic sanctions and calls for their immediate abolition. It sends heartfelt greetings to the heroic Korean people in the 70th anniversary of the DPRK and wishes them many successes in building and defending socialist society.
The committee of the Paektusan Committee in its adopted resolution thanked comrade Jaroslav Kafka for his long-term, indefatigable and indecent work for the Paektusan Association and his merit for further development of the activities and the extension of the membership base, and for all those present for participation and an active approach to the plenary meeting.
The 16th plenary meeting was concluded with the Korean revolutionary song "Let’s Go to the Paektu Mountain".
SEMINARIO SULLE IDEE DI JUCHE E INDIPENDENZA IN OCCASIONE DEL 75° ANNIVERSARIO
DALLA FONDAZIONE DELLA REPUBBLICA POPOLARE DEMOCRATICA DI COREA (09/09/1948)
03/09/2023
Prof. Roberto Gessi, membro G.A.MA.DI.
GRUPPO ATEI MATERIALISTI DIALETTICI,
direttore La VOCE, organo di
diffusione G.A.MA.DI.
Un peculiare attributo delle Idee di Juche è l’innovazione.
KIM IL SUNG e i suoi successori
hanno, non solo respirato, ma interiorizzato a tal punto il
potenziale di innovatività rivoluzionaria del materialismo
dialettico, da esserne impregnati, pur senza focalizzare il loro
pensiero su questo, perché l’hanno totalmente metabolizzato, a tal
punto da non renderne più necessaria nessuna sottolineatura, anche
perché le Idee Juche rappresentano, rispetto al materialismo
dialettico, una
tale evoluzione da dover constatare che l’Idea Juche è un pensiero
del tutto originale, se vogliamo un’Idea superiore a quelle
espresse nel materialismo storico e dialettico, che relegavano
l’essere umano sociale al solo rapporto economico, sottovalutando
il genuino vero potenziale dell’uomo nelle sue capacità più
importanti, che lo rendono in grado di determinare il proprio
destino, o relegandolo, con il materialismo dialettico, in schemi
troppo rigidi, come lamentano tutti gli studiosi del pensiero
engelsiano, al quale anche il G.A.MA.DI. si ispira, ma senza
paraocchi, manicheismi, degni piuttosto di altri momenti storici, ma
valutandone, pur appunto con
i suoi limiti, il potenziale rivoluzionario, che ha rappresentato ed
ancora rappresenta per l’evoluzione del pensiero in ambito
scientifico, tanto da consentirci ancora oggi una concreta critica a
certi aspetti delle ricerche scientifiche più innovative, come ad
esempio nella fisica quantistica.
La genialità impareggiabile di KIM
IL SUNG, assolutamente sottovalutata da tutti gli
altri grandi
rivoluzionari e teorici del materialismo dialettico, è stata quella
di saper attribuire il peso che merita alle tradizioni, capendo che
innovazione e rivoluzione non sono antitetici alle
tradizioni di un popolo, in
questo probabilmente facilitato dalla cultura ultra-millenaria e
unitaria del popolo coreano (la
storia della Corea si estende dai tempi del Paleolitico inferiore
fino ai giorni nostri), non
presente in un’Europa troppo frammentaria e
martoriata da guerre intestine
e in una Russia che con la Rivoluzione d’Ottobre ha voluto
espressamente tagliare il cordone ombelicale che legava quei popoli
alle loro tradizioni, come si
dice in un detto popolare, non accorgendosi di buttar via il
bambino con l’acqua sporca.
Quindi nasce questo concetto
dell’Idea Juche, di un
continuo rapido progresso rivoluzionario attraverso la
rappresentazione mitologica di un cavallo alato con straordinarie
capacità di macinare in un
baleno le mete che si pone.
Si
legano gli obiettivi più
importanti dell’innovazione
e del progresso rivoluzionario alla
rappresentazione mitologica conosciuta e famigliare ad
ogni coreano, perché appartenente alla loro cultura tradizionale.
Questa capacità di tenere unite le
persone, un popolo intero, che è un’altra particolarissima
peculiarità delle Idee di Juche, non appartiene alla rivoluzione più
conosciuta del marxismo-leninismo, ed infatti la necessità di
compiere balzi straordinari nella ricostruzione post-rivoluzionaria
dell’Unione Sovietica genera Stachanov, e
lo stachanovismo, ossia
un’emulazione individualistica con tanto di premiazioni personali e
riconoscimenti da podio sportivo,
piuttosto che, come invece accade nella Corea Popolare la premiazione
in uno sforzo collettivo, il riconoscimento dell’importanza di un
comportamento unitario e concordante alla realizzazione
dell’obiettivo, nel tempo e con i risultati più straordinari
possibili.
Nella Corea Popolare vengono tenuti
nella massima considerazione i bisogni e le aspirazioni individuali,
ed
anche quando qualcuno compie azioni individualmente straordinarie,
esiste si una forma di riconoscimento, anche importante, ma più per
l’idea sottesa all’azione, che non proprio per l’azione
concretamente svolta: ossia si premia il concetto rappresentato
dall’azione e non l’azione in sé, come
se fosse un premio per chi la
compie e una punizione per chi non la imita, ma proprio per la
profondità del pensiero dietro quell’azione, in grado di stimolare
tutti, non ad una banale imitazione, ma a creare le condizioni
collettive, anche con un
singolo atto, per un sempre
maggiore successo nel raggiungimento dei traguardi rivoluzionari.
D’altronde in Russia la
rivoluzione è scaturita da una guerra intestina, da una guerra
civile estremamente cruenta, dai tagli storici netti, pertanto
ricostruire in breve tempo l’unitarietà di una popolazione diffusa
su un territorio immenso, anzi proprio senza paragoni in tutto il
Globo, non facilitava processi unitari, per quanto si siano cercati,
mentre tutt’altra situazione si presentava nella Corea Popolare,
dove la guerra è stata una Guerra di liberazione dall’occupazione
straniera, che vedeva tutto il popolo concorrente alla realizzazione
del successo, anche se questo non significa sottovalutare lo stimolo
potente ed
indispensabile che KIM IL SUNG ha saputo infondere nei coreani, molto
scoraggiati dalla preponderante forza e violenza degli occupanti, in
grado di minacciare non solo loro ma anche un immenso Paese come era
già la
Cina di allora.
Se vogliamo fare un paragone un poco
forzato con la storia italiana, per capire meglio i valori in gioco,
possiamo paragonare, mutata mutandis, la guerra di KIM IL SUNG e dei
suoi uomini, alla guerra che in Italia è scaturita dai
moti carbonari per scacciare l’occupazione del
nostro territorio da parte
dell’Impero Austro-Ungarico.
Nell’Idea Juche tutto concorre al
benessere individuale attraverso la formazione, la salute,
l’unitarietà per sviluppare quelle caratteristiche umane che il
grande filosofo e ideologo KIM IL SUNG ha saputo individuare
nell’autodeterminazione, quasi
un corollario della creatività autonoma,
della coscienza e del senso di libertà insita
in qualsiasi uomo, che sul piano collettivo significa dare il massimo
rilievo all’indipendenza nazionale, come obiettivo primo,
inalienabile all’uomo, che quindi spontaneamente combatte per
riconquistarlo
se gli viene tolto (IL SUNGun
è messo a garanzia di questo principio).
La potenza straordinaria delle Idee
del Juche e quindi la grande
genialità del suo ideologo, il padre della Patria, KIM IL SUNG, è
anche nella semplicità e nel ridotto numero dei suoi principi che
sono a fondamenta di un impianto ideologico perfettamente funzionante
e dettagliato.
Spiega KIM IL SUNG che questo
collegamento tra privato e sociale, che non è riuscito altrettanto
bene al leninismo e allo stalinismo, si può riassumere nel concetto
di una società rappresentabile dalla
metafora della ruota: il mozzo, ovvero il centro della ruota
rappresenta l’unità di intenti ed è impersonato dal Leader. I
raggi della ruota sono personificati delle strutture di partito che
devono riportare al Leader le istanze della base, che a sua volta è
personificata dal cerchione sul quale la
ruota cammina. Senza le
istanze vissute sulla propria pelle dei singoli individui e che
determinano in essi delle priorità irrinunciabili, la ruota non
andrebbe da nessuna parte. Senza i raggi la ruota si sfascerebbe e
senza un mozzo non potrebbe andare nella direzione voluta. Un Leader
non amato dal proprio popolo o che non fosse illuminato dal partito
sulle istanze popolari
sarebbe un tiranno.
Ecco perché funziona, ed ecco
perché il Leader è solo la personificazione della volontà popolare
che si esprime attraverso il partito.
Sono queste peculiarità davvero
straordinarie delle Idee Juche che garantiscono il successo
ultra-settantennale della società a nord del 38° parallelo. KIM
IL SUNG raccomanda che la sua filosofia deve essere incentrata
sull’uomo (al contrario del marxismo-leninismo che relega l’uomo
ad un ruolo passivo nella società, subendo
lo sfruttamento come un destino, salvo che si verifichino situazioni
particolarmente favorevoli ad una rivoluzione o anche attendendo che
la società si evolva
per conto proprio).
Questo amore reciproco per il e del
Leader per il popolo nella Corea Popolare
non significa, come spiega ampiamente KIM JONG IL , sistematizzatore
dell’Idea Juche, che ci sia un cedimento delle Idee Juche in
direzione vetero-umanista, anziché
un’evoluzione originale rispetto al materialismo dialettico.
Proprio mettere l’uomo al centro, non solo dell’idea filosofica,
ma proprio al centro del Mondo, di cui esso è padrone responsabile è
la più grande delle innovazioni di KIM IL SUNG, che anche noi in
occidente, nonostante tutti i nostri movimenti ecologisti, non
abbiamo ancora capito a fondo.
L’uomo dell’Idea Juche è un
essere sociale, potente, in grado di determinare la propria storia,
che trae proprio dalla socializzazione la sua irresistibile forza.
Anzi proprio l’aspetto
umanistico è il collante senza il quale le società che aspirano al
comunismo non potrebbero sopravvivere a lungo.
D’altronde come l’aspetto del
neo-umanesimo nell’accezione fattiva del Juche, non è
ricollegabile ad un
bucolico umanesimo arcadico
come nel
XVII
secolo, così l’aspetto
illuministico non è dovuto ad un ideologico
primato da dare alla ragione, come
avveniva nel
XVIII secolo, quando era nato
per reazione all’oscurantismo
di matrice religiosa dei secoli precedenti, ma
all’accentuazione
dell’inventiva umana, comune a tutti gli uomini, in grado di
riscattare l’intera umanità dalle proprie condizioni di partenza,
di una ragione e di una intelligenza fondata sulla realtà
dell’azione dei piedi e delle mani.
L’indipendenza, la creatività,
l’utilizzo delle sole proprie forze, la spinta ideologica per
l’evoluzione tecnica e scientifica, il forte senso morale, la
libertà declinata collettivamente, l’educazione ideologica, così
come la bellezza, il decoro, lo sport, l’amore
per la propria letteratura e
le proprie migliori tradizioni sono a fondamento delle Idee di Juche.
Voglio
rendere onore all’attuale rispettato Leader, KIM JONG UN, che ha
saputo mantenere e guidare nella giusta direzione l’intero Paese in
momenti molto difficili, capendo perfettamente quale fosse la
priorità più importante,
ossia la difesa nucleare, senza rinunciare allo sviluppo in tutti gli
altri settori dell’evoluzione ed anzi curandoli spesso
personalmente con sopralluoghi, come facevano i suoi predecessori,
nei gangli vitali dell’industria, della pesca, dell’agricoltura,
delle costruzioni e delle innovazioni.
Ringrazio gli organizzatori di
questi importantissimi seminari internazionali in grado di svegliare
le coscienze dei popoli che non hanno ancora realizzato la propria liberazione dal
tallone imperialista usa.
Lucito (CB), 12/08/2023.
INTERVENTO DI VINCENZO BRANDI, PRESIDENTE
DEL G.A.MA.DI., PER Il CONVEGNO SULL’IDEA DEL JUCHÉ DEL 3
SETTEMBRE 2023 A ROMA
Gli
ultimi sviluppi della situazione internazionale, che vedono un
Imperialismo sempre più aggressivo, fanno risaltare ancora di più
il ruolo della Corea Popolare e Democratica che è riuscita a
preservare la propria indipendenza, e contemporaneamente ad
assicurare un adeguato sviluppo economico e sociale per il proprio
popolo, grazie all’idea del Juché ed alla guida dei suoi grandi
dirigenti: KIM IL SUNG,
KIM JONG IL
e KIM JONG UN.
L’applicazione
dell’idea del Juché, basata sul principio umanistico che l’uomo
può tutto e può decidere su tutto se guidato da idee giuste e
spirito di indipendenza, e che le masse coscienti e consapevoli sono
artefici della loro liberazione, ha permesso alla Corea Popolare e
Democratica di sviluppare i mezzi, anche di tipo militare avanzato,
per ottenere un alto grado di sicurezza e rendere vane le continue
manovre aggressive degli imperialisti USA, dei revanscisti
giapponesi e degli ambienti reazionari della Corea del Sud.
Lo
spirito eroico, la consapevolezza e la fiducia nei propri mezzi del
popolo coreano, sostenuto da una giusta ideologia che considera
l’uomo e le masse come artefici del loro destino e dello sviluppo
della nazione, si era manifestato già negli anni della Seconda
Guerra Mondiale quando combatteva, sotto la direzione di KIM
IL SUNG, contro gli imperialisti
giapponesi e stava preparando ed aprendo la via per la nuova Corea
Popolare e Democratica. Questo spirito eroico, sostenuto da una
giusta ideologia, si è manifestato anche negli anni ‘40 e ’50
quando la riunificazione della Corea non è stata possibile per
l’intervento dell’imperialismo americano che aveva occupato
militarmente il Sud della Corea ed aveva poi scatenato la grande
guerra di aggressione del 1950-1953. La guerra non è riuscita a
piegare la resistenza della Corea Popolare, come era negli intenti
dell’imperialismo. La Corea Popolare ha resistito e ha mantenuto la
sua indipendenza.
Nonostante
le grandi distruzioni causate dalla guerra, ed anche il tentativo di
isolare la Corea Popolare, il popolo coreano, sotto la guida di KIM
IL SUNG, e poi del suo successore
KIM JONG IL ,
è riuscito non solo a ricostruire la propria economia devastata
dalla guerra, ma anche ad avere un grande sviluppo. Questo ha segnato
il successo della politica ispirata ai principi del Juché e del
Songun che sottolinea il ruolo dell’esercito popolare a sostegno e
accanto al popolo. Questi principi ispiratori hanno permesso uno
sviluppo davvero sorprendente per un Paese piccolo come la Corea
Popolare, a partire dalla sua grande capacità militare. Altri Paesi
– anche non socialisti – che però si erano messi di traverso
sulla strada dell’imperialismo – come l’Iraq, la Libia, la
Jugoslavia – sono stati distrutti perché non avevano un adeguato
assetto militare difensivo, mentre la Corea Popolare ha questa
capacità. Ed ha questa capacità perché ha sviluppato, non solo gli
aspetti militari, ma tutti gli aspetti scientifici, tecnologici ed
ideologici, sviluppando soprattutto le idee umanistiche del Juché e
quelle del Songun che indica il ruolo dell’unione tra masse ed
esercito popolare.
KIM
JONG IL , che è stato il degno
successore del padre KIM IL SUNG
ed il continuatore dell’opera politica del padre, ha governato
sulla Corea Democratica in un periodo molto difficile in cui molti
Paesi socialisti o ex-socialisti erano caduti e la stretta
dell’imperialismo americano si era fatta sempre più aggressiva.
KIM JONG IL
è riuscito però – nonostante tutto - ad assicurare un grande
sviluppo del Paese mantenendo la sua indipendenza. La sua azione non
si è limitata solo al campo della scienza, dell’industria e
dell’agricoltura. Ѐ essenziale sottolineare l’importanza
dell’azione nel campo ideologico. Altri Paesi, come la stessa
Unione Sovietica, sono crollati perché il revisionismo ed
un’ideologia debole ed incerta operavano da tempo nel Paese, Invece
un piccolo Paese come la Corea Popolare, si
è guadagnata il rispetto divenendo una forza nucleare di prim’ordine
a livello mondiale e quindi è rimasta
in piedi grazie alla sua difesa dei principi del socialismo, e grazie
alle innovazioni ideologiche e teoriche ispirate
dal Juché e dal Songun,
Grazie
a queste innovazioni teoriche dei principi socialisti e popolari, e
alla continua azione di sviluppo dell’economia, della scienza e
della tecnologia, anche militare, KIM
JONG IL ha potuto lasciare al suo
successore e continuatore della sua opera, KIM
JONG UN, un Paese forte sia dal
punto di vista economico e militare, sia soprattutto dal punto di
vista ideologico. Oggi la Corea Popolare, guidata dall’idea del
Juché, rappresenta un esempio per tutti i Paesi che vogliono
affrancarsi dalla minaccia e dal dominio, anche di natura ideologica,
dell’imperialismo e del capitalismo.
Roma 31 agosto 2023, Vincenzo Brandi,
Presidente G.A.MA.DI.