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La VOCE ANNO XVII N°11

giugno 2015

PAGINA g         - 31


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LA QUESTIONE POLITICA DEL "FRACKING"


Il "fracking" è l’insieme delle tecniche di fratturazione idraulica che si utilizzano per indurre la fuoriuscita di combustibili fossili dal sottosuolo. Esse sfruttano la pressione di un fluido (acqua), di origine naturale o artificiale, per determinare la frattura in uno strato roccioso dopo una trivellazione entro una formazione di roccia. Si cerca così di ottimizzare l’estrazione di idrocarburi, vale a dire petrolio o gas da argille ("di scisto").
Ha scritto Roberto Cantoni su Ulisse / OggiScienza del 1/4/2015:
<< La controversia sull’uso delle tecniche di fratturazione idraulica per la ricerca di gas di scisto (...) è più che mai attuale, anche se in Italia se ne sente parlare poco. (...) Negli Usa il problema è più sentito: in alcuni dei cinquanta Stati del Paese, come Texas e North Dakota, infatti, le rocce del sottosuolo vengono fratturate quotidianamente e il gas ha già da tempo cominciato a fluire alla superficie&#894; in altri, per esempio New York e Pennsylvania, si sono invece adottati provvedimenti restrittivi, arrivando fino alla proibizione dell’uso di questa tecnica. (...) «È un argomento molto sensibile, di cui non sempre si ha voglia di parlare. Alcune imprese hanno letteralmente comprato il silenzio dei cittadini: “Voi ci lasciate fratturare le rocce, noi vi forniamo acqua potabile, ma se vi chiedono qualcosa va tutto bene”. In pratica, se ci dovessero essere episodi d’inquinamento delle falde acquifere in una certa zona, chi ha subito l’inquinamento dovrebbe tenere la bocca chiusa», afferma Veronica Coptis, del Center for Coalfield Justice.
L’industria estrattiva, e in particolare il fracking in tutte le sue sfaccettature, sono stati tra i temi più presenti alla conferenza della Società americana di antropologia applicata, appena conclusasi a Pittsburgh, in Pennsylvania. Se a prima vista può sembrare inusuale che siano antropologi, e non ingegneri o geologi, a occuparsi di fratturazione idraulica, è forse perché siamo abituati a pensare che la forza della scienza e della tecnologia stia proprio nel restare quanto più possibile lontano dalla politica. Niente di più lontano dalla realtà, sembrano concordare gli esperti intervenuti alla conferenza. La tecnologia è politica e società, ma molti tecnici, educati a un’idea di scienza asociale, non sanno come comportarsi di fronte all’opposizione dei cittadini. Finiscono così per accusare chi protesta di scarsa cultura scientifica, o di voler difendere il

proprio orticello senza comprendere i vantaggi della nuova risorsa per il paese. Assicurano poi, dati alla mano, che il fracking non comporta alcun rischio ambientale, se ben gestito. Queste accuse sono però semplicistiche, e le scienze sociali hanno già dimostrato da anni quanto non siano questi – o non soltanto questi – i motivi alla base della protesta.
«L’uso (o il nonuso) delle nuove tecnologie di estrazione di idrocarburi, infatti, è prima di tutto una questione sociale. Non riguarda soltanto l’ambito ristretto della sicurezza per l’ambiente e per la salute umana dei procedimenti impiegati ma, in senso più ampio, il modo in cui vogliamo venga usato l’ambiente in cui viviamo quotidianamente, e la nostra visione del futuro», spiega in un suo studio il sociologo Francis Chateauraynaud. Il gas, per quanto sia meno inquinante del carbone, è pur sempre un’energia fossile&#894; a causa del suo basso costo, finanziare progetti di questo tipo porterebbe a un rinvio dell’espansione delle energie rinnovabili. E se c’è una cosa che i tanti summit ambientali mondiali ci hanno insegnato, è che non si può più rimandare la riduzione delle energie fossili, pena uno stravolgimento del clima terrestre. (...)
Le posizioni in Europa riflettono grosso modo quelle negli Stati Uniti: da una parte, i difensori dello sfruttamento del gas non convenzionale, in nome di una maggiore autonomia energetica dall’estero (Polonia, del Regno Unito)&#894; dall’altra gli oppositori, che hanno proibito l’uso del fracking (Francia e Bulgaria). Va da sé che in queste condizioni pensare a regole uniche a livello europeo diventa impossibile. Per evitare i mal di pancia di questo o quel Paese, l’UE ha così lasciato carta bianca nella gestione nazionale della problematica. Insomma, se n’è lavata le mani. Ma questa posizione non risolve né il problema micropolitico della mancata partecipazioni dei cittadini ai processi decisionali sull’uso del gas di scisto, né quello macropolitico dell’eventuale commercializzazione in Europa di un’energia fossile che non farebbe che aggravare il bilancio climatico del continente. >>
Pare tuttavia che, al di là della lungimiranza nelle politiche energetiche, le controindicazioni della tecnica del fracking siano anche relative agli effetti di carattere immediato, in ambito geologico e di sicurezza per le popolazioni. Una ricerca scientifica condotta United States Geological Survey (Usgs: il rapporto completo è leggibile all’indirizzo, che si trova cliccando qui .
pdf ) attesta l’aumento esponenziale di fenomeni tellurici in territori su cui è praticato il fracking e che mai avevano dato segnali del genere in precedenza. Nel rapporto sono state identificate e mappate 17 regioni che hanno sperimentato terremoti di varia entità, guidate dall’Oklahoma. Il coordinatore della ricerca, Mark Petersen, ha spiegato che «in Oklahoma c’erano uno o due terremoti di magnitudo pari o superiore a 3 all’anno, ora invece uno o due al giorno. Ora in Oklahoma ci sono più terremoti di quella magnitudo che in California». E continuando a estrarre petrolio in quel modo la situazione non può che peggiorare. «Non dico che avremo una scossa di magnitudo 7 in Oklahoma ha detto Petersen ma non credo che si possa escludere».
Su Contropiano del 25 Aprile 2015 si commenta opportunamente:
<< C’è indubbiamente una forte valenza simbolica in questa scoperta scientifica. Il fracking era stato infatti descritto come la soluzione dei problemi energetici per i decenni a venire. Ora appare come l’icona di un capitalismo in crisi che distrugge il mondo dunque anche se stesso pur di tener viva l’accumulazione e i profitti. >>

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