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LA VOCE 1506 |
P R E C E D E N T E | S U C C E S S I V A |
La VOCE ANNO XVII N°11 | giugno 2015 | PAGINA f - 30 |
GASSENDI E L’ATOMISMO NEL ‘600 |
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Gassendi orienta la sua critica alla vecchia metafisica aristotelica, non creando un nuovo sistema – come quello cartesiano - contenente a suo parere molti elementi discutibili (come quello di basare la certezza delle nostre sensazioni sull’esistenza di un Dio buono che non ci può ingannare), ma verso un’impostazione molto più radicale (sorprendente in un prete come lui) che tiene conto dell’opinione delle correnti scettiche, che avevano in Francia tra i loro massimi esponenti il grande scrittore Montaigne e Charron. Il punto di partenza della conoscenza è certamente l’esperienza da cui derivano i concetti e le idee generali, che hanno quindi un’origine empirica, secondo una concezione che accosta il nostro autore, sia alla grande corrente dell’empirismo (di cui si dirà ampiamente nei prossimi numeri), sia alla grande tradizione “nominalista” di Abelardo o Guglielmo di Occam (di cui si è già ampiamente scritto nei numeri precedenti). Infatti, ai concetti e alle idee generali corrispondono dei “nomi” che caratterizzano il nostro linguaggio. Gassendi respinge con forza sia la filosofia dogmatica aristotelica basata sui concetti metafisici di “causa finale”, “forma” e “sostanza”, che l’uso improprio di verità rivelate (che sono oggetto solo di fede), sia le concezione irrazionalistiche di tipo magico-occultistico in voga nel ‘500 ed anche |
nel secolo successivo, sia la netta distinzione cartesiana tra mondo esterno materiale esteso e pensiero immateriale. A differenza degli scettici radicali ammette però la possibilità di costruire una scienza, utile all’uomo pur con tutti i suoi limiti, attraverso una valutazione attenta dell’esperienza sostenuta dalla ragione, e l’uso di esperimenti ad hoc. Il nostro autore, studioso di Epicuro e di Lucrezio, rispolvera audacemente l’antica concezione atomica, dandole però il significato di un’ipotesi scientifica con alto grado di probabilità, adatta a spiegare i fenomeni fisici. Distingue con chiarezza tra atomo materiale, punto matematico (che è solo un’astrazione della mente) e oggetto minimo osservabile al microscopio (la cui dimensione dipende solo dalle caratteristiche dello strumento). La distinzione tra atomi e punti matematici lo induce anche a rimarcare la netta differenza tra scienze sperimentali, come la fisica, e la matematica, frutto di astrazione mentale. Ne consegue una certa diffidenza verso la nuova matematica (come quella infinitesimale, che si interessa dell’infinitamente piccolo) che, a suo parere, ci può condurre verso risultati errati perché non basati sull’esperienza. Questa diffidenza, che finisce con il coinvolgere tutta la matematica, è forse la parte più discutibile del pensiero del filosofo. L’atomismo spinge Gassendi ad assumere posizioni sempre più materialiste che ricordano analoghe posizioni assunte da Democrito e dagli epicurei. Così le sensazioni sono dovute ad atomi che si staccano dagli oggetti e colpiscono i nostri sensi e la nostra stessa anima vegetativa e sensitiva sarebbe formata da atomi. Tuttavia, non dimenticandosi di essere un prete, alla fine Gassendi ammette che gli atomi sarebbero stati creati e messi in moto da Dio e che esisterebbe anche un’anima razionale incorporea, oltre quella materiale-vegetativa. Queste dichiarazioni, evidentemente adeguate alle concezioni religiose prevalenti dell’epoca e forse dettate anche da prudenza, appaiono come distaccate dal resto del pensiero del filosofo e non inficiano la sua struttura essenzialmente materialista, empirista e razionalista, che lo rendono, sotto vari aspetti più moderno di quello dell’amico-nemico Cartesio. |