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LA VOCE 1506

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La VOCE ANNO XVII N°11

giugno 2015

PAGINA 9

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ATENE SOTTO ASSEDIO

tsipras e varoUfakis denigrati daLLa stampa eUropea e Lasciati senza ossigeno.
La campagna anti-eLLenica nasconde Uno scontro poLitico
nel settembre dell’anno scorso l’allora ministro greco delle finanze ghikas Hardouvelis aveva ricevuto dalla troika una e-mail contenente un promemoria sulle misure da applicare nel corso del 2015 e già concordate con atene.
cosa era previsto da queste misure?
che il surplus primario dello stato greco aumentasse fino a giungere al 3,5%, cioè di 5,5 miliardi, in modo da poter indirizzare una parte maggiore verso gli interessi e le rate di saldo del debito greco.
sul modo per ottenere una performance così spettacolare non c’erano dubbi: con nuove misure di austerità. era previsto un nuovo taglio delle pensioni, in modo da far abbassare la media dagli attuali 450 a 360 euro e anche un taglio di quelle integrative: per festeggiare il capodanno dell’8% e del 7% da luglio. avrebbe dovuto aumentare di due anni e mezzo anche l’anzianità lavorativa per ottenere la pensione.
L’obiettivo era far tornare in pareggio le casse pensionistiche, proprio nel momento in cui più di un quarto della forza lavoro greca era disoccupato.
La troika proponeva inoltre una nuova generosa ondata di licenziamenti tra gli statali greci (15.000), l’abolizione di ogni diritto sindacale nel settore privato e una nuova e massiccia incursione fiscale: si prevedeva di equiparare l’iva delle isole a quello in vigore nel continente, aumentando il minimo dall’attuale 6,5% al 13%. il precedente governo socialista di george papandreou aveva dato battaglia per questa esenzione.
secondo i collaboratori del premier, agli inizi del 2011 alcuni troikani erano arrivati alla conclusione che queste 227 isole greche abitate erano un costo insostenibile per il paese e proponevano di sgomberare quelle con meno di 150 abitanti. alla fine, l’idea sembrò stravagante perfino in quel consesso e così gli isolani greci non solo salvarono le loro piccole patrie ma ottennero anche questo piccolo privilegio in favore dello sviluppo turistico.
perché però parlare di questa triste archeologia liberista, dal momento che Hardouvelis ora è andato a casa insieme con tutta la destra greca? anzi, recentemente il povero banchiere ed ex ministro è stato colto in flagrante per aver esportato alcuni milioncini all’estero nel 2012, poco prima di entrare nell’esecutivo.
il fatto è che questa e-mail è al centro di tutte le trattative che si stanno svolgendo tra il governo greco e i suoi creditori. ovviamente, se uno legge la stampa europea e italiana ha l’impressione che varoufakis e tsipras siano dei semianalfabeti che non sanno fare neanche una semplice operazione di aritmetica. «mancano i numeri, mancano le stime», si lamenterebbero gli esperti dell’euro Working group, che continua a riunirsi fino a trovare un accordo. i commenti, sempre anonimi, sullo svolgimento delle trattative, riportano che «i greci non sono pronti a impegnarsi nelle riforme».
Questa campagna denigratoria di stampa sembra che non si limiti alle sue facili prede, i lettori di bild e del corriere della sera. si racconta che durante il primo incontro tra tsipras e la merkel a berlino, il premier greco abbia potuto toccare con mano quanto profonda sia l’opera di disinformazione.
ad un certo punto la cancelliera ha accusato i greci di «consumare il 14% del pil solo per le pensioni». il ministro nikos pappas, braccio destro di tsipras, è apparso stupito: ha frugato nella sua cartella e ha tirato fuori il rapporto 2013 della ragioneria dello stato: la spesa per le pensioni non supera il 7% (in italia nel 2011 era del 17%). il 13 aprile il giornale tedesco faz è arrivato al punto di scrivere che il segretario generale per le entrate del ministero delle finanze greco nikos theocharakis si comportava come un «tassista» che voleva essere pagato subito. varoufakis ha risposto al giornale tedesco usando parole dure.
ma probabilmente quello che lo ha urtato era più il tono che la sostanza.
in effetti, tutte queste accuse mostrano qual è il centro della discussione, le famigerate «riforme». che non sono altro che i contenuti dell’e-mail Hardouvelis: gli aggiustamenti «tecnici» che vengono richiesti con insistenza riguardano esattamente questo aspetto della questione: se non applicate le misure della e-mail, come farete a incassare i 6,5 miliardi previsti? con la lotta all’evasione fiscale?
ad atene queste rigidità erano ampiamente previste. Quello che non si poteva prevedere era il rifiuto di draghi di includere anche i bond greci nel quantitative easing, in modo da assediare più strettamente i ribelli di atene. ma l’assedio sembra andare per le lunghe e se la grecia ha bisogno di liquidità immediata, anche i creditori hanno delle scadenze che si stanno ravvicinando. tra giugno e luglio atene sarà costretta a pagare come tranche del debito e interessi da 19 fino a 22 miliardi.
anche se la stampa europea lo ignora, tsipras non ha alcuna intenzione di fare nuovi debiti per pagare quelli vecchi. e ha ripetuto parecchie volte, anche ieri alla merkel, che in mancanza di risorse sufficienti avrebbe privilegiato i pagamenti interni e non il debito. dopo tre mesi di braccio di ferro dovrebbe essere evidente che tsipras parla sul serio. È ora che qualcuno lo spieghi a schauble.
* da sbilanciamoci.info

Lo dice persino iL corriere cHe La grecia È obiettivo di Un massacro insensato

IncredibiLe ma vero. consigLio (per La prima voLta neLLa mia vita) La LettUra deLL’articoLo a pagina 11 deL corriere deLLa sera deL 27 apriLe, a firma di andrea nicastro.
Vi si narra come il credit suisse (gruppo finanziario tra i primi al mondo) constati come la grecia abbia raggiunto a fine marzo il pareggio di bilancio, grazie a un’attenta ripulitura di costi inutili e sprechi degli apparati pubblici e grazie alla rateizzazione dei debiti arretrati verso lo stato (tasse e contributi previdenziali di povera gente con pochi soldi), diluiti sull’arco di otto anni. dunque non c’è nessuna ragione economica obiettiva che possa portare a chiedere alla grecia, come fanno invece i ministri economici degli altri paesi europei e i funzionari di banca centrale europea, commissione europea, fondo monetario internazionale, cosiddetto fondo salvastati, di realizzare ulteriori tagli alla spesa pubblica in pensioni nonché aumenti dell’iva, abolizione della contrattazione collettiva, privatizzazioni a svendere.
Tra l’altro l’articolo osserva come si tratti di punti a suo tempo esclusi come necessari da trattare tra il governo greco di syriza e le suddette entità europee, e come essi siano rientrati nella discussione plausibilmente per ordine politico cioè di governi.

Vediamo alcune cose. mentre il governo greco è per devolvere il 50% delle entrate di privatizzazioni alla cassa pensioni, le suddette entità europee vogliono che queste entrate partecipino integralmente all’abbattimento del debito (un’assurdità dal punto di vista dell’obiettivo della ripresa economica della grecia), e, per rispondere alla necessità del finanziamento della cassa pensioni, non vengano aumentati i minimi pensionistici e siano fusi i contributi obbligatori e quelli volontari, abbattendo quindi anche per questa via parte le pensioni, precisamente quelle di chi abbia versato di più (altra assurdità ecc.).
Ancora, mentre il governo greco vorrebbe gravare sui grandi gruppi economici e i grandi patrimoni sul piano del prelievo fiscale e vorrebbe effettivamente agire contro la grande evasione fiscale, da parte sempre delle suddette entità si risponde che, essendo impossibile computare le entrate relative a queste voci, è meglio aumentare iva e imposte dirette (altra assurdità ecc.). giova aggiungere che il complesso delle richieste delle suddette entità equivale alla grecia equivale in valore, fatte le debite proporzioni tra grecia e italia, a tagli al bilancio pubblico italiano pari a 400 miliardi. se si facesse da noi una cosa simile saremmo tutti alla fame e lontani anni luce da qualsiasi possibilità di ripresa economica.
Viene spontanea la domanda: dove stanno, allora, i “dilettanti”?
ma, a ragionarci sopra, si tratta davvero di dilettanti? o piuttosto di una banda di delinquenti antisociali?
Come mostra ormai tutto, e tra le ultime cose l’indifferenza dinanzi agli annegamenti di massa di povera gente nel mediterraneo in fuga da fame e guerre.
La questione dunque è tutta politica in senso pieno, cioè in forma di lotta di classe mossa dal vertice della gerarchia sociale, e basta.
occorre infatti per essa, primo, punire una disobbediente grecia, mostrare alle popolazioni europee che chi disobbedisca agli ordini di bruxelles, della germania, ecc. le piglia e di brutto. e occorre, secondo, impedire che le popolazioni europee si accorgano nella loro grande massa che dalla crisi si può uscire in un’altra maniera, senza subire la distruzione selvaggia delle loro condizioni di vita e rivendicando che la crisi venga messa a carico di chi l’ha prodotta e continua a guadagnarci.

APPELLO

Legge di iniziativa popolare:
Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza
storico-linguistica dei Rom e dei Sinti


Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea – oltre 12 milioni distribuiti in tutti i Paesi -; non hanno una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, non hanno, come altre minoranze, rivendicazioni territoriali, quindi non hanno mai fatto guerre per rivendicare una patria, non hanno sedi di rappresentanza, sono cittadini del luogo nel quale vivono. Rappresentano quindi il perfetto popolo europeo, ma ciononostante sono il popolo più discriminato d’Europa.
In Italia sin dal 1400 Rom e Sinti sono la minoranza storico-linguistica più svantaggiata e più stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari dell’Italia e gli interventi di numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione europea. In Italia Rom e Sinti sono circa 150.000, oltre metà cittadini italiani, ma ciononostante continuiamo ad essere considerati fondamentalmente come “estranei” e “nomadi”. Il “nomadismo” moderno è piuttosto rappresentato dall’essere ancora un popolo che vive ai “confini”, non solo fisici, nel tentativo di costruire dei rapporti di pacifica convivenza e di mantenimento della propria identità, che consiste anche in una concezione di vita, che si può anche definire uno stato dell’anima, un modo di vedere il mondo, lo spazio e il tempo che non si possono omologare.
Anche per questa “irriducibilità” all’omologazione, le amministrazioni pubbliche non hanno mai fatto una politica che non fosse quella del contenimento e della marginalizzazione delegandone la gestione al privato sociale. Eppure la partecipazione di rom e sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è fondamentale per superare l’esclusione, la marginalizzazione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino allo sterminio razziale e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali troppo spesso viene relegato destinandolo all’assistenza e non alla propria responsabilità.
La proposta di legge di iniziativa popolare “NORME PER LA TUTELA E LE PARI OPPORTUNITA’ DELLA MINORANZA STORICOLINGUISTICA DEI ROM E DEI SINTI “ presentata da 14 cittadini italiani in rappresentanza di 47 associazioni rom e sinte il 15 maggio 2014 presso la Corte di Cassazione vuole realizzare gli articoli 3 e 6 della Costituzione che prevedono la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di etnia, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali; la tutela di tutte le minoranze storico-linguistiche con apposite norme; contrastare discriminazione e pregiudizio nei confronti della minoranza rom e sinta che sono causa della scarsa integrazione nella società e soprattutto della marginalizzazione sociale ed economica anche per i loro mancato riconoscimento istituzionale come minoranza.
Il disegno di legge di iniziativa popolare si articola in diversi punti:
1. la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio e all’insegnamento della lingua, diffusione della cultura e delle tradizioni storico-letterarie e musicali);
2. l’incentivo e la tutela delle associazioni composte da Rom e Sinti, conforme alla libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese;
3. il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti;
4. norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull’appartenenza ad una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di etnia.
Chi condivide questo appello condivide la convinzione che il riconoscimento della minoranza rom e sinta, della sua storia, della sua cultura, insomma della sua identità consente di accogliere rom e sinti nella comunità più generale insieme con tutte le altre identità che costituiscono il nostro patrimonio nazionale.
Promotori della proposta di legge di iniziativa popolare: Dijana Pavlovic, Davide Casadio, Saska Jovanovic, Ernesto Grandini, Manuel Solani, Cen Rinaldi, Yose Bianchi, Giorgio Bezzecchi, Concetta Sarachella, Donatella Ascari, Massimo Lucchesi, Carlo Berini, Paolo Cagna Ninchi, Alessandro Valentino
Per adesioni.

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