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LA VOCE 1506 |
P R E C E D E N T E | S U C C E S S I V A |
La VOCE ANNO XVII N°11 | giugno 2015 | PAGINA 8 |
Un abisso da abolire con la rivoluzione sociale del proletariatoIn primo luogo, significano che lo sfruttamento capitalistico cresce continuamente e l’abisso tra la classe lavoratrice e la borghesia diviene sempre più profondo. La legge generale dell’accumulazione capitalistica genera costantemente concentrazione della ricchezza nelle mani di una minoranza sfruttatrice ed accrescimento della miseria, sia relativa sia assoluta, dei lavoratori che sono la stragrande maggioranza della società. L’ampliamento del fossato fra le classi è cresciuto senza soste in questi ultimi anni a causa della crisi capitalistica e delle criminali politiche dei governi borghesi, come quello neoliberista e autoritario di Renzi, che hanno rapinato il salario diretto e indiretto dai lavoratori per salvare profitti, interessi e rendite dei monopoli capitalistici. In secondo luogo, significano che nell’ordinamento borghese la democrazia, la libertà, la dignità e l’uguaglianza sono delle grossolane menzogne. La classe dominante invece di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale“ che impediscono l’eguaglianza e lo sviluppo dei lavoratori, li ha resi più alti e più robusti. Questa classe ha esaurito da tempo qualsiasi funzione progressiva e nazionale, è incapace di farsi carico degli interessi collettivi. La borghesia è storicamente fallita. Esausta e corrotta fino al midollo, votata alla reazione, pensa solo a sopravvivere difendendo a spada tratta i suoi privilegi, mandando in rovina il paese. In terzo luogo, questi dati significano che i riformisti e i socialdemocratici hanno fallito su tutta la linea. Essi, e gli opportunisti che li seguono, per decenni hanno sparso illusioni sulla cancellazione delle contraddizioni sociali, sulla possibilità di risolvere le ingiustizie sociali, di colmare l’abisso fra i possidenti e i nullatenenti. La realtà dimostra il contrario, la falsità delle loro teorie e l’inganno della loro politica è evidente: aumenta la miseria, la disoccupazione, l’oppressione, l’asservimento dei lavoratori che vivono sempre peggio anche nei paesi imperialisti, mentre il lusso e lo spreco dei borghesi aumenta vertiginosamente. Come uscire da questa situazione? La lotta rivendicativa della classe operaia può frenare la tendenza all’immiserimento, ma non può cambiare la direzione di questo processo. La necessaria battaglia quotidiana che il proletariato conduce per la difesa delle sue fondamentali condizioni di vita e di lavoro attenua i sintomi, ma non cura la malattia. Ecco perché la classe operaia deve tornare a lottare per la sua alternativa di potere: per la rivoluzione sociale, per l’espropriazione dei capitalisti, per la demolizione del loro apparato statale, per la costruzione del socialismo! Conquistando il potere politico metterà fine all’arricchimento dei parassiti borghesi e all’impoverimento delle masse lavoratrici, trasformerà l’intera società per assicurare il benessere della stragrande maggioranza e non di una minoranza di sfruttatori e di parassiti. Il proletariato può realizzare il proprio potenziale storico, mettersi alla testa delle altre masse oppresse dal capitalismo e fare la rivoluzione, soltanto se si organizza come classe indipendente da tutte le altre. Dunque se dal suo seno sorge un autentico Partito comunista, strumento indispensabile per la lotta politica rivoluzionaria. Senza questo Partito è impossibile farla finita con la miseria e la disoccupazione, con la schiavitù salariale, con l’oppressione dei lavoratori e col dominio borghese. Questo è il compito che abbiamo di fronte, la cui soluzione scaturirà dalla fusione degli operai di avanguardia e dei comunisti fedeli al marxismo-leninismo. Uniamoci, organizziamoci, lottiamo per un mondo nuovo, socialista! 21 maggio 2015 Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia 100 anni dopo: il nemico principale è sempre nel nostro paese!Dopo la guerra libica, la borghesia italiana continuava a perseguire una politica espansiva e mirava alle “terre irredente” sotto dominio |
austriaco. La scelta di uscire dalla neutralità e di schierarsi con la Francia e l’Inghilterra, contro la Germania e l’Austria, fu dettata dall’opportunità di sedersi al tavolo della spartizione del bottino e conquistare territori. Gli industriali videro nella guerra l’occasione per lauti profitti, gli agrari il modo per liberarsi dalla pressione dei contadini poveri. Tutte le classi dirigenti fecero del paese una grande caserma nel tentativo di trovare all’esterno la soluzione della crisi della società italiana. La guerra fu pagata interamente dalle masse popolari, col massacro di circa 1,2 milioni di contadini e operai, soldati e civili, con rovine e distruzioni. I partiti e gli intellettuali borghesi, la stampa, la chiesa, si trovarono in prima linea a sostenere le posizioni “patriottiche” delle potenze imperialiste, a istigare l’inganno nazionalista e la frenesia guerrafondaia. In Italia il PSI si distinse per un’opposizione alla guerra dal carattere equivoco e illusorio. Dapprima non mobilitò né organizzò seriamente la classe operaia che era contro la guerra. Successivamente si dimostrò incapace di sfruttare la crisi e di appoggiarsi sui movimenti operai e popolari del dopoguerra, dal momento che non aveva posto, né risolto, nessuno dei problemi fondamentali dell’organizzazione politica del proletariato. Di conseguenza entrò ben presto in una situazione di disgregazione e incapacità programmatica, organizzativa, strategica e tattica, che l’avanguardia del proletariato risolse con la fondazione del P.C.d’I. - Sezione della III Internazionale comunista. A cento anni dalla sua entrata nella prima guerra mondiale imperialista, la corrotta borghesia italiana fa della preparazione della guerra di rapina al carro della NATO sul piano esterno e della trasformazione reazionaria dello Stato sul piano interno gli elementi fondamentali della sua politica. Dovere del movimento operaio e comunista è opporsi e sabotare in tutti i modi possibili i piani di guerra imperialisti denunciando il vero carattere di queste guerre, smascherando senza pietà le menzogne e gli inganni sulla “difesa della libertà” e gli obiettivi “umanitari” diffusi dalla borghesia, lottando anzitutto contro il proprio imperialismo. Non a caso nel maggio 1915, in occasione dell’entrata in guerra dell’Italia, Karl Liebknecht concludeva il suo appello con le parole “Il principale nemico è nel nostro paese!”, che oggi i comunisti e i proletari avanzati devono far proprie. 24 maggio 2015 Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia Buon Compleanno a Miriam Pellegrini Ferri !Cara compagna Miriam, |