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La VOCE ANNO XXI N°2

ottobre 2018

PAGINA A         - 33

LA DRAMMATICA DERIVA DELLA “SINISTRA”: DAL P.C.I. AL P.D. E L’AVANZATA DEI “POPULISTI”.


L’ultimo sondaggio diffuso da TV7 pone il Partito Democratico al 16% nelle preferenze degli Italiani mentre i partiti “populisti” al governo si mantengono intorno al 60%.

Il P.D. è nato nel 2007 dall’unione dei Democratici di Sinistra, eredi del vecchio P.C.I. , e della “Margherita”, erede della Democrazia Cristiana. Questi partiti ancora nel 2006 avevano vinto le elezioni con circa il 50% dei voti (per non parlare dei decenni precedenti in cui i partiti da cui discendono avevano raggiunto consensi complessivi anche molto più elevati). Come è possibile che l’area da loro rappresentata si sia ridotta a meno di un terzo?

Il vecchio P.C.I. aveva raggiunto la sua massima espansione negli anni ’70 sull’onda delle lotte operaie e studentesche della fine degli anni ’60 e l’inizio del decennio successivo che avevano portato a grandi successi parziali (lievitazione di stipendi e pensioni, Statuto dei Lavoratori, mobilità sociale). Poi il movimento “eurocomunista” aveva già da allora cominciato ad arretrare sia dal punto di vista ideologico che da quello pratico, con l’accettazione dell’Alleanza Atlantica (N.A.T.O.), il tentativo infelice di “compromesso storico” con la D.C. , l’accettazione delle compatibilità del sistema capitalista ed il distacco dai paesi socialisti.

Dopo la caduta dell’URSS i giovani apprendisti stregoni dell’ultima generazione di dirigenti del P.C.I. avevano tentato una serie di operazioni per cercare di prendere le distanze dal glorioso ma compromettente passato. Prima era nato nel 1991 il Partito Democratico della Sinistra, sotto la direzione di Occhetto ed il simbolo della quercia, che aveva già dal 1995 dato inizio all’’alleanza dell’Ulivo con gli ex-democristiani. Poi nel 1998 erano nati i Democratici di Sinistra il cui primo segretario fu un altro giovane leone: Walter Veltroni, seguito poi da Piero Fassino. La successiva fusione con la Margherita fu un’operazione di cui tra i maggiori artefici troviamo Massimo D’Alema, presidente del partito.

Tra le principali caratteristiche di queste nuove formazioni, che pare abbiano abbandonato di fatto anche le più moderate istanze di tipo socialdemocratico, possiamo enumerare: la stretta fedeltà all’Unione Europea (UE) ed alle imposizioni della super-burocrazia europea in materia di privatizzazioni e l’instaurazione di un sistema economico ultra-liberista; il progressivo smantellamento dello stato sociale e la limitazione dell’intervento dello Stato; la fedeltà assoluta alla NATO e alle politiche statunitensi. Le conseguenze di queste politiche, accentuatesi dopo la nascita del governo dell’europeista Prodi nel 1996, si vedono ancora oggi con lo sfascio delle infrastrutture privatizzate (vedi crollo di Genova) ed il crollo indecoroso di intere attività produttive un tempo a partecipazione statale (come nel caso della crisi dell’ILVA di Taranto, l’ex più importante acciaieria

europea). La Legge Fornero sulle pensioni è stato il coronamento di una serie di provvedimenti antipopolari imposti dalle politiche di austerità europee tese a difendere l’Euro a vantaggio soprattutto della Germania. Le guerre scatenate contro l’Iraq, la Jugoslavia, la Libia; gli interventi in Afghanistan e Somalia; l’imposizione di sanzioni alla Siria, alla Russia, all’Eritrea e l’aiuto dato ai jihadisti terroristi siriani; l’appoggio ai colpi di stato fascisti in Ucraina e Georgia, dimostrano la dipendenza dei nostri governi degli ultimi 30 anni verso gli imperialismi statunitensi ed europei.

Oggi molte cose nuove si muovono a livello internazionale: enormi paesi come la Cina e la Russia si attrezzano per contrastare l’imperialismo USA che si riteneva – erroneamente - invincibile dopo la caduta dell’URSS. In tutta Europa nascono movimenti che contestano le scelte delle burocrazie europee. Piccoli paesi come la Corea Democratica e la Siria si oppongono coraggiosamente e vittoriosamente all’egemonismo USA ed occidentale. In Italia i movimenti “populisti” vincono le elezioni e formano un governo che promette di eliminare la Legge Fornero, di trovare le risorse per creare un “reddito di cittadinanza” (un provvedimento di stampo socialdemocratico già esistente di fatto in vari paesi), di difendere la sovranità nazionale nei confronti delle imposizioni restrittive della UE. Anche in politica estera qualcosa si muove, come la promessa di togliere le sanzioni alla Russia (promessa finora non mantenuta), le critiche alla vendita di armi all’Arabia Saudita che massacra il popolo yemenita (critiche cui finora non sono seguiti provvedimenti pratici), accenni al fatto di voler cambiare la politica verso Libia, Siria, Egitto ed altri paesi arabi ed africani. Il problema è che l’assenza della “sinistra” fa in modo che queste tematiche siano portate avanti (anche se spesso confusamente o solo a chiacchiere) da formazioni populiste, che portano avanti anche tematiche decisamente di “destra”, come la “flat tax”, ma che sembrano essere più attente ai cambiamenti che avvengono nel mondo ed anche nell’opinione pubblica nazionale. Non aiuta la “sinistra”, ed anche quei gruppi che si collocano a “sinistra” del PD, il modo demagogico in cui affrontano il problema dei “migranti”, visto come problema puramente umanitario di accoglienza e di barconi che affondano, e non esaminato nelle sue cause scatenanti: il super-sfruttamento neo-coloniale (ad esempio della Francia nei confronti dell’Africa Occidentale); le guerre e gli interventi militari che gettano nel caos interi paesi, come in Libia, Siria o Afghanistan; le ingiuste sanzioni poste a vari paesi come Siria o Eritrea. È sulle cause del fenomeno che bisognerebbe intervenire, permettendo ai paesi ex-coloniali di svilupparsi in pace ed impedendone lo svuotamento forzato, che rinnova in forme moderne il vecchio commercio degli schiavi. Purtroppo l’ex-sinistra non sembra attrezzata a riflettere sui suoi errori (vedi l’arrogante difesa della sua riforma fatta dalla Professoressa Fornero in TV) e si crogiola nella convinzione (errata) che chi l’ha sconfitta sia solo un’accozzaglia razzista che sparirà in breve tempo.



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