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LA VOCE 1506

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La VOCE ANNO XVII N°11

giugno 2015

PAGINA g         - 35

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Report riunione coordinamento comitato No Nato del 7 maggio

Nella riunione di ieri (7 maggio) del coordinamento No Nato a Roma presenti Vincenzo Brandi, Giulietto Chiesa, Lucilla Chiodi, Margherita Furlan, Marco Palombo, Paola De Pin, Anita Fisicaro, Giorgio di Pandora TV, oltre a Fausto Sorini e Giuseppe Padoano in teleconferenza si è parlato dell’andamento della campagna di raccolta firme, che dopo un primo slancio ha alquanto rallentato. Si è sottolineata l’indifferenza, e lo scarso impegno, di varie formazioni "pacifiste" o della cosiddetta "ultrasinistra", anche se alcune inizialmente avevano addirittura dato la propria adesione al comitato.
Si è parlato anche della difficoltà di molte persone a firmare via web, per cui si predisporrà uno schema in pdf per la firma anche cartacea contenente nome, cognome, CAP e indirizzo Email (se disponibile), ottenuta con iniziative locali. Le firme andranno inviate a Giulietto Chiesa, via Baccina 6, int. 5, 00184, Roma. Eventuali segnalazioni anche a me (brandienzo@libero.it), o a palombo.marco57@gmail.com.
Tra qualche giorno diventerà operativa anche Federica Galante (galantefede@yahoo.it).
Per un rilancio della raccolta firme dovrebbe dare un grosso aiuto l’inizio di una campagna promossa da Fausto Sorini (presente in teleconferenza) grazie al vasto indirizzario in suo possesso. Si deciso anche di scrivere ai promotori per invitarli ad una partecipazione più attiva (finora molto attivi Manlio Dinucci , Antonio Mazzeo in Sicilia, il prof. Cardini, la senatrice De Pin).Un aspetto molto positivo è l’arrivo di firme anche dall’estero, specie dalla Francia veicolate da Voltaire.net (170 firme) e dal Canada veicolate da Global Research.
Si è deciso di rivitalizzare il sito e la pagina Change con nuovi materiali che stanno raccogliendo Manlio Dinucci e Marco Palombo, che si offerto da fare da ricevitore per chi segnala articoli o filmati. E’ però necessario trovare persone tecnicamente preparate per la gestione.
Sono stati fatti i nomi di un paio di volontari (vedi Marco Palombo e Maurizio Musolino), ma anche di persone che dovrebbero ricevere un compenso (Federica). Si pone così il problema di un reperimento di fondi. Sono state esaminate alcune possibilità reali da parte di organizzazioni che appoggiano l’iniziativa, oltre a qualche contributo volontario.
Parte dei fondi dovrebbero andare per la stampa di un volantino da produrre sulla falsariga del testo già distribuito da Margherita e sulla base dell’ottimo e sintetico articolo di Paola De Pin, già diffuso. Naturalmente ciò non esclude che siano stampati volantini locali a secondo delle circostanze. Nelle eventuali manifestazioni locali si potrebbero proiettare filmati, come quello efficace e sintentico di P. De Pin già presentato a Roma il 21 aprile, e l’ultimo trailer di Fulvio Grimaldi (ci si può anche rivolgere a loro direttamente).
Per le manifestazioni locali gran parte dipende dalle iniziative locali. Oggi (8/5) Giulietto sarà in Umbria a Città della Pieve. Dinucci e Padovano organizzano iniziative in Toscana. A Savona alcune iniziative sono state prese da I.Boni. A Roma pensiamo di distribuire volantini e fare propaganda alla contromanifestazione già organizzata per il 2 giugno. C’è anche la possibilità di interventi esterni (ad es. di Giulietto, Fulvio, o anche da parte mia) con opportuno preavviso. La sen. De Pin è richiesta in Veneto, ma per ora è molto impegnata a Roma, dove spera che si possa formare un gruppo misto al Senato che assicurerebbe una certa disponibilità finanziaria e appoggio logistico Vi sono stati alcuni problemi di coordimamento negli ultimi 10 giorni, ma spero che da ora il coordinamento possa funzionare meglio con l’aiuto anche di Marco (palombo.marco57@gmail.com), cordiali saluti a tutti, Vincenzo Brandi (3385782248 brandienzo@libero.it).

Posted by: Vincenzo Brandi.

"L’ULTIMA PREPOTENZA" (23 mag 2015)

La demolizione della legge di Equo canone odiata dalla proprietà immobiliare e la crisi hanno determinato una valanga di sfratti per morosità e per eseguirli, oltre alla Polizia di Stato, si tenta di coinvolgere i Vigili del fuoco...



Posted by: Andrea Martocchia


Il tumore che minaccia l'Europa

Un anno dopo la caduta del presidente Yanukovich e il trionfo del colpo di stato a Kiev, l’Ucraina continua ad essere coinvolta in una guerra civile che Poroshenko aveva promesso di vincere in un mese. È difficile trovare uno scenario in cui l’irresponsabilità occidentale sia così grande come in Ucraina. In un anno, i responsabili della diplomazia europea e statunitense sono passati dallo spingere le proteste e dal finanziare i gruppi di teppisti e provocatori, cui distribuivano biscotti a Maidan, come fatto da Victoria Nuland, assistente segretario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, al contemplare impassibili una guerra civile che ha già causato migliaia di morti nell’est del paese e che può evolvere in una guerra europea di maggiore portata se non si consoliderà la via diplomatica fissata negli accordi di Minsk.

Tuttavia, l’assenza degli Stati Uniti ai negoziati e il loro persistente desiderio di alimentare gli scontri procedendo ad armare il governo di Kiev e a fornire assistenza alle sue truppe per propagare una guerra che potrebbe coinvolgere la Nato, hanno aperto una pericolosa ferita in Europa. Obama, il Pentagono e il Dipartimento di Stato discutono sulla portata del loro coinvolgimento nella guerra, perché, nei fatti, già vi partecipano indirettamente avendo inviato consulenti, spie e mercenari. Victoria Nuland, inoltre, non ha avuto remore a incontrare Andrij Parubij, il dirigente neonazista che ha organizzato Maidan a Kiev con la complicità della Cia nordamericana e della Aw [Agencja Wywiadu] polacca e che più tardi è diventato capo del Consiglio di sicurezza nazionale del governo sorto dal colpo di stato. Abituati alla manipolazione e alla propaganda, Washington e il quartier generale della Nato a Bruxelles, assistiti da un esercito di giornalisti senza scrupoli, hanno sollevato una gigantesca montagna di menzogne, che riporta alla mente altre guerre come quelle della Jugoslavia e dell’Iraq, sapendo che la memoria dell’opinione pubblica è debole e che alcune bugie ne coprono altre. Perché l’incendio dell’Ucraina ha una logica che acquista un senso quando si tiene conto delle guerre iniziate dagli Stati Uniti nel corso degli ultimi anni in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, Yemen.

Sotto Yanukovich, la corruzione dilagante era moneta corrente e strangolava il paese, ma tutti i passi compiuti finora, dal compiacente, con Washington, governo di Poroshenko e Yatseniuk, sono andati nella direzione del disastro. L’Ucraina retta da Poroshenko è oggi un paese grottesco dove comandano i capitalisti della nuova oligarchia creata, come ieri, a partire dal furto, ma anche i teppisti e gli assassini, i comandanti dei gruppi armati di strema destra che non esitano a sbarazzarsi di qualsiasi persona, i ladri delle risorse del paese e gente che non sembra essere sana di mente. Non è un’esagerazione: basta guardare i personaggi che frequentano il Parlamento e i ministeri, armati, accompagnati da picchiatori fascisti che non esitano a tirar fuori bombe a mano dalle tasche. Sebbene divisi in fazioni, condividono con solidarietà il fatto di essere i beneficiari del colpo di stato e i protetti degli Stati Uniti. Yakseniuk (complice e socio di Igor Kolomoyskyi, uno dei principali capitalisti ucraini e organizzatore dei battaglioni fascisti) è uno degli uomini di Washington a Kiev. Poroshenko oscilla tra l’avvicinamento a Berlino e la sottomissione agli Stati Uniti e come Turchinov e il resto dei governanti, sguazzano entrambi nella corruzione e nell’incompetenza che ha affondato l’economia del paese, mentre lanciano richieste di aiuto a Washington e Berlino e cercano di convincere il mondo che la Russia è un pericolo. E’ significativo che tutti utilizzino una retorica patriottica che si rifà ai tempi di Stepan Bandera, nascondano i fatti di Volin e Babi Yar e si disinteressino dei simboli e della lotta contro il nazismo durante la Seconda guerra mondiale. Non esitano nemmeno a servirsi delle più grossolane bugie, fornendo, ad esempio, a Washington fotografie scattate nella guerra in Georgia nel 2008... come prove dell’invasione russa in Ucraina, lasciando il senatore degli Stati Uniti Jim Inhofe in una posizione imbarazzante.

Durante l’anno trascorso dal colpo di stato, la corruzione non solo non è stata bloccata, bensì è aumentata, aiutata dal caos della guerra e ad essa partecipano tutti i dirigenti di Kiev: è addirittura la stampa ucraina a scrivere che Poroshenko ha fatto enormi profitti con le sue aziende e che non ha esitato a mentire e ad approfittare delle strutture statali per arricchirsi ancora di più. Così, l’economia ucraina, che già attraversava una grave crisi, è stata praticamente distrutta: molte fabbriche hanno smesso di funzionare. E’ abituale che non si paghino i salari in molte aziende, che le pensioni siano miserabili e le condizioni di vita sempre più dure, ma il governo golpista sa che forse non avrà un’altra opportunità come quella attuale e i suoi membri rubano a man bassa. E la guerra e la paura silenziano molte bocche.

Poroshenko ha riconosciuto che furono le sue forze a rompere la prima tregua di Minsk, consigliato senza dubbio dai servizi segreti nordamericani, confidando in una rapida sconfitta dei ribelli del Donbass, ma l’aiuto russo con armamento e rifornimenti alle milizie ha sventato l’offensiva e forzato Poroshenko a firmare gli accordi di Minsk II. Se durante la guerra fredda i confini tra destra e sinistra, tra sostenitori e oppositori degli Stati Uniti erano chiari, oggi la situazione è più confusa. Nel Donbass sono accorsi volontari provenienti da molti paesi, benché in numero ridotto, per aiutare le milizie. Dai comunisti e dai sostenitori di sinistra fino ai nazionalisti e ai membri di estrema destra, da tradizionalisti cosacchi ai sostenitori della solidarietà pan-slava che vedono nella Russia la sorella maggiore, anche se è evidente che il riferimento antifascista e antimperialista è dominante tra le forze ribelli, così come la simbologia fascista e nazista è molto presente nella Guardia Nazionale ucraina e nelle truppe che combattono con Kiev, integrate anche da mercenari e avventurieri fascisti. Così, il gruppo neonazista russo Restrukt (Ristrutturazione) supporta il partito fascista ucraino Pravii Serktor, circostanza che ha portato alcuni membri dei servizi di sicurezza ucraini ad accusare il Fsb (Servizio di sicurezza federale) russo di infiltrare membri di questa organizzazione (insospettabili e che sono stati comperati) nel battaglione Azov (creato dal governo golpista di Kiev e finanziato dall’oligarca Igor Kolomoisky) al fine di ottenere informazioni. Si tratta di uno tra tanti esempi, simile a quanto stanno facendo i servizi segreti occidentali.

Una parte del nazionalismo russo supporta, in funzione pan-russa, i ribelli del Donbass. In questa galassia si trovano gruppi neonazisti, mentre gruppi di estrema destra simpatizzano anche con i gruppi fascisti di Maidan a Kiev, e alcuni gruppi ceceni, con motivazioni opposte, lottano con entrambe fazioni. Allo stesso modo, gruppi di serbi sono accorsi per sostenere i ribelli dell’Ucraina orientale rifugiandosi nell’identità slava, che ritengono sia minacciata dall’Occidente, come essi stessi constatarono nelle guerre jugoslave e addirittura sono accorsi gruppi di destra ungheresi che sognano di "recuperare" territori rumeni e ucraini per creare una Grande Ungheria... che necessita dell’imprescindibile requisito della partizione dell’attuale Ucraina. Tuttavia, questi gruppi conservatori sono molto minoritari tra i miliziani del Donbass. Anche alcuni gruppi russi parlano di "scontro imperialista" tra Washington e Mosca per chiedere una rigorosa neutralità. Per rendere la situazione più confusa, la lunga mano dei servizi segreti, la Cia, il Mossad, il Bnd tedesco, l’Aw polacca e altri, hanno reso possibile il transito di mercenari dal Medio Oriente all’Ucraina e di gruppi islamici della periferia russa, mentre il Fsb russo cerca di non far arrivare i combattenti jihadisti tele-diretti dalla Cia in Ucraina e nella stessa Russia.

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