Breve storia del materialismo dialettico


La dialettica è uno dei principali metodi indagativi della conoscenza tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto, fin dai tempi di Socrate.

Il suo significato etimologico è di arte di "parlare attraverso" o di “raccogliere”, mettere insieme elementi di senso compiuto per dialogare.

Già Zenone utilizzava questo metodo per difendere le sue tesi contro le antitesi degli avversari filosofici, ricorrendo al principio di non contraddizione, con i suoi famosi paradossi.

Questi metodi di procedere nella logica hanno segnato le diverse correnti filosofiche. Socrate utilizzava la maieutica, ricerca delle contraddizioni interne ad una tesi. I sofisti invece utilizzavano l'euristica, ovvero confutando le affermazioni dell'avversario senza riguardo al loro intrinseco valore di verità. In Platone diventa lo strumento per eccellenza della conoscenza, che raggiunge con la maieutica, ma gradualmente eliminando via via tutte le tesi che si mostrano in difetto di verità. Con Aristotele c'è un cambio di prospettiva, la dialettica viene vista in contrapposizione alla logica, la prima analizzerebbe le opinioni col metodo del dialogo, mentre la seconda, ossia l'analitica studierebbe la deduzione, che parte da premesse vere per giungere a conclusioni logicamente fondate (dimostrazione). Pertanto la dialettica diventa in Aristotele la logica dell'apparenza, delle opinioni probabili. Per gli stoici la dialettica torna ad essere la scienza dell'argomentare rettamente, in conformità alle leggi universali del Logos.

Per i neoplatonici la dialettica assume una valenza principalmente negativa, riesce a definire una verità attraverso la negazione del suo contrario, ossia del negativo, il falso. Nella scolastica viene insegnata come una delle sette arti liberali e in particolare come arte letteraria del trivio, e la intendevano alla maniera degli stoici, come scienza del discutere rettamente, ma col tempo assunse il significato di razionalità e logico fu detto chi accettava l'uso della ragione come strumento di indagine della verità. Anche Kant considerava la dialettica come la logica dell'apparenza che ha lo scopo di mettere in luce il carattere illusorio dei giudizi trascendenti, mettendoci in guardia contro l'inganno della ragione, che è l'inganno della totalità, l'illusione con la quale l'uomo tende a superare sul piano della conoscenza il mondo dei fenomeni. Ma l'apparenza della dialettica, in quanto trascendentale è connaturata alla ragione umana e quindi continua a dare l'illusione di essere vera anche quando se ne dimostri la falsità. Per gli idealisti Fichte e Schelling la dialettica diventa lo strumento trascendentale con cui inconsciamente ci auto-limitiamo, ma allo stesso tempo ci accorgiamo dell'errore insito nel senso comune, che ci portava a scambiare l'apparenza dei fenomeni per la vera realtà. Fu Fichte a introdurre nel processo conoscitivo le tre fasi di Tesi, Antitesi e Sintesi, ma fu Hegel, tornando al significato positivo della dialettica, a sfruttare pienamente queste tre fasi, la tesi (in sè), come momento rappresentativo dell'io che conosce; l’antitesi (per sè), come fase dialettica negativa, come mondo o altro da sè; la sintesi come razionalizzazione positiva con cui conosciamo il mondo, oppure come primo enunciato, secondo enunciato in contraddizione col primo, e sintesi (in sè e per se) come superamento di entrambi gli enunciati in una armonizzazione che conduce alla verità. Per intendersi il bianco e il nero scaturiscono l'uno dall'altro per dar luogo soltanto quando la loro contrapposizione sia ben chiara all'idea di colore che li comprende. Hegel considera la dialettica come una logica dell'intera realtà, aprendo così una nuova fase per il pensiero moderno e supera il criticismo di Kant, mettendo la ragione, come identità di pensiero e realtà, superiore all'intelletto. Potremmo dire che mentre nella dialettica classica si partiva da un punto a priori rispetto all'esito del ragionamento, in quella hegeliana il flusso logico ritorna al punto di partenza dopo essere passati attraverso qualcosa d'altro, superando entrambe le posizioni attraverso una sintesi onnicomprensiva. Con Hegel la logica classica semplicemente formale diventa una logica ontologica, quindi formale e sostanziale contemporaneamente, la conoscenza diventa un fatto creativo nella sostanza e nella forma. L'ultimo Shelling poi criticò la posizione di Hegel perché avrebbe scambiato ciò che è soggettivo con ciò che è oggettivo, però si dichiarò concorde col fatto delle contraddizioni nella dialettica, perché sono la molla del divenire.

Kierkegaard riteneva che la riconciliazione tra tesi e antitesi come vista da Hegel, nella sintesi, fosse illusoria. Nietzsche vede la dialettica hegeliana come una pretesa del pensiero di ridurre la caoticità della vita e del mondo entro categorie fisse e stabili.

Marx coglie questa critica nietzsciana e quindi la applica all'analisi storica affermando che gli avvenimenti sono determinati dalla lotta dinamica degli opposti (se ne può trovare una prima enunciazione nell'Anti-Dühring ),ma non ha nessuna necessità di entità superiori, come l'idea a posteriori o l'intelletto superiore di Hegel: ciascuna cosa si muta costantemente in qualcosa di diverso da sè, ma sempre in qualcosa di immanente. Marx applica questa metodologia per indagare e spiegare sia la storia umana che quella naturale.

Si dice che Marx abbia capovolto la logica hegeliana, in quanto essendo poggiata sulla testa (cioè sullo Spirito, visto come entità fondante la dialettica storica), l’ha rimessa in piedi, appunto poggiandola sulla supremazia della materia (di cui i fenomeni spirituali o mentali nel cervello umano sono un prodotto). Inoltre, rifiutando il principio olistico hegeliano, non ha bisogno di giocare con il dualismo degli opposti (per intenderci il bianco e il nero sono concetti si, diametralmente opposti, ma troppo semplicistici, che non prevedono fasi intermedie). Il rifiuto del dualismo rende più comprensibile una spirale evolutiva e anzi allarga il numero delle spirali evolutive naturali e umane.

Con Engels il metodo dialettico che già Marx aveva trasformato nello strumento per giustificare la lotta di classe viene ulteriormente indagato e approfondito (Dialettica della Natura) dopo la morte di Marx e fino agli ultimi anni della vita stessa di Engels. Con Engels la dialettica materialistica diventa un raffinato strumento di indagine scientifica, una vera e propria metodologia applicabile in qualsiasi campo di indagine scientifica, fisica, sociologica, psicologica ecc.. Nell'opera di sistematizzazione della loro dottrina filosofica Engels individua le tre leggi sulla quale poggia la dialettica materialistica:

1. La "legge della conversione della quantità in qualità" (e viceversa): variazioni quantitative possono per gradi successivi culminare in un salto che diventa qualitativo, ossia non più riconducibile alla qualità originaria se non con un processo inverso. Ad esempio se aggiungiamo un elettrone e un protone, di cui già l'atomo di idrogeno è formato, appunto ad un atomo di idrogeno, avremo un atomo di elio, che ha caratteristiche molto diverse dall'idrogeno, al quale se volessimo tornare basterebbe togliere all'atomo di elio un protone e un elettrone. Quindi non esistono neppure le entità di qualità e quantità essendo esse solo i due poli contrapposti di un'unità dialettica unica che va dall’atomo più semplice a quello più complesso, che va dal primo atomo, ossia dall'idrogeno, all'atomo più complesso esistente in natura, ossia all'atomo di uranio, o agli atomi creati in laboratorio, detti transuranici.

Volendo dirlo con un linguaggio più vicino ai nostri tempi potremmo dire che tutta la varietà della materia conosciuta è costituita da particelle elementari in diverse quantità, che generano per salti le diverse qualità della materia che conosciamo.

2. "La legge della compenetrazione degli opposti": già in natura gli opposti interagiscono. Gli opposti, ossia ad esempio le cariche elettriche negative e positive, si attraggono ovvero interagiscono, appartenendo ad un'unica unità, la carica, che garantisce il conflitto e quindi il loro costante divenire. Possiamo fare questo esempio: le cariche elettriche che corrono lungo un filo, attratte dal loro opposto, quando passano dal filo di una lampadina cedono una parte della loro carica trasformandola in calore, che riscaldando il filo la trasforma in luce, ma per mantenere la luce si deve consentire la continuità di compenetrazione degli opposti, e se interrompiamo questo flusso di compenetrazione delle cariche negative in quelle positive, ad esempio spegnendo l’interruttore, anche la luce si spegne. Nel frattempo intanto anche le cariche originarie si saranno modificate, in quanto se la corrente fosse stata presa da una batteria la stessa si sarebbe un poco scaricata.

3. "La legge della negazione della negazione": ogni sintesi è a sua volta la tesi di una nuova antitesi che darà luogo ad una nuova sintesi, che risolve le contraddizioni precedenti e genera a sua volta le sue proprie contraddizioni. Per fare un esempio la Rivoluzione del 1917 nasce dalle contraddizioni presenti nella società zarista, ma quando la Rivoluzione vince la propria battaglia creando una società socialista, sarebbero le nuove contraddizioni di questa società, che sono la sintesi delle precedenti contraddizioni della società zarista, a dar luogo ad una società comunista, la quale trae alimentazione per la propria sopravvivenza proprio dalle contraddizioni interne alla propria realtà, che diventano l'alimentazione della società stessa. Per fare un esempio, è solo la diversità naturale degli uomini che garantisce la presenza di ogni mestiere e professioni utili ad una società che funzioni. Se ognuno potesse fare l’attività che gli piace o per la quale si sente più portato, la varietà, generando continue contrapposizioni, renderebbe questa società ricca e completa di ogni differenza necessaria alla sua sopravvivenza. È infatti chiaro in tutto il lavoro di Engels il processo evolutivo e continuamente rivoluzionario della dialettica con svolte brusche e violente come previsto dal primo principio. Solo tutelando un continuo stato rivoluzionario la società comunista potrà infatti sopravvivere a stessa, modificandosi continuamente, come previsto dalle leggi del materialismo dialettico.

Forse qui si può cogliere l'unica vera differenza tra Marx ed Engels, ossia sul fatto che Engels si dichiara ben disposto a dare una spintarella al processo evolutivo, laddove Marx preferisce a volte non esprimersi in quanto ritiene che il Capitalismo approderà "quasi automaticamente" nel Comunismo, spinto dalle proprie irrefrenabili condizioni interne. Ma, una volta fatta questa affermazione, mi accorgo da me stesso che non è vera, e allora bisogna dire che l'unica differenza è quella che i posteri vi hanno voluto forzatamente vedere: infatti come il mondo, secondo Marx, non è basato sull'Idea, ma sulla materia, così scopo del filosofo, è sempre Marx a parlare, non è più solo "interpretare il mondo", ma "mutarlo": questo è quanto dichiara in modo programmatico al termine (nell'undicesima tesi) delle fondamentali Tesi su Feuerbach (1845).

L'opera di Marx e Engels è continuata ideologicamente ed anche filosoficamente da Lenin con il suo "Materialismo ed Empiriocriticismo", ed effettivamente a lui si deve l'espressione "materialismo dialettico". Lenin sposta in avanti nel tempo e quindi nell'analisi il materialismo dialettico, contestando tanto le varie forme di grezzo materialismo, come di empirismo (con empiriocriticismo si riferisce alla filosofia di Mach), e di criticismo kantiano. Per sintetizzare le tesi leniniane sono cinque.

1. Il materialismo dialettico marxiano è l'unica filosofia in grado di interpretare correttamente le più moderne scoperte scientifiche.

2. La filosofia si è sempre dibattuta tra due poli estremi, l'idealismo e l'empirismo, pur con posizioni ondivaghe come l'empirismo di Hume e il criticismo di Kant. Infine se il partito marxista adottasse l'empiriocriticismo non sarebbe ben attrezzato teoricamente per la lotta politica.

3. Materia e movimento sono concetti legati intimamente e non possono esistere se non come indissolubile unità, che trova la sua modalità di esistere nello spazio e nel tempo. Infine la materia esisteva prima dell'uomo e quindi è stata la materia organizzata in un modo particolare a generare il pensiero, e non viceversa, come pretenderebbero gli idealisti.

4. Il riconoscimento, riflesso nel cervello umano, dell'esistenza reale di un mondo esterno è alla base di ogni conoscenza con il metodo del materialismo dialettico. I nessi di causa-effetto, di libertà-necessità, sono modalità di leggi naturali, come si rispecchiano nel cervello dell'uomo, che le percepisce attraverso i sensi e con le quali interagisce con l'attività pratica.

5. Noumeno e fenomeno sono principi identici in quanto l'azione, la prassi, è la via attraverso la quale la cosa 'in sè' diventa 'cosa per noi': conoscere le proprietà di un oggetto, come diceva Hegel, corrisponde a conoscere l'oggetto. Il processo conoscitivo tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto è un processo dialettico infinito. La crescente approssimazione conoscitiva della 'cosa in sè' kantiana, ovvero l'oggettività della conoscenza umana è provata dalla crescente efficacia, ovvero dal progressivo successo della nostra attività pratica nell’interazione con il mondo e con noi stessi.




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